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La responsabilità passa per la comunicazione al pubblico.

di Redazione FGB [1], 18 Febbraio 2011

di Angela Simone*

Arte e scienza in piazza 2011 a Bologna appena concluso è solo uno degli appuntamenti di festival della scienza che si susseguono durante l'anno in tutta Italia. Protagonisti di incontri e laboratori sono i ricercatori, ormai consapevoli che la comunicazione al pubblico è parte integrante di un lavoro responsabile  per chi crea innovazione.

Da poche ore si è chiuso Arte e Scienza in Piazza [2], la manifestazione della Fondazione Marino Golinelli che porta la scienza (e da quest'anno gettando ponti anche con l'arte) fuori dai laboratori e dalle università per arrivare al centro della città di Bologna. 10 giorni di laboratori, incontri, mostre da vedere e da toccare per tutte le età, a partire dai piccolissimi, e per tutti i gusti: neuroscienze, scienze della vita, fisica, astrofisica, robotica, chimica e geologia con incursioni nell'arte moderna, sempre più oggetto e soggetto della nuove tecnologie.
L'evento 2011 è ormai un appuntamento che si ripete da 6 anni e che si arricchisce a partire dalle esperienze passate. Nato come un festival della scienza di pochi giorni itinerante nella provincia bolognese, forte di un successo crescente di partecipazione del pubblico, il format per la diffusione della cultura scientifica in Emilia-Romagna è stato portato nel capoluogo di regione solo nel 2009, divenendo poi l'unico appuntamento della durata di dieci giorni consecutivi.
La scienza in piazza (così come si chiamava originariamente) si inserisce nel filone dei festival e delle feste della scienza ormai molto presenti in Italia. Sicuramente il più noto è quello di Genova [3], ormai al nono anno di attività, ma diversi e varie sono le proposte che si rincorrono nello stivale tra autunno e primavera.

L'idea di aprire le porte della scienza ai cittadini non è una novità italiana, anzi piuttosto è l'Italia che si è adeguata a una consuetudine di stampo anglosassone che si è poi diffusa in tutta Europa (e oltre). Edimburgo, in Scozia, è considerata la capitale dei festival della scienza, con il suo appuntamento annuale [4] in aprile dal 1988, ma ormai ogni paese europeo ha i suoi appuntamenti di divulgazione scientifica.

In Italia la prima città a importare il "modello Edimburgo" è stata Bolzano con Explora! nell'ottobre 2002, il primo tentativo da parte dell'Accademia Europea di Bolzano [5] di creare un programma di nove giorni denso di attività di stampo scientifico soprattutto per il pubblico delle scuole. L'evento altoatesino si ferma dopo pochissime edizioni, ma già l'anno dopo Genova e Bergamo sono pronte a raccogliere la sfida dei festival della scienza, continuando fino ad oggi con programmi sempre più cospicui. Oggi sono ormai così tanti gli appuntamenti in Italia, che si può dire che ogni regione abbia il suo festival della scienza, declinato in tematiche specifiche (neuroscienze, matematica, energia etc) e improntato su esigenze locali e territoriali.

Ma chi è che idea i laboratori e gli incontri in programmazione?
L'organizzatore (Associazione Festival della Scienza, con il concreto apporto di Codice, per Genova e la Fondazione Marino Golinelli per Bologna, per esempio) fornisce il coordinamento e l'organizzazione logistica, e ormai anche la formazione agli explainers o animatori scientifici, ma le attività vengono generalmente proposte da università locali (più spesso) e centri di ricerca nazionali, che sempre di più, parallelamente all'attività scientifica, investono il loro tempo e i loro soldi per laboratori e mostre per il pubblico. Assieme ad agenzie e associazioni specializzate nel progettare, creare e realizzare laboratori scientifici di edutainment (a contenuto scientifico formativo ma con una componente di intrattenimento), anche i centri di ricerca italiani stanno investendo in prodotti comunicativi per il pubblico, con il doppio risultato di "intrattenere" i cittadini (soprattutto i bambini) con attività ludiche intelligenti e di pubblicizzare la propria attività di ricerca.

Il mandato di comunicare al pubblico i risultati scientifici è divenuto una necessità imperante, soprattutto per i centri di studio e ricerca pubblici che devono "giustificare" l'utilizzo di denaro della comunità: i soldi dei contribuenti che finiscono nelle casse dei ricercatori pubblici devono essere visibilmente ben spesi, e il mezzo migliore è esporre pubblicamente cosa si è fatto, attraverso metodi e mezzi che permettano la comprensione e la partecipazione di tutta la società, e non solo degli esperti.

Allo stesso tempo, la comunità europea, diventato attore principale nel finanziamento della ricerca italiana, pretende che le attività di "dissemination" (disseminazione) siano parte integrante del lavoro del ricercatore: chi si vede assegnati fondi europei per portare avanti le sue ricerche è obbligato a comunicare al pubblico i risultati della sua ricerca, con tutti i mezzi a sua disposizione, passando dai media classici all'utilizzo del web, fino alla  realizzazione di eventi per il pubblico in musei della scienza e festival scientifici.

L'allenamento a parlare in pubblico con termini comprensibili o a creare laboratori a cui possano partecipare bambini di tutte le età è un'attività che soprattutto i ricercatori più giovani stanno sperimentando. Mentre negli anni passati chi si dedicava alle attività di comunicazione erano soprattutto gli scienziati senior, già avviati nella carriera e già riconosciuti a livello accademico, oggi sono soprattutto i dottorandi e i giovani ricercatori agli inizi delle loro carriere che si cimentano con eventi nuovi e creativi. La difficoltà di gestire il lavoro in laboratorio e il contatto col pubblico è alta, soprattutto per una certa ritrosia e scetticismo che accompagna il lavoro di comunicazione pubblica nell'ambiente accademico, come testimoniava un'analisi svolta qualche anno fa dalla Royal Society [6] inglese. Ma di fatto, ormai, è sempre più chiaro che, in una società sempre più esigente nell'essere informata, e in cui i risultati scientifici non sono solo associati a benefici ma anche a rischi (non a caso il sociologo tedesco Ulrich Beck [7], definisce la società in cui viviamo "del rischio" - tema di cui si è parlato molto in questo sito [8]), il dialogo e la comunicazione con chi è fuori dalle accademie e dai laboratori è parte integrante del lavoro responsabile da parte di coloro che costruiscono l'innovazione.

*Angela Simone [9] ha preso parte alle attività di Arte e Scienza in Piazza 2011 in qualità di comunicatrice scientifica per conto di formicablu srl [10]





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  1. 1] /schedabiografica/Redazione FGB
  2. 2] http://www.lascienzainpiazza.it/
  3. 3] http://www.festivalscienza.it
  4. 4] http://www.sciencefestival.co.uk/
  5. 5] http://www.eurac.edu
  6. 6] http://royalsociety.org/General_WF.aspx?pageid=7967
  7. 7] http://it.wikipedia.org/wiki/Ulrich_Beck
  8. 8] /it/focus/2008/02/la_societa_del_rischio.html
  9. 9] /it/pagine/2010/11/angela_simone.html
  10. 10] http://www.formicablu.it/
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