(Questo post faceva parte di un blog interno al sito della Fondazione Bassetti ed è stato importato dalla versione più antica del sito. In fondo è possibile vedere l’immagine di come appariva quando veniva pubblicato. Ora questi post sono raccolti sotto la tag “Quel che poi un metal detector“. Le pagine originali si possono navigare all’interno di Internet Archive)
Poi la notte, in quelle poche ore in cui l’aeroporto rimane chiuso, in cui le grandi sale restano completamente sgombre e gli altoparlanti restano silenziosi, i metal detector stanno come monoliti in fila e raccontano.
Fra di loro si passano le descrizioni degli oggetti che hanno potuto osservare; solo dei più interessanti, naturalmente.
Gruppi di oggetti, intere valige osservate come ritratti di persone, insiemi di abiti come catene di eventi; i metal detector hanno la capacità di selezionare e mettere in connessione tutto quel che vedono scoprendo trame di racconti insospettabili, pensieri celati, addirittura idee a venire.
Possono segnalare quel che viene chiesto loro di scovare, ma una quantità enorme di oggetti vengono vagliati e notati e taciuti perché non richiesti. Ma quel che poi un metal detector sa, scorre come racconto lungo la muta fila di pannelli, la sera, in quelle poche ore.
Per questo blog cercherò di essere un po’ come uno di questi metal detector. Con l’unica grande differenza che anziché stare immobile e aspettare che le cose passino tra le mie maglie con una casualità legata ai loro percorsi, sarò io ad andare in esplorazione, lasciando che tra i miei denti si fermino immagini e parole come plancton tra i fanoni delle balene.
Metal Detector
Il metal detector, come dire che la radiografia dei bagagli delle persone o l’indagine sotto il pelo della terra…
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Come appariva il blog nel 2003:















