Cosa ci rende umani? Ridotta all’essenziale è questa la domanda che aleggia nel dibattito contemporaneo sul rapporto tra intelligenze umane e artificiali, macchine ed essere umano. Il percorso di lettura proposto in questa mappa bibliografica (le altre sono raccolte a questo link) vuole esplorare i movimenti di ricerca e pensiero intorno al Gemello Digitale, il Digital Twin, una replica digitale dinamica che acquisisce in tempo reale dati e informazioni di una realtà fisica, di un oggetto o processo, e che quindi riporta in termini concreti, e nei tanti ambiti di applicabilità, ogni questione sul rapporto tra modello e realtà, identità vera o simulabile.
La questione centrale: il gemello digitale può essere concepito come bene pubblico? La sua applicazione va dalla pianificazione e governo delle città alle scienze sociali e all’industria (qui un articolo di Wired che ci mostra come il nostro doppio esiste già e lavora con e per noi), dalla medicina e scienze della vita alla ricerca, dall’implementazione dei servizi allo studio e cura dei singoli organi del corpo umano. Ci sono gemelli digitali europei per rendere la conoscenza dell’oceano disponibile a tutti e ripristinare la salute delle acque entro il 2030 come l’European Digital Twin Ocean (EU DTO) e il suo Digital Ocean Knowledge System, e ci sono gemelli digitali dell’intero pianeta come Destination Earth che presto dovrebbero aiutarci ad affrontare la crisi climatica (segnaliamo a proposito un articolo di Marta Abbà).
I Gemelli Digitali adottati dai territori e dalle città per gestire, monitorare, simulare e ottimizzare sistemi e servizi, nonché rispondere alla pressione imposta dalla trasformazione digitale sono forse i più noti. Casi molto citati sono quelli di Rotterdam, Helsinki, Singapore. In Italia, vale la pena di segnalare il caso di Bologna e il suo Gemello Digitale Civico avviato nel 2023 e sviluppato da un consorzio pubblico composto da Comune, Fondazione Bruno Kessler, Università di Bologna, Cineca e Fondazione IU Rusconi Ghigi. Recente è l’annuncio del Digital Twin della Regione Umbria per mappare e interpretare in tempo reale le dinamiche economico-finanziarie del territorio e offrire strumenti avanzati di analisi predittiva a supporto delle decisioni pubbliche. In un articolo di Science si evidenzia come il salto di qualità si farà quando, oltre ai dati statici, si incorporeranno anche tutti i dati mobili e comportamentali, come le preferenze di pendolarismo o la partecipazione agli eventi.
Altri contributi, per lo più ancora accademici, si concentrano invece su aspetti etici. Qui il Gemello digitale, in quanto strumento di pianificazione per urbanisti e amministrazione, è affrontato come oggetto politico. In Urban futures in the mirror of technology? The politics of urban digital twins , pubblicato su New Media & Society nel 2025, si dimostra come le rappresentazioni digitale non siano affatto “neutre” ma fortemente influenzate dalle priorità di governance delle città. Un articolo su Science Direct che comincia a tirar le fila sulle sperimentazioni fatte fino a oggi è ancora più severo su quello che gli autori chiamano “sandbox urbanism”: un modo per rinviare l’azione pubblica a tempo indeterminato; una strategia sofisticata per mettere in atto l’inazione. Del resto, forti critiche sono arrivate anche a uno dei Digital Twin considerato di maggior efficacia, Rotterdam: in Right to the digital Twin City? si mettono in luce i limiti by design della partecipazione civica nella piattaforma olandese, ostacolata dal divario digitale, dalle barriere linguistiche e dalla sfiducia del governo.
Come tutte le tecnologie che adottano l’intelligenza artificiale, anche il Gemello Digitale solleva questioni di privacy e rischi di sorveglianza, di accuratezza e rappresentatività dei dati, e rischio di rafforzare squilibri di potere preesistenti. Di poche settimane fa, una recente intervista pubblicata su Civiltà dei Dati di Fondazione Leonardo a Lucilla Sioli, in cui la direttrice dell’Ufficio per l’intelligenza artificiale della Commissione europea afferma che per questo ecosistema in cui dati pubblici, scienza e tecnologia convergono per proteggere i cittadini e favorire lo sviluppo e il benessere, c’è bisogno di creare un’enorme quantità di dati sintetici per allenare le IA senza violare la privacy. Un modo per aumentare i dati disponibili rispettando i diritti delle persone.
