Inventario delle Risorse Geotermiche delle Isole Eolie.
Nelle attività di Responsible Research and Innovation di Fondazione Bassetti, curate da Angela Simone e Anna Pellizzone, si inserisce il progetto IRGIE, nato da una sinergia tra Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e il Dipartimento Energia di Regione Siciliana. Avvicinandosi alla conclusione di un percorso iniziato nel 2023, abbiamo chiesto a Monia Procesi, ricercatrice INGV, e Anna Pellizzone, esperta di RRI e di processi di citizen e stakeholder engagement in ambito tecno-scientifico, e che per la nostra Fondazione ha curato l’indagine sulla percezione sociale, di ripercorrere le tappe del progetto e illustrarne i possibili esiti.
Quale contesto e quali fattori – scientifici e sociali – hanno determinato la genesi di IRGIE?
Monia Procesi: L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e Regione Siciliana avevano l’interesse comune di approfondire le potenzialità geotermiche delle Isole Eolie. L’arcipelago vive in un grande isolamento energetico: non sono connesse alla rete elettrica nazionale e soddisfano il proprio fabbisogno utilizzando principalmente piccoli impianti a gasolio. Una soluzione decisamente poco sostenibile da un punto di vista ambientale, sociale ed economico. L’obiettivo principale era quindi realizzare un inventario delle risorse geotermiche locali fornendo la stima del loro potenziale teorico e tecnico, e identificando per ciascun contesto gli utilizzi e le tecnologie più idonee in funzione delle caratteristiche specifiche e del fabbisogno locale. Un lavoro di quasi quattro anni che si sta avvicinando alla conclusione (agosto 2026).
Nella prima fase del progetto, ricercatori e ricercatrici hanno infatti studiato i sistemi geotermici per progettare una banca dati. Immagino siate andati oltre l’analisi e la valorizzazione della letteratura scientifica esistente…
M.P.: Sì. Il lavoro non si è limitato alla sistematizzazione di conoscenze esistenti, ma ha prodotto una quantità significativa di nuovi dati, in particolare dal punto di vista geochimico e geofisico, colmando lacune conoscitive importanti e migliorando in modo sostanziale il quadro complessivo delle risorse geotermiche dell’arcipelago. Alcune isole dell’arcipelago sono storicamente molto studiate, soprattutto in relazione alle dinamiche vulcaniche, mentre altre, poco investigate fino a oggi, rappresentavano territori ad alto potenziale esplorativo. Abbiamo quindi realizzato numerose campagne geochimiche, che hanno incluso il campionamento di sorgenti e pozzi termali, emissioni gassose e fumaroliche, affiancate da acquisizioni geofisiche. I dati raccolti sono attualmente in una fase avanzata di elaborazione e tutte le informazioni acquisite confluiranno in un portale web dedicato, che rappresenterà la banca dati del progetto, e consultabile con diversi livelli di accessibilità. Uno strumento pensato non solo per la comunità scientifica, ma anche per operatori, decisori e cittadinanza.
Veniamo agli abitanti, alla consapevolezza della loro dipendenza da soluzioni energetiche poco sostenibili e della possibilità di un percorso alternativo che contempli l’utilizzo di fonti rinnovabili come fotovoltaico, eolico o energia geotermica. Esisteva già una domanda locale in questa direzione?
Anna Pellizzone: Non è scontato che gli abitanti di qualsivoglia territorio siano consapevoli in materia di energia, ma non è nemmeno scontato che non lo siano. Sono gli stessi studi sociali a dirci che le comunità non sono omogenee e che hanno al proprio interno un ampio grado di variabilità. La ricerca realizzata alle Eolie lo ha confermato: una popolazione molto segmentata, con livelli di interesse e posizioni in materia di energia talvolta molto differenti. Fatta questa premessa, gli eoliani si sono rivelati particolarmente sensibili al tema dell’approvvigionamento energetico, anche in virtù delle caratteristiche geografiche del territorio e dell’isolamento dalla rete elettrica nazionale che ne deriva. La mancanza di alternative al gasolio è percepita come un problema globale, in termini di emissioni e inquinamento ambientale; ma anche come criticità locale, essendo percepita in contrasto con la vocazione turistica delle Eolie, dal 2000 patrimonio Unesco. Inoltre, questa mancanza di alternative al gasolio porta con sé un limite sollevato dai partecipanti alla ricerca in più occasioni: l’impossibilità di avere accesso a un mercato dell’energia sicuro e diversificato, con diversi operatori.
Accanto alla componente tecnico-scientifica, IRGIE ha incluso anche lo svolgimento di ricerche sociali affidate a Fondazione Giannino Bassetti. Perché questa scelta?
