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Progresso e responsabilità: il passaggio dalla scienza alla tecnologia

di Giuseppe O. Longo [1], 24 Gennaio 2008

di Giuseppe O. Longo [2]

20 febbraio 2003

Cari amici

Questa non è una conclusione (e nemmeno una pipa, nel senso di Magritte, beninteso)

Desidero esprimere il mio ringraziamento alla Fondazione Bassetti, in particolare a Piero Bassetti, a Giovanni Maria Borrello e a Corrado Del Bo'. Andrea Rossetti merita un riconoscimento particolare tra i commentatori e gli interlocutori, ma tutti i partecipanti hanno contribuito a quello che, più o meno all'unanimità, è stato ritenuto un seminario ben riuscito (e, per me, anche una dimostrazione delle potenzialità "autoriali" della rete). Non voglio e non posso scrivere molto, con sollievo di tutti: vorrei solo indicare per punti quelli che sono stati, a mio parere, i punti più delicati della discussione, i temi che hanno ricevuto attenzione e che hanno fatto qualche progresso. Le mie saranno rozze semplificazioni, e chiedo scusa a chi si è sforzato di articolare con finezza il proprio pensiero. Il rapporto tra scienza e tecnologia è di sicuro uno dei nodi più problematici: e la discussione ha messo in luce posizioni diverse (da una sostanziale inseparabilità delle due a una netta distinzione), che tuttavia, a una più attenta analisi, si sono dimostrate meno divergenti. Si tratta di un problema complesso, quindi non lo si può esaurire con una descrizione unica, soprattutto se si tende alla semplificazione. Il tema della responsabilità (diciamo responsabilità della tecnoscienza, per evitare distinzioni difficili da precisare) è stato il tema centrale del seminario: qui molti hanno espresso l'esigenza di un controllo sociale, di tipo latamente "democratico", dell'attività tecnoscientifica, pur restando problematici i modi, le forme e soprattutto l'efficacia di questo controllo. La democrazia si scontra con la diversità di competenze, preparazione, sensibilità... in definitiva con la diversità e l'unicità degli individui.

22 febbraio 2003

Il seminario è servito anche a mettere meglio a fuoco il concetto di democrazia, che si rivela sempre più problematico e che meriterebbe un approfondimento ulteriore. Come andrebbe approfondito il problema del rapporto naturale-artificiale sollevato da Sylvie Coyaud nel suo quizzario, tema sul quale peraltro molto è stato scritto. La stessa Sylvie Coyaud (di spirito profetico dotata?) ha toccato un tema, quello della libertà d'insegnamento (Darwin e la Bibbia), che in questi giorni è venuto alla ribalta (con mia sorpresa, debbo dire, perché lo pensavo relegato in luoghi esotici) proprio a proposito del creazionismo...: "Se schiavi se lacrime ancora rinserra, è giovin la Terra" (è una citazione dalla poesia "Sopra una conchiglia fossile del mio studio" dell'abate Zanella: siamo, credo alla fine dell'Ottocento, guarda un po'...). Ma, a prescindere dai temi trattati o toccati o sfiorati, il seminario mi ha dato una grande, confortante impressione di simpatia condivisa: ho avvertito una volontà collaborativa, uno sforzo intriso di umanità. Debbo ammettere che, anche, e forse soprattutto, in questo senso, sono stato molto arricchito dal contatto con i miei interlocutori: non mi sono mai sentito al centro di un cerchio, ma in bilico su un nodo di una rete intramata di aspirazioni, timori, ansie, incertezze. Dai partecipanti più giovani, ancora studenti, a quelli più vecchi, consumati navigatori nel mare della riflessione e del sapere, tutti hanno portato un contributo, un'incertezza, un'ipotesi, una proposta. Mi ha fatto bene, questo incontro. Non è il caso che continui: levo metaforicamente il calice e brindo alla vostra salute, alla vostra vita.

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