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La 'senseable city', città intelligente e senziente

di Angela Simone [1], 13 Novembre 2012

La riflessione sulla responsabilità nell'innovazione non può non prendere in considerazione gli scenari che le nascenti cosiddette "smart cities" stanno aprendo. Ma cosa è una smart city? Come possiamo riconoscere una città intelligente? Carlo Ratti, architetto e ingegnere, ispiratore per molti sul tema delle città del futuro, ci porge alcuni spunti per iniziare ad addentrarci nel panorama innovativo delle città che vivremo tra poco. Dove la responsabilità (sociale e ambientale) è lo sfondo continuo e persistente di tutte le possibili declinazioni.

Città intelligente. Smart city. Le città in cui viviamo stanno mutando la loro pelle e presto non saranno solo un agglomerato di case, palazzi e strade. L'incrocio e l'intersezione di idee e strumenti tecnologici renderanno i limiti tra spazi aperti e chiusi sempre più labili, cambieranno la nostra percezione di posto di lavoro, amplificheranno la nostra capacità di interazione e partecipazione al governo della cosa pubblica e alla gestione degli spazi comuni, miglioreranno il nostro modo di muoverci e spostarci da un luogo all'altro, sublimeranno l'idea di sostenibilità, sia essa sociale o ambientale. Se pensiamo alla città intelligente in cui noi cittadini intelligenti vorremmo vivere, questi sembrano essere i punti nodali su cui una città in evoluzione verso il futuro dovrebbe puntare e investire i propri sforzi economici e di governance.
Definire nel dettaglio cos'è una smart city ormai è diventato sempre più complicato [2], perché sono tante le sovrapposizioni tra un settore e un altro e solo poche istantanee descrittive non riuscirebbero a riportare un'immagine vivida e reale di quello che le nostre città in un futuro molto prossimo potranno diventare.
Una mente visionaria e concreta allo stesso tempo può però dipingere un quadro, immaginando di partire da alcuni schizzi, senza cui è impossibile arrivare al concetto complessivo di smart city. Carlo Ratti [3], architetto e ingegnere torinese ormai di casa al Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Cambridge (Boston), poiché ideatore e a capo del Senseable City Lab [4] dal 2004, da anni esplora gli scenari delle città future e futuribili, studiando e sviluppando sensori e dispositivi elettronici portatili che interagiscono con ambienti-installazioni all'incrocio tra architettura, arte e tecnologia.
Carlo Ratti è stato il key note speaker che ha aperto la manifestazione Smart City Exhibition [5], organizzata a Bologna dal 29 al 31 ottobre presso la Fiera. Nella sua lecture ha sottolineato l'importanza e la centralità che internet ha avuto nella concezione dell'idea di smart city: non solo la rete non ha rimpiazzato il ruolo delle città "fisiche", ma ha sublimato l'idea di comunità integrata attorno alle città, con cui si interagisce continuamente e su più livelli. Ratti ha poi identificato i dieci temi che le città intelligenti e "senzienti" in tutto il mondo stanno provando ad affrontare:

1. Partecipazione dei cittadini 2.0
La capacità di comunicare con gli altri nella rete, in ogni momento attraverso strumenti portatili come smartphones e tablets, ha cambiato il comportamento e il ruolo che i cittadini intelligenti vogliono avere all'interno delle proprie comunità reali, virtuali, locali e globali. La cosiddetta "primavera araba", combattuta e raccontata attraverso twitter, foursquare e altri social media, è l'esempio di come il singolo può farsi portavoce e promotore di un cambiamento sociale più ampio. In una scala più piccola, cioè nel governo quotidiano degli spazi comuni, piattaforme in rete collegate ai più diffusi social media possono funzionare da collettori di segnalazioni fatte dai cittadini, come nell'esperimento "New Urban Mechanics [6]" a Boston, con lo scopo di migliorare la vivibilità delle città. Il cittadino diventa quindi parte attiva della governance locale.

2. Smart phones and smart cities
Le modalità di una fruizione migliore della città passano anche attraverso idee semplici e a basso costo, basate l'utilizzo di dati, che possono essere aperti (open data) o meno: le applicazioni o app. Un esempio, partito dagli States ma che si sta diffondendo in tutto il mondo, è il servizio Uber [7], che permette di prenotare il taxi tramite un'app, facendo risparmiare tempo e denaro. A seconda della posizione in cui ci si trova, si viene raggiunti dall'autista più vicino geograficamente. E il pagamento avviene senza passaggio di denaro perché viene addebitato automaticamente (mancia compresa) dal servizio sulla propria carta di credito.

