Home > Focus > 'Scienza e Governance' in 10 slide (aggiornato)

'Scienza e Governance' in 10 slide (aggiornato)

Pubblichiamo in dieci slide uno sguardo mirato sui contenuti del rapporto "Scienza e Governance. La società europea della conoscenza presa sul serio", a cura di Cristina Grasseni.
Il rapporto è stato presentato e discusso nei due incontri di cui abbiamo già dato notizia nelle nostre pagine: un convegno a Bergamo [1] il 14 e 15 febbraio dal titolo "Costruire un ponte tra scienza e società. Alla ricerca dei fondamenti della comunicazione della scienza" e, ad inviti presso la nostra sede nel pomeriggio del 15 febbraio 2008, l'incontro-seminario con Brian Wynne e Mariachiara Tallacchini [2].


Può essere di aiuto inquadrare il contesto in cui si è venuta sviluppando l'idea e poi il lavoro di riflessione e stesura del rapporto "Scienza e Governance. La società europea della conoscenza presa sul serio", Rubbettino [6], 2008.
Il report su Science e Governance è stato commissionato dalla Commissione Europea (Direzione Generale per la Ricerca) a un gruppo di esperti in Science and Tecnology Studies (STS) come una delle azioni di avanzamento dell'agenda di Lisbona: quella per cui occorrerebbe trasformare l'Unione Europea in una Società della Conoscenza globalmente competitiva. Rispetto a questo obiettivo, cioè costruire una European Knowledge Society, il report di fatto propone una critica della nozione di società della conoscenza sottesa all'Agenda di Lisbona per come essa è stata intesa e impostata nella prassi politica, legislativa, comunicativa e amministrativa.
Si liquida infatti già dalle prime pagine il problema di una presunta disaffezione dei cittadini per la scienza, dicendo che questa disaffezione non c'è a priori. Se c'è, è un sentimento di ambivalenza generato dai modi politici con cui si è gestita e si gestiscono le decisioni (comunicative, giuridiche, legislative, amministrative) riguardo alla tecnoscienza in Europa.
Nello specifico, il report da un lato problematizza il ruolo degli esperti, che non possono scegliere da soli e non devono arrogarsi il potere di essere gli unici depositari di un unico sapere possibile, in materia di decisioni che riguardano la tecnoscienza e i suoi effetti socioeconomici sulla società, i diritti dell'individuo, l'impatto ambientale. Dall'altro, esso fa un richiamo preciso ai politici e ai funzionari che usano la retorica del sapere scientifico per finalità politiche di normalizzazione delle dinamiche sociali e di dibattito democratico, sulle dinamiche di diffusione della tecnoscienza nella società.
Con una serie di capitoli molto articolati che prendono in considerazione i diversi "regimi di innovazione" possibili, il dibattito sul rischio, i discorsi normativi nella scienza e nella governance europee, le molteplici facce del pubblico europeo e i nuovi regimi europei di coinvolgimento del pubblico, le modalità dell'apprendimento, della razionalità riflessiva e della "sperimentazione collettiva", gli immaginari e le "grandi narrazioni" della scienza in Europa, il report decostruisce la received view che la scienza sia neutrale. Il linguaggio e i temi che gli autori consapevolmente volevano introdurre come una novità nel dibattito politico della UE, è quello dei Science and Technology Studies (STS).

La tesi complessiva è che vi possono essere e vi sono modalità "striscianti" con cui il giudizio "esperto" si tramuta in policy, orientata cioè da valori e orientamenti politici che rimangono però impliciti, talora incorporati in forme routinarie della pratica istituzionale

Nello specifico, poi, il report analizza criticamente concetti utilizzati in modo ambiguo e onnicomprensivo, come "innovazione", "rischio", "etica" (come in "legislazione etica" o "i valori culturali degli Europei") e fa una ricognizione dei "pubblici" e degli scenari, dei "grand recits" e delle retoriche utilizzate per parlare di scienza e società in Europa. Raccomanda di non far collassare sulla nozione di "valutazione del rischio" tutta una gamma di qualità differenti di incertezza, quali l'ambiguità, l'ignoranza, l'indeterminazione; di superare la distinzione tecnocratica tra valutazione e gestione del rischio, e di passare da una concezione di governance della scienza incentrata sul rischio "a valle" delle scelte, per passare a una governance dell'innovazione che sollevi i problemi da dibattere "a valle" delle scelte da farsi.

Cristina Grasseni (16 febbraio 2008)


Inserito da Redazione FGB il 17.02.08 15:11. Permalink [7]

Sitografia:

  1. 1] http://www.fondazionebassetti.org/it/segnalazioni/2008/02/alla_ricerca_dei_fondamenti_de_1.html
  2. 2] http://www.fondazionebassetti.org/it/segnalazioni/2008/02/science_and_governance_alla_fg_1.html
  3. 3] http://www.slideshare.net/?src=embed
  4. 4] http://www.slideshare.net/FondazioneBassetti/scienza-e-governance?src=embed
  5. 5] http://www.slideshare.net/upload?src=embed
  6. 6] http://www.rubbettino.it/rubbettino/public/home_re.jsp
  7. 7] http://www.fondazionebassetti.org/it/focus/2008/02/scienza_e_governance_in_10_sli.html
Creative Commons - alcuni diritti riservati.
Scienza e Governance in 10 slide
Ricerca in questo blog  
Download articolo in pdf Download articolo in pdf (Questa operazione potrebbe richedere diversi secondi)
Articoli
Categorie
Link

- Home - Chi siamo - Cosa è la FGB - Blog - Rassegna stampa - Segnalazioni - Ricerca - Newsletter - Contatti -

- Come navigare questo sito - Iscriviti alla mailing list - Tecnologia del sito -

RSS Feed  Powered by Movable Type  Valid XHTML  Valid CSS  Diritti d'autore - Creative Commons Gruppo Fondazione Giannino Bassetti in Facebook Gruppo Fondazione Giannino Bassetti in Linkedin Segui la Fondazione Giannino Bassetti in twitter Segui le news della Fondazione Giannino Bassetti in twitter

p.i. 12520270153