Il secondo dei tre incontri del ciclo AI al bivio: bias, cultura, diritti organizzato da N.i.n.a. Watch e dalla nostra Fondazione è stato ospitato dalla biblioteca di Baggio il 19 marzo. Sotto il titolo Impatto dell’intelligenza artificiale nel mondo della cultura, e con la moderazione di Alberto Di Monte di Biblioteche milanesi, hanno presentato i loro progetti Angeles Briones, information designer specializzata nella visualizzazione dei dati, Dario Baldini che sta seguendo per il suo dottorato il Centro di documentazione di Fondazione Bassetti, e Arsela Isakaj, anche lei dottoranda presso l’Università di Roma Tor Vergata con un progetto digitale per Mondadori Education. In conclusione, Beatrice Gobbo di N.i.n.a. ha condotto il workshop: Gender e racial bias nell’AI generativa. Dell’incontro rendiamo disponibili, a fondo pagina, video, podcast e alcune immagini.
È sempre una lezione sul vivere civile quando si entra in una biblioteca pubblica, per giunta di quartiere. Alberto Di Monte fa notare che nella loro “carta costituzionale”, che è il manifesto IFLA UNESCO delle biblioteche pubbliche del 2022, la parola intelligenza artificiale non compare. «Ciò sta a significare quanto sia stata rapida l’accelerazione di un fenomeno così pervasivo, che oltre a interrogarci sugli impatti nei mondi delle culture, tocca l’attualità delle biblioteche pubbliche», dice. «La stessa autorialità nel produrre anche brevi istruzioni testuali, che indicano un argomento, un personaggio, una linea o uno stile narrativi, è stata terremotata. Oggi possiamo produrre in una manciata di minuti testi molto lunghi, “testi non scritti” per audiolibri o podcast, traduzioni automatiche… Fa pensare che un progetto come Gutenberg, il più antico archivio digitale della rete, abbia cominciato a nutrirsi massivamente con testi liberi dal diritto d’autore prodotti da intelligenze artificiali, in tantissime lingue. Un processo che prefigura non solo la scomparsa della dimensione autoriale, ma anche di alcuni mestieri, a partire dalla traduzione. Tutto ciò è proposto all’insegna della miglior prestazione, ma chi fa il nostro mestiere, sa che si tratta anzitutto di una postura di servizio che lavora non all’insegna della prestazione, ma della cura e della costruzione di una relazione».
Come si modifica e riconfigura questa relazione nel flusso di dati che ci pervade? Angeles Briones, collaboratrice del Design Density Lab del Politecnico di Milano dal 2015, ha illustrato il progetto che ha portato alla realizzazione della mostra itinerante e interattiva Supercharged by AI: Synthetic and Out of Control. All’interno delle biblioteche, cinque per ciascuno dei dieci Paesi europei della rete IFLA, la mostra ha raccontato l’effetto moltiplicatore che l’intelligenza artificiale ha su bias e stereotipi culturali, truffe e molestie, indagando su come questi fenomeni prendono forma online, anche in spazi digitali apparentemente protetti come le app “educative” (es. Duolingo). «Era importante portare questo tipo di riflessione all’interno delle biblioteche per farle diventare delle facilitatrici e promotrici di una maggiore consapevolezza», spiega. Con la collaborazione di Tactical Tech, che da anni crea toolkit per coinvolgere milioni di persone in tutto il mondo in conversazioni sull’impatto delle tecnologie digitali, la squadra coordinata da Briones ha creato cartelloni e grafiche interattivi, schemi, poster, per guidare i visitatori a riflettere come si sta strutturando l’informazione politica o l’idea stessa di famiglia che condividiamo.

... Un processo che prefigura non solo la scomparsa della dimensione autoriale, ma anche di alcuni mestieri, a partire dalla traduzione ...
