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Scienza e politica: controllo o collaborazione?

di Redazione FGB [1], 24 Giugno 2003

Nelle sezioni precedenti si è posto in particolare evidenza il rapporto fra ricerca tecnico-scientifica e politica, illustrando in particolar modo le idee e le proposte di scienziati e intellettuali, che poi nel caso di Umberto Veronesi [2] e Piero Bassetti [3] hanno alle spalle una più o meno intensa esperienza politica.
Nell'articolo "Scienza, più controllo politico" [4] apparso su Avvenire del 17 giugno, Luigi Dall'Aglio intervista un tecnologo, il prof. Gabriele Franciasecca [5]. Docente di ingegneria all'Università di Bologna.
Per Falciasecca la scienza è ambivalente:
'Speranze nella scienza? Ma la scienza non si limita a suscitare speranze, "sui suoi potenziali benefici ci sono prove sperimentali"'. Timori a causa della scienza? La scienza può suscitarne, perché insieme con la tecnologia è uno strumento assai potente, "ma questo aumenta la nostra responsabilità nell'utilizzarla; dobbiamo essere all'altezza"'.

Occorre però distinguere fra scienza e tecnica:
'In via di principio, sia la scienza che la tecnologia sono certamente un bene. La scienza deriva dall'innata sete di conoscenza che anima l'uomo; la tecnologia nasce dall'esigenza di mettere a profitto - per la sopravvivenza della specie - la più alta capacità umana, l'intelletto. Il problema di fondo? Da un lato, la società non si è preparata a comprendere veramente gli aspetti tecnologici del nostro modo di vivere, e perciò reagisce a volte un po' "al buio", cioè e motivamente. Dall'altro, i poteri dell'economia e della finanza sono in grado di impadronirsi degli sviluppi tecnologici e di condizionarne l'uso. (Tutto ciò avviene a beneficio dell'uomo? Si apre il discorso più generale sulla responsabilità sociale dell'impresa, locale o multinazionale che sia)'.

Di fronte al rischio che i poteri dell'economia e della scienza possano influire negativamente sulla ricerca tecnico-scientifica occorre, per Falciasecca un intervento dei pubblici poteri. Un intervento, però, basato non tanto sul controllo, quanto sulla collaborazione:
'Ma solo se comprendono [i politici] a fondo i reali meccanismi di formazione del consenso scientifico. Nel dibattito tra i ricercatori, ci sono momenti di discussione quando vecchie teorie mostrano le loro falle o si aprono orizzonti inattesi. Sono gli stessi esperti del settore che, attraverso prove ripetute, confronti, giungono piano piano a un assestamento della conoscenza. E' alla comunità scientifica che occorre perciò fare riferimento per poter prendere decisioni.'

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  1. 1] /schedabiografica/Redazione FGB
  2. 2] /06/bertolini/2003_05_01_archive.htm#200333655
  3. 3] /06/bertolini/2003_05_01_archive.htm#200333655
  4. 4] http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/030617.htm
  5. 5] http://www.gfalciasecca.deis.unibo.it/
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