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La responsabilità della comunicazione al PCST 2012 - parte 2

di Margherita Fronte [1], 26 Aprile 2012

Il 20 aprile 2012, a Firenze, si è svolto il seminario organizzato dalla Fondazione Bassetti nell'ambito del Public Communication of Science and Technology Conference (PCST2012 [2]). Al convegno internazionale hanno partecipato scienziati, operatori di istituzioni scientifiche, ricercatori e giornalisti. Pubblichiamo un riassunto degli interventi e il video del seminario.

Indice
Parte 1. (post precedente)
Introduzione, Gail Edmondson, Alexander Gerber, video [3]

Parte 2. (questo post)
Dibattito e Franca Davenport (video), Ann Grand e dibattito (video)
Fotografie dei lavori.

Franca Davenport, Science writer, Science for environment Policy (SfEP)
Walking the ethical tightrope between science and policy
Una buona comunicazione della scienza e della tecnologia deve permettere ai policy maker di conoscere gli aspetti più rilevanti della ricerca, dando loro gli strumenti per decidere basandosi sui dati (evidence based decisions), ma deve anche essere responsabile, così da non consentire interpretazioni fallaci. Nello svolgere questo compito si corrono due rischi: quello di non comunicare in modo efficace e utile per i policy maker, se si ricorre a un linguaggio troppo tecnico, e a quello, speculare, di semplificare troppo i concetti, lasciando spazio a fraintendimenti.
La comunicazione della scienza connette i sistemi della scienza e della politica, e questa relazione è oggetto della ricerca di Franca Davenport nell'ambito del SfEP. La ricerca è condotta attraverso interviste, è ancora nelle sue fasi iniziali e ruota attorno a tre temi interdisciplinari e di grande interesse per i decisori politici: la biodiversità e la salute, i rifiuti plastici e le infrastrutture verdi. Un primo dato che emerge dalle interviste è che esiste una sovrapposizione degli ambiti di interesse fra scienziati e politici: ci sono ricercatori che svolgono consulenze per i politici, policy maker che hanno una formazione di tipo tecnico e così via.
I policy maker usano l'informazione scientifica sia per fini puramente informativi sia per pianificare politiche di breve e lungo periodo, e chiedono alla scienza di dare risposte chiare, accurate, esaustive, non troppo complesse, obiettive, con dati quantitativi. Per molti aspetti, gli scienziati sono consapevoli di ciò che la politica si aspetta da loro, ma credono anche che i policy maker chiedano risultati che supportino la politica che stanno attuando, e che non vogliano invece dati troppo allarmanti o incerti.
Ponendosi come tramite fra questi due ambiti, la comunicazione della scienza affronta quindi diversi rischi: che le informazioni siano troppo generiche e i dati tecnici citati fuori contesto; che il messaggio sia modificato lungo la catena di comunicazione che passa dalle diverse gerarchie politiche al pubblico generale; che l'incertezza della scienza non sia comunicata nel modo corretto e così via. Alcuni scienziati hanno fatto notare come a volte risultati semplici da comunicare, ma non ancora certi o comunque supportati da prove non sufficienti, vengano fatti propri dalla politica, proprio perché di immediata comprensione.
Il dialogo e la partecipazione possono ridurre i rischi della comunicazione, anche facendo sì che la collaborazione fra ricercatori e policy maker si inauguri già nella fase iniziale della pianificazione di una politica. Un punto chiave, secondo Davenport, è che sia fornita una migliore comunicazione dell'incertezza del dato scientifico.
C'è comunque una buona consapevolezza della necessità di un approccio sistemico, che coinvolga scienziati, comunicatori e policy maker e nel quale la responsabilità deve necessariamente essere condivisa.

Qui sotto il video della seconda parte (e a seguire, sempre in questa pagina, l'intervento di Ann Grand e il relativo video)








Ann Grand, University of the West of England
«It feels like the right thing to do»: Ethical perspectives of open science
La vera open science non rende pubblici soltanto i suoi dati e i suoi risultati. Il concetto è invece più ampio, giacché in un progetto scientifico open l'intero processo deve essere accessibile: da quando si pongono le domande, ai metodi usati, alle fonti da cui provengono i finanziamenti e così via. Consentendo l'accesso a tutte le fasi di un progetto, la scienza open permette di rendere partecipi anche degli insuccessi della ricerca, così che il pubblico possa avere una visione di insieme dell'intero processo scientifico.
Di fatto, c'è una domanda crescente di accesso ai dati e, che piaccia o no, la scienza sta diventando sempre più open. Peraltro, anche coloro che finanziano gli studi chiedono sempre maggiore trasparenza ai ricercatori, e molti scienziati riconoscono e accettano di lavorare in maniera open, considerandolo giusto sotto il profilo etico. L'eticità della scienza open è visibile a più livelli. Per esempio, i ricercatori che lavorano in modo aperto ritengono che sia giusto essere trasparenti nei confronti del pubblico, che in ultima analisi finanzia la loro attività o che, comunque, ne può essere influenzato. Inoltre, sanno che la trasparenza genera credibilità, e che questo comporta per loro anche maggiore responsabilità.
Esistono alcuni ostacoli a una diffusione più ampia della open science. Fra questi, il conflitto fra la diffusione dei dati e le esigenze commerciali che richiedono invece segretezza e le questioni legate alla sicurezza nazionale, per esempio negli Usa. Inoltre, si critica il fatto che la open science non è sottoposta al vaglio di altri scienziati prima di essere comunicata e divulgata (come accade invece con la pubblicazione dei risultati secondo l'iter classico della peer review). Tuttavia, secondo Grand, un sistema completamente aperto è in grado di per sé di discriminare tra la cattiva e la buona scienza, quando i ricercatori si rendano disponibili a fornire gli strumenti affinché il pubblico sappia interpretare i risultati. Complessivamente, l'adozione di un approccio open favorisce l'alta qualità della ricerca, la sua onestà, la ripetibilità e l'eticità.

Qui sotto il video della terza parte della sessione:










Qualche fotografia dei lavori:





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(Immagine: Communication [4] di Joan M. Mas (DailyPic) da Flickr - modificata)

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Link citati nell'articolo:

  1. 1] /schedabiografica/Margherita Fronte
  2. 2] http://www.pcst2012.org/
  3. 3] /it/focus/2012/04/la_responsabilita_della_comuni.html
  4. 4] http://www.flickr.com/photos/dailypic/1459055735/
CC Creative Commons - some rights reserved.
cc - by DailyPic from Flickr
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