Arsela Isakaj, ha raccontato invece il progetto di tutor del libro digitale digitale sviluppato da Mondadori Education. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel contesto didattico è ormai infatti una trasformazione in atto confermata dall’attenzione di UNESCO, che nel 2023 ha pubblicato il documento Intelligenza Artificiale generativa e il futuro dell’educazione, e della Commissione Europea con, esempio ultimo, gli Orientamenti etici per gli educatori sull’uso dell’intelligenza artificiale e dei dati nell’insegnamento e nell’apprendimento. Ma anche big tech come OpenAI, che ha appena lanciato in diversi Paesi il programma Education for Countries per diffondere ChatGPT Edu, o Google, che con Google for Education offre una serie di strumenti digitali (Workspace for Education, Classroom, Chromebook) per innovare la didattica, cercano di conquistare quello che altro non è che spazio pubblico. «L’obiettivo è quello di trasformare il libro digitale in un luogo di apprendimento attivo in cui lo studente dialoga con i contenuti testuali didattici e li interroga: l’intelligenza artificiale lo aiuterà nella sua esplorazione», spiega Isakaj. «Il software che funge da assistente e implementato all’interno del libro agisce su tre funzioni: spiegare, facilitare e verificare.
La domanda sul cosa succede quando un lettore incontra un testo riguarda anche il lavoro di valorizzazione che Dario Baldini sta facendo sul patrimonio documentale di Piero Bassetti raccolto nel Centro di Documentazione della Fondazione Bassetti secondo principi cari alla Fondazione stessa, come l’utilizzo di tecnologie e sistemi digitali open source, che permettano il massimo rispetto della privacy degli utenti, soprattutto senza acquisire nessun dato. Baldini, che attualmente è all’Università di Losanna a completare il suo dottorato affiancato da Davide Picca, sottolinea la dimensione trasformativa del progetto che, al di là dell’azione tecnica o tecnologica, si configura come un cambiamento di paradigma ontologico e funzionale. Il fine è infatti quello di rendere i documenti interconnessi, facilmente accessibili e interrogabili. L’intelligenza artificiale interviene nella fase di modellizzazione, ovvero con le analisi di topic modelling eseguite sui documenti trascritti e che hanno permesso di classificare i documenti sulla base del loro contenuto per automatizzarne l’estrazione di parole chiave. Sulla base di tali risultati sono stati creati anche grafici esplicativi, i knowledge graph, rappresentazioni della conoscenza basate non tanto sulle informazioni quanto sulle connessioni tra entità e relazioni semanticamente definite. La creazione di un metamodello, ovvero un modello applicabile a qualsiasi ambito del sapere, è l’obiettivo della ricerca di Picca e Baldini. Si parla di ontology alignment, ovvero di un processo informatico che identifica corrispondenze, somiglianze o relazioni semantiche tra concetti appartenenti a ontologie diverse. Lo scopo è quello di integrare ambiti di sapere, di rendere interoperabili sistemi informativi eterogenei. «La nuova ontologia Rigo, per esempio», spiega Baldini, «è stata sviluppata con la volontà di contestualizzare tutti i documenti, dal punto di vista geografico, temporale, individuale: i documenti così non sono soltanto oggetti della comunicazione, portatori di significato, ma soggetti di uno scambio comunicativo, la cui esistenza, inserita in un certo contesto, porta a dei valori semiotici, significati ancora più profondi che rendono il sistema più comprensibile e più interrogabile».

... la dimensione trasformativa del progetto (...) si configura come un cambiamento di paradigma ontologico e funzionale.
L’ultima parte della serata ha visto il pubblico ingaggiato da Beatrice Gobbo di N.i.n.a. che, nella discussione su immagini generate con l’intelligenza artificiale ha permesso di osservare da vicino i bias di genere e culturali che inesorabilmente incidono sulle produzioni degli LLM generativi. Per ripercorrere il processo fatto in sala rinviamo al video pubblicato nel nostro account in Vimeo.
L’approfondimento continuerà il 16 aprile alla biblioteca di Crescenzago con Nuovi diritti digitali per contendere il campo della tecnologia. Segnaliamo che N.i.n.a. accompagna questo ciclo di incontri con tre iniziative: la pubblicazione di una rivista, primo numero a maggio, dal titolo Nuove Macchine Celibi, in cui si cercherà di politicizzare il dibattito; la nascita di un Sindacato Universale Digitale che sensibilizzi le persone sul carattere estrattivo della raccolta dei nostri dati sui cui si creano grandi ricchezze; e un festival, dall’8 al 10 maggio, con ospiti internazionali, talk, workshop, e una mostra su tutto ciò che, in diverse forme, si può definire incomputabile, ovvero su ciò che la macchina non può calcolare.