Questo è ancor più valido per la ricerca in ambito sanitario, compreso il tentativo di creare un virtual human twin (per cui esiste anche un’iniziativa e manifesto europeo), una rappresentazione digitale avanzata di una persona o di un paziente nata dall’integrazione diversi dati clinici, immagini mediche come tac e risonanze, parametri fisiologici. Per avere un quadro generale, si suggerisce la lettura di un articolo dell’Harvard Gazette (qui il link). Esempi pratici che ne dimostrano la vicinanza all’applicazione quotidiano sono il progetto Gemello Digitale di Humanitas, del Centro Diagnostico Italiano, mentre più avanzati sono gli studi e le applicazione dei gemelli digitali di singoli organi del corpo umano, come il cuore per simulare interventi o efficacia dei farmaci. E ovviamente l’organo più ambito, il cervello.

il Gemello Digitale del cervello non serve solo a gestire o simulare, ma soprattutto a capire ciò che ancora non conosciamo.
Il cervello umano resta un mistero, ed è per questo che il Gemello Digitale del cervello non serve solo a gestire o simulare, ma soprattutto a capire ciò che ancora non conosciamo. In altre parole, nel caso del cervello, il gemello digitale diventa strumento epistemico. Per conoscere i progressi fatti nella costruzione dei modelli cerebrali utili a rivelare i meccanismi alla base delle dinamiche cerebrali, della cognizione e del comportamento, è scaricabile gratuitamente il libro Whole-brain modelling. Cartography of the dynamics of mind di Oxford University Press (2025). Nell’articolo How to build a digital ‘twin’ of the human brain – what existing models overlook pubblicato su The Conversation il 1° aprile, gli autori sostengono invece che “in un futuro non troppo lontano, potremmo essere in grado di costruire gemelli digitali più fedeli nel riprodurre le caratteristiche salienti del cervello umano e, potenzialmente, modelli di intelligenza artificiale più fedeli alla mente umana”. Intanto, poche settimane fa Meta ha rilasciato un modello che consentirebbe agli utenti di creare un gemello digitale per l’attività neurale aprendo nuovi scenari per la “neuroscienza in silico”: ne scrive anche l’Agenda Digitale.
In un articolo su TechPolicy Press dal titolo Digital Twins Demand a New Social Contract, si scrive che in un prossimo futuro, la maggior parte delle persone potrebbe avere uno o più gemelli personali di intelligenza artificiale o duplicati digitali che agiscono per loro conto. Ciò richiama a una necessità di un nuovo quadro di norme e di principi. L’articolo cita anche LuFlot, l’“agente filosofico” costruito sull’intero corpus del professor Luciano Floridi che permette agli studenti di dialogare con le sue idee attraverso un’interfaccia mediata dall’intelligenza artificiale (qui il link). Un caso emblematico di doppio digitale che, lontano dall’essere una rappresentazione statica, funziona come entità che agisce in vece e con il suo originale.
“In quell’impero, l’arte della cartografia raggiunse una tale perfezione che la mappa di una sola provincia occupava tutta una città e la mappa dell’impero tutta una provincia. Col tempo codeste mappe smisurate non soddisfecero e i collegi dei cartografi eressero una mappa dell’impero che uguagliava in grandezza l’impero e coincideva puntualmente con esso. Meno dedite allo studio della cartografia, le generazioni successive compresero che quella vasta mappa era inutile e non senza empietà la abbandonarono all’inclemenze del sole e degl’inverni. Nei deserti dell’ovest rimangono lacere rovine della mappa, abitate da animali e mendichi; in tutto il paese non è altra reliquia delle discipline geografiche.”
Jorge Luis Borges, Del rigore e della scienza
Nel racconto di Borges la mappa finisce inutilmente con il coincidere con il territorio che rappresenta. Ma nella corsa verso una iper-razionalizzazione e schematizzazione della realtà, inevitabilmente fallisce. E l’Uomo con essa. Per alcuni può essere un risposta alla domanda: il modello digitale del mio cervello o della mia città è me, o rappresenta me?
(Immagine: opera di Davide realizzata nel laboratorio BluLab, Vigevano 2026 – tutti i diritti riservati)