M.P.: IRGIE ha dedicato ampio spazio anche ad attività di disseminazione, divulgazione ed educazione. Per l’INGV era fondamentale non solo rendere la popolazione consapevole delle ricerche in corso, ma anche favorire un dialogo informato sul tema della geotermia e acquisire una fotografia della percezione attuale di questa risorsa nell’area eoliana.
Sin dalle prime fasi del progetto eravamo pienamente consapevoli dell’importanza del coinvolgimento e dell’ascolto della cittadinanza, soprattutto in un contesto territoriale così delicato e identitario. Per questo motivo abbiamo deciso di avviare una collaborazione con la Fondazione Giannino Bassetti al cui interno sono presenti ricercatrici esperte nell’ambito delle ricerche sociali legate alla geotermia.
Possiamo dire qualcosa di più sul contributo di Fondazione Bassetti? Cosa significa guidare un percorso come quello di IRGIE secondo i principi RRI?
A.P.: Il nostro obiettivo era integrare le evidenze scientifiche sul potenziale geotermico delle Eolie con dati sulla percezione sociale delle tecnologie geotermiche. Gli studi su scienza e tecnologia, così come l’esperienza della pandemia, hanno mostrato che ricerca e innovazione possono certo aiutarci a rispondere a molte sfide (come quella climatica), ma da sole non bastano: “lanciare” un artefatto tecnologico sul mercato – sia esso un vaccino o una centrale geotermica – senza coinvolgere la società civile, non porta automaticamente al progresso. Questa riflessione è uno dei pilastri dell’innovazione responsabile, e per questo partecipare al progetto IRGIE, indagando la dimensione sociale delle tecnologie geotermiche, è stato insieme naturale e appassionante. Considerato il contesto, la natura della ricerca, e l’interlocuzione con gli attori coinvolti, abbiamo deciso di realizzare una ricerca basata su una metodologia quali-quantitativa. Attraverso un sondaggio abbiamo esplorato il percepito di residenti e turisti eoliani rispetto a una potenziale realizzazione di impianti geotermici, e con i focus group abbiamo poi dato una chiave interpretativa ai risultati dello stesso. Questi servono da un lato ai ricercatori e alle ricercatrici INGV e a Regione Siciliana per comprendere la percezione pubblica della geotermia alle Eolie, dall’altro possono essere un primo passo propedeutico alla costruzione di percorsi partecipativi più strutturati, in cui cittadini sono chiamati non soltanto a condividere opinioni, ma a contribuire a processi decisionali.
Immagino che durante gli incontri siano emerse diverse posizioni e atteggiamenti…
A.P.: In generale possiamo dire la geotermia è ben vista, purché ci sia un’attenzione alla sicurezza degli impianti e all’impatto ambientale, ma abbiamo registrato differenze a seconda delle variabili sociodemografiche. Per esempio, l’ottimismo per la geotermia tende a decrescere con l’aumentare dell’età. Così come risulta evidente che i turisti, rispetto ai residenti, sono molto meno propensi ad accogliere le tecnologie geotermiche. Probabilmente – ma sono ipotesi che andrebbero confermate con ulteriori ricerche – perché sono meno colpiti dall’inefficienza e dai costi di produzione e distribuzione elettrica attuale, o perché il turismo delle isole Eolie è connesso al valore naturalistico del territorio, e l’idea di una centrale geotermica forse preoccupa in termini di impatto sul paesaggio (tema a cui sono sensibili anche i residenti). Gli isolani, invece, vedono nella geotermia un’opportunità per rilanciare il territorio, in modo coerente con l’identità e la storia locali, vista la presenza sulle isole di stazioni termali fin dai Romani. Inoltre, la valorizzazione delle risorse del territorio e gli investimenti in ambito ricerca e innovazione consentirebbero una maggiore diversificazione e destagionalizzazione dell’economia isolana, un tema centrale per chi vive prevalentemente di turismo estivo.
Durante il percorso di indagine è stato messo l’accento anche sull’individuazione di possibili usi diretti e indiretti dell’energia geotermica…
A.P.: Raccogliere una serie di idee e suggerimenti molto concreti, oltre a dare una chiave interpretativa per i risultati del sondaggio, era uno degli obiettivi dei focus group, i quali – premessa d’obbligo – hanno tutti manifestato un generale senso di immobilismo e di abbandono da parte delle istituzioni pubbliche, giustificato dall’insuccesso di precedenti tentativi di innovazione in materia di energia sul territorio. Tentativi che hanno lasciato in eredità aree abbandonate e degradate dal punto di vista paesaggistico, come il parco solare di Monte Sant’Angelo, a Lipari, mai entrato in funzione. Se quindi da un lato la fiducia per il mondo della ricerca è decisamente alta, dall’altro i focus group hanno messo in discussione la capacità e la volontà delle istituzioni pubbliche e private di mettere a terra soluzioni efficaci, in armonia con il territorio, e allineate ai bisogni della comunità. Anche per questa ragione, per ricostruire un rapporto di fiducia deteriorato, i partecipanti hanno auspicato diverse pratiche di intervento considerate prerogative per un dibattito informato. A cominciare dalla trasparenza e dalla condivisione di informazioni sulla geotermia e sulla sostenibilità delle diverse fonti di energia. E poi, viste le esperienze pregresse, e visto che la novità rappresentata dallo sfruttamento geotermico per le Eolie, alcuni partecipanti hanno dichiarato la loro preferenza verso opere di piccola scala, sia per poter sperimentare la geotermia in un contesto circoscritto, sia per aver una prova della capacità di programmare e realizzare gli interventi, nonché di gestire e mantenere le strutture nel tempo. I partecipanti ai focus hanno anche condiviso idee molto concrete per rilanciare l’economia locale partendo dalla valorizzazione delle caratteristiche geo naturalistiche delle loro isole, e mappando luoghi e strutture di interesse ancora sottoutilizzati. Un esempio su tutti: la presenza di diversi osservatori e infrastrutture di monitoraggio vulcanologico e musei, alcuni hanno sottolineato che le Eolie potrebbero diventare un hub internazionale per la ricerca su vulcani e geotermia.
I dati conclusivi saranno inseriti in una pubblicazione scientifica prevista a fine anno. Possiamo fare però un commento generale sull’esperienza?
A.P.: Siamo molto soddisfatte dei risultati ottenuti, ma sicuramente le sfide non sono mancate. Uno degli aspetti più critici è stato il reperimento dei partecipanti, che per una serie di vincoli logistici e di progettazione avevamo dovuto fissare ai primi di settembre (periodo che rientra ancora nell’alta stagione). Dal punto di vista numerico, nonostante fossero previsti incentivi, l’adesione ai focus group è stata quindi più bassa rispetto alle aspettative; mentre da un punto di vista qualitativo, il dibattito è stato vivace e la propensione a contribuire alla discussione molto significativa. In ogni caso, la scarsa partecipazione è un dato da considerare, e ci ha consentito di rilevare due aspetti: l’impatto della stagionalizzazione sui ritmi di vita degli isolani, e la presenza all’interno della stessa comunità di soggetti con una propensione alla partecipazione molto diversa. Anche in virtù di questo elemento, la decisione di iniziare a esplorare gli aspetti sociali della geotermia sul territorio eoliano attraverso le metodologie delle scienze sociali si è dimostrata vincente. La ricerca è servita a raccogliere delle informazioni utili a contestualizzare gli studi tecno-scientifici dell’INGV, ma è stata anche un momento preparatorio utile a porre le basi per un eventuale percorso partecipativo più strutturato, in cui i cittadini vengano chiamati a prendere parte alle decisioni del territorio in modo più diretto. Un’esperienza in tal senso sarebbe pioneristica sia per il contesto geotermico, sia per il contesto italiano.
Anche l’INGV ha lavorato sulla comunicazione locale con restituzioni pubbliche e divulgative, compreso un progetto con scuole e studenti…
M.P: Come INGV abbiamo una lunga esperienza in attività di divulgazione, in particolare sui temi della percezione del rischio, che abbiamo cercato di trasferire nell’ambito dell’energia geotermica. Così abbiamo lavorato intensamente con le scuole delle isole Eolie, di ogni ordine e grado, avviando percorsi di formazione rivolti agli insegnanti. Abbiamo fornito materiali didattici realizzati ad hoc, come presentazioni, esercitazioni pratiche e un volume dedicato, utili ad aumentare la conoscenza sulla geotermia e a sviluppare progetti didattici nelle classi sul tema del calore della Terra e dell’energia geotermica. I lavori realizzati dalle classi verranno condivisi grazie a un momento di confronto previsto all’inizio dell’estate. Partire dalla cittadinanza più giovane, attraverso la scuola, ci è sembrato un passaggio strategico, perché può rappresentare un efficace veicolo di informazione all’interno delle comunità. L’entusiasmo e il coinvolgimento dimostrati dal personale docente sono stati molto significativi e per noi una restituzione estremamente positiva del lavoro svolto.