3. Etichette intelligenti.
Codici a barre, i più evoluti codici QR [8] consentono di ricevere più informazioni sugli oggetti sopra i quali sono poste. Ma nel caso di etichette più "evolute", simili a piccoli cellulari in miniatura, che permettono la localizzazione dell'oggetto a cui sono unite, posso anche servire a ottimizzare lo smaltimento dei rifiuti, per esempio. Se ogni singolo pezzo che compone un computer, per esempio, fosse dotato di questi piccoli dispositivi, potremmo rintracciarlo anche nelle sue ultime fasi "di vita". E comprendere come risparmiare energia nel ciclo di vita degli oggetti che produciamo e usiamo ogni giorno o come migliorare i nostri comportamenti per essere cittadini più virtuosi.

4. i-mobility
La città intelligente dovrebbe essere attraversata da auto che rispondono ai dati che le città inviano in tempo reale sul traffico e sulla mobilità urbana, così da trovare percorsi personalizzati per evitare code e imbottigliamenti, con un incremento della qualità della vita di tutti i guidatori. Fino ad arrivare a un futuro in cui non ci sarà più necessità di semafori perché i flussi si regoleranno attraverso la gestione da parte delle città dei dati inviati e ricevuti dai singoli automobilisti.

5. La fine dei confini disciplinari
La conoscenza ormai travalica i confini del singolo settore, e l'intelligenza collettiva è sempre più l'espressione della convergenza di diverse esperienze e saperi anche molto lontani. Non solo nei laboratori e nei centri di ricerca, ma anche nelle città del presente e del futuro c'è bisogno di rompere i ponti della settorialità e fare della condivisione la parola d'ordine per pensare e agire smart.

6. Nuove energie
La razionalizzazione dei consumi energetici per gli edifici può partire anche da piccole idee e innovazioni. Come Nest [9], un termostato ormai molto in uso nelle case degli americani, che "impara" dai comandi precedentemente impostati e che è controllabile attraverso il proprio i-Phone in qualunque momento e a distanza.

7. Nuove università
La trasmissione delle conoscenze non ha più bisogno di un luogo fisico. La rete permette di condividere saperi e anche lezioni strutturate. Il MIT, così come altre realtà negli Stati Uniti e nel mondo, ormai mette a disposizione corsi online gratuiti [10] che tutti da ogni parte del mondo possono seguire.

8. Spazi pubblici che interagiscono
Pensiline e arredi urbani possono essere dei punti di raccolta e distribuzione dati per i cittadini. E solo l'utilizzo reale da parte dei cittadini può modificare, migliorare o trovare nuove forme di uso e di vera interazione, impensabili nella fase di progettazione.

9. Fabbriche che tornano nella città.
La nuova tecnologia delle stampanti digitali 3D sta mutando la concezione della produzione, diffondendo un processo decentralizzato. In qualsiasi posto si possono "stampare" oggetti. Il modello del Fab Lab, piccola fabbrica che può trovare posto anche nel centro di una città per sperimentare e condividere progetti di auto-produzione digitale, ideata dal Media Lab del MIT e ormai diffuso anche in Italia, con la prima sede a Torino [11] e da poco anche a Reggio Emilia [12], può diventare l'approccio produttivo del futuro.

10. Nuovi modi di lavorare
Le città hanno bisogno di spazi misti in cui si possa lavorare e vivere socialmente, con indiscusso vantaggio per la qualità del lavoro e della vita personale. La rete e i nuovi mezzi di comunicazione tecnologici per molte professioni offrono la possibilità di lavorare ovunque, magari anche all'aperto, con flessibilità e senza la necessità di avere una postazione di lavoro fissa.

10 modi di interpretare le città intelligenti, secondo Carlo Ratti, in cui la tecnologia è così diffusa da potersi dimenticare della sua presenza e in cui la tecnologia diventa il mezzo privilegiato per migliorare gli obiettivi di una città davvero senziente: creare spazi sociali e rapporti umani e vivere nel rispetto dell'ambiente.

Qui tutti i video [13] degli interventi a Smart Citiy Exhibition

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(Foto: Los Ojos del Mundo [14] di Ars Electronica da Flickr)

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Link citati nell'articolo:

  1. 1] /schedabiografica/Angela Simone
  2. 2] /en/focus/2012/09/smart_cities_course.html
  3. 3] http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Ratti
  4. 4] http://senseable.mit.edu/
  5. 5] http://www.smartcityexhibition.it/
  6. 6] http://www.newurbanmechanics.org/
  7. 7] http://ocw.mit.edu/index.htm
  8. 8] http://it.wikipedia.org/wiki/Codice_QR
  9. 9] http://www.nest.com/
  10. 10] http://ocw.mit.edu/index.htm
  11. 11] http://www.fablabtorino.org/
  12. 12] http://www.fablabreggioemilia.org/
  13. 13] http://www.innovatv.it/protagonisti-smart-city-2012
  14. 14] http://www.flickr.com/photos/arselectronica/6055319523/
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