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Tommaso Correale Santacroce

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Ai confini

di Tommaso Correale Santacroce [1], 27 Ottobre 2007

Un uomo in camice bianco (P) è seduto su una sedia in mezzo alla neve. E' notte, soffia il vento e nevica. Ha in mano una scatoletta con un pulsante rosso al centro. Di fronte a lui un'altra sedia.
Arriva di corsa un altro uomo (A). Pare felice ma si avvicina cauto, pulisce velocemente la sedia e si siede.

A. Professore!
P. ...
A. Professore! Cosa fa qui da solo? Torni con noi a festeggiare!
P. ...
A. ...
P. Cosa faccio? Guardo le stelle e ascolto il vento.
A. Professore, abbiamo svegliato tutti, anche quelli dei turni diurni... per brindare insieme!
P. ...
A. Manca solo lei.
P. Mi spiace ma non faremo nessun brindisi.

Preme il pulsante rosso della scatoletta che ha in mano.

A. ...
P. ...
A. ...
P. ...
A. (allarmato) Cosa ha fatto?
P. Ho chiuso la teca e bloccato lo sviluppo del progetto.
A. Bloccato?
P. Congelamento veloce.

L'Assistente tira fuori dalle tasche una scatoletta identica a quella del Professore. Si concentra un attimo e preme il pulsante rosso.

A. ...
P. ...
A. Scongelato e riavviato.

Il Professore pare concentrarsi brevemente. Preme di nuovo il tasto rosso. L'Assistente fa lo stesso. Prima uno poi l'altro premono sempre più velocemente i tasti, fino a fare una affannata corsa a chi preme più velocemente.
Ad un certo momento il Professore smette di premere e poco dopo, rallentando, anche l'Assistente.
Smette di nevicare e aumentano di forza le raffiche di vento gelido.

P. ...
A. Rotto?
P. Si.
A. Anche il mio.
P. ...
A. ...
P. ...
A. Perché?
P. ...
A. Perché fermare tutto?!
P. Perché vedendolo muovere di vita propria...
A. ...
P. ... mi sono accorto...
A. Abbiamo esclamato tutti di felicità, tutti! Anche lei!
P. Si, anch'io ho esclamato.
A. E allora?
P. Ho esclamato! Ho esclamato... di stupore, perché mi ero reso conto che avevamo saltato dei passaggi così importanti da impedirci di proseguire.
A. ...
P. Lo so, il nostro motto: "più avanti degli altri".
A. ...
P. Ora siamo finiti così avanti da sparire nella nebbia e non essere più in vista di nessuno.
A. ...
P. Siamo lontani.
A. ...
P. Prima di andare oltre, e anche prima di portare il nostro progetto a questo punto, dovevamo attendere che tutti si avvicinassero un po' a noi...
A. ...
P. Ci potessero almeno scorgere.
A. Non la capisco...
P. E' proprio la comprensione di quel che facciamo che fa parte del progetto stesso. E' un passaggio che non possiamo saltare per arrivare subito a conclusione.

Viene avanti dal fondo un comodino da letto con una sveglia sopra le cui lancette sembrano impazzite. Il comodino cammina, si cammina, con le sue quattro gambe. Il Professore e l'Assistente lo guardano esterrefatti.

A. ...
P. ...

Sta per raggiungerli, quando un colpo di vento particolarmente forte lo rovescia. Gli si rompe una gamba e s'immobilizza. La sveglia cade a terra e si ferma.

A. ...
P. Temevo che gli oggetti...
A. ...
P. Anche gli oggetti... si fossero risvegliati.
A. ...
P. ...
A. Invece è solo... solo un comodino rotto.
P. ...
A. ...
P. Nessuno di noi ha dato il via all'ultima fase del progetto, vero?
A. E' così professore. Lei ci ha lodato tanto per la nostra iniziativa, ma nessuno di noi sa dire chi può aver risolto gli ultimi passi.
P. Eppure è avvenuto.
A. Si.
P. ...
A. Abbiamo pensato a un incrocio di dati tra la nostra sede e la rete intera di staff con cui collaboriamo.
A. ...
P. ...
P. Chi è stato?
A. Nessuno.
P. ...
A. Nessuno di noi.
P. E questo?

Indica il comodino rotto. I due sono coperti di ghiaccio fino alle ginocchia. L'Assistente china la testa e la scuote.

A. Nessuno.
P. Se potessi alzarmi da qui andrei a bruciare tutto.
A. ...
P. Ma ho le gambe bloccate dal ghiaccio.
A. ...
P. ...
A. Io verrei con lei se non fosse che sono bloccato anch'io.
P. ...
A. Ma sarebbe...

Un ultimo colpo di vento fa scendere ulteriormente la temperatura bloccando i due che tentano di alzarsi, protesi uno verso l'altro nel tentativo di aiutarsi. Con le braccia alzate, come alla ricerca delle parole.

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Questo diablogo arriva un po' in ritardo a causa di vicende di vita, belle e brutte, che mi hanno travolto e creato un turbine nella testa. Tra le belle, che vi possa interessare, è stato l'incontro con alcuni esperti di Singolarità [2]. In questo turbine ho dovuto riscrivere più volte questo testo per fargli acquisire una forma accettabile.

Eppure forse vi state ancora chiedendo: un comodino che cammina? E poi: di cosa parlano questi due?

Vi propongo due argomenti di riflessione: innanzitutto la questione della velocità con cui le scoperte scientifiche si avvicendano e piombano nel quotidiano di ogni persona; e poi l'inquietante scenario del "risveglio" degli oggetti... che ovviamente non sono i comodini del diablogo ma macchine improvvisamente "pensanti".

Con ordine:
il primo argomento rimanda a una serie di interventi (nei convegni e sui giornali di questa estate e questo settembre) di studiosi e scienziati che si stanno ponendo la domanda se sia giusto (e possibile) immaginare di "rallentare la scienza" per poter assorbire meglio tutti i vari passaggi e capire "dove si va".
Si legga a questo proposito le due rassegne stampa: "Il progresso scientifico va rallentato? [3]" e "La ricerca ha un limite? [4]" dove si parla degli interventi sulla questione di Gianni Vattimo, Sylvie Coyaud e Roald Hoffmann.
Vi cito solo Vattimo: "preferiamo vivere in una società più umana, e dunque anche più consueta e familiare, piuttosto che in un mondo magari migliore, ma in cui non ci riconosceremmo più".
Si può però esclamare "facile a dirsi"! Infatti è opinione di molti che il processo di velocizzazione delle scoperte e invenzioni, sempre più incidenti nella nostra vita quotidiana, sia inarrestabile e in crescita esponenziale. E' evidente però che il dibattito è importante per misurare anche il livello della percezione di responsabilità nel processo dell'innovazione della nostra società.

E qui passiamo al secondo argomento: le macchine che si "risvegliano".
Ho tentato più volte di rimuovere o sostituire il comodino animato da questo diablogo, ma alla fine l'immagine un po' retrò che questo oggetto restituisce, si è imposta come (affettuosa) ironica sintesi della visione del futuro data da chi vede convergere Genetica, Robotica, Informatica, Nanotecnologia (unite nell'acronimo GRIN) verso un evento "ampio e profondo da rivoluzionare in modo drastico e imprevedibile l'uomo e il mondo".
La citazione fra virgolette è presa dal post di GianAndrea Giacoma nel blog di Idearium.org [5] dal titolo "Raymond Kurzweil e la Singolarità Tecnologica [6]"; un buon punto di partenza in italiano per cominciare l'esplorazione di questa affascinate quanto inquietante visione del nostro prossimo futuro.
Nel post di Giacoma c'è un passaggio che mi ha acceso numerose lampadine: "Si stanno costruendo computer sempre più potenti ma un calcolatore da solo non fa nulla. Sembra una contraddizione, prima infatti scrivevo che i computer sono serviti molto a migliorare la ricerca, ma la questione è quella di vedere il "sistema uomo-macchina" come una co-evoluzione, un circolo virtuoso dove prodotto e produttore si alternano."
E allora, se già allo stato attuale delle cose un dibattito sulla responsabilità nell'innovazione sembra difficile, all'interno del circolo virtuoso di cui parla Giacoma possiamo percepire una complessità difficilmente districabile.

Al "The Vision 21 Symposium on Interdisciplinary Science and Engineering in the Era of Cyberspace [7]" della NASA, nel 1993 Vernor Vinge [8] parla di Singolarità Teconologica: un evento che, entro il 2030, porterà all'emergere di una entità con un'intelligenza superiore a quella umana. Diverse le vie che potrebbero portare a tale emersione. Tra queste l'improvviso "svegliarsi" dell'insieme dei grandi network di computer e dei loro utilizzatori che, insieme, potrebbero