(Questo post faceva parte di un blog interno al sito della Fondazione Bassetti ed è stato importato dalla versione più antica del sito. In fondo è possibile vedere l’immagine di come appariva quando veniva pubblicato. Ora questi post sono raccolti sotto la tag “Quel che poi un metal detector“. Le pagine originali si possono navigare all’interno di Internet Archive)
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C’è un racconto di Dino Buzzati in cui un principe decide di esplorare il proprio regno fino a raggiungerne i confini. Il principe decide di prendere con sé sette messaggeri e di mantenere il contatto con il proprio castello tramite spedizioni di lettere dalle scadenze precise. Il racconto si intitola “I sette messaggeri” e si conclude con il principe che, non avendo trovato ancora i confini del proprio regno, decide di iniziare ad inviare i messaggeri non più ai propri cari (che ormai dispera di rivedere, tanto si è spinto lontano), bensì di inviarli in avanti, ad anticipare la sua ricerca, ricevendo così messaggi da quelle terre che andrà ad esplorare.
La visione del mondo che ci circonda, la concezione che abbiamo di esso e la forma che immaginiamo abbia, è qualcosa che di per sé può apparire pura speculazione filosofica o matematica, in realtà è la composizione in modo organizzato di un intero sistema di pensiero che può influenzare anche in modo diretto le nostre azioni e decisioni nel mondo reale.
Quasi superfluo (ma lo faccio per fissare ulteriori connessioni) citare quanto possa incidere sul quotidiano pensare di essere al centro dell’universo o immaginarsi su un piccolo pianeta parte di un sistema solare che è uno dei tanti, un po’ ai margini, tutto sommato “a lato”.
O pensare la geometria delle cose secondo riferimenti Euclidei o secondo le intuizioni di Mandelbrot e i sui frattali.
Ma se pensate che queste cose che scrivo siano proprio in un altro universo rispetto al modo in cui normalmente si porta avanti un discorso, andate a visitarvi il sito www.mappedellarete.net a cura di Giuliano Gaia e Stefania Bojano (che è la versione italiana di cybergeography di Martin Dodge).
I due siti sono una raccolta non solo delle principali mappature della rete internet, ma anche delle proposte di sistemi di mappatura di ipertesti, idee, gruppi di pensieri, collegamenti economici, galassie aziendali…
Le mappature, suddivise per categorie, sono moltissime e nella maggior parte di una bellezza sorprendente (non solo esteticamente). Il sito italiano le raggruppa in: artistiche, concettuali, geografiche, infospazi 2d, infospazi 3d, mappe di navigazione, mappe di siti e mappe topologiche (interessante nel sito di Dodge la sezione mappe storiche, dove si trovano i primi tentativi di dare forma a quel che non era ancora internet ma si chiamava Arpanet…). In ogni sezione sono segnalati e linkati gli studi più interessanti con affiancata una immagine di riferimento. Attraverso i link (dove si trovano programmi, video, rappresentazioni esemplificative…) c’è veramente da perdersi in una vastità che ci pare quasi di afferrare ma che ci sfugge, rivelandosi ogni volta più complessa di quanto si pensi.















