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Chi deve controllare l'informazione scientifica

di Redazione FGB [1], 21 Marzo 2003

NellÂ’aprile 2000 ha destato un certo scalpore lÂ’apparizione sulla rivista on-line del saggio "Why the future doesnÂ’t need us [2]", Perché il futuro non ha bisogno di noi, in cui Bill Joy, chief scientist della Sun Microsystems, paventava che nellÂ’arco di qualche decennio nanotecnologie, bioinformatica e robotica portassero alla trasformazione dal genere homo sapiens al genere homo insipiens (cfr. in FGB L'Unità, 7 aprile 2000, Roberto Giovannini, "Attenti, ora serve una scienza etica [3]", Polemico saggio di Bill Joy su "Wired" e La Stampa, 11 aprile 2000, Luca De Biase, "Homo Insipiens - La fede in Internet genera mostri [4]"). A seguito dellÂ’allarme, sollecitato dallÂ’amministrazione Bush, lanciato da 32 direttori delle maggiori riviste scientifiche americane sulla possibilità che nella pubblicazione dei risultati delle ricerche possano essere contenuti informazioni che possano servire ad organizzazioni terroristiche, Bill Joy in una intervista a Giancarlo Radice uscita il 13 marzo scorso su Il Corriere della Sera "Tecnologie 'cattive'. Attenzione a Internet [5]" denuncia come l'enorme potenza dei computer e della scienza offre la possibilità di rifare il mondo in peggio:
'In generale, gli scienziati hanno paura che le loro ricerche siano sottoposte a restrizioni. Pensano che sia un poÂ’ come rinchiudere in casa Galileo. Â… Bisogna trovare un punto dÂ’equilibrio, dettato dallÂ’etica. Gli scienziati dovrebbero essere tenuti ad assumersi la responsabilità delle conseguenze che le ricerche possono provocare: intendo anche la possibilità che si verifichino incidenti o che certe cose vadano in mano a persone pericolose. Se non si può bloccare la ricerca sulle biotecnologie, si può cercare di limitare lÂ’accesso a certe informazioni. Ma devono essere i biologi a decidere quali aree debbano essere sorvegliate'. 'Il problema è far capire che anche in questo secolo il vaiolo, facilmente prodotto in laboratorio, è una perfetta arma di distruzione di massa. Se scoppiasse unÂ’epidemia, allora la gente se ne renderebbe conto. Tutti capirebbero che potrebbe toccare anche a loro. Ma senza un incidente è difficile che lÂ’opinione pubblica possa avere la percezione di quali rischi corre'.

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  1. 1] /schedabiografica/Redazione FGB
  2. 2] http://www.wired.com/wired/archive/8.04/joy.html
  3. 3] http://www.fondazionebassetti.org/0due/docs/giovannini-joy.htm
  4. 4] http://www.fondazionebassetti.org/0due/docs/debiase-joy.htm
  5. 5] http://www.swif.uniba.it/lei/rassegna/030313a.htm
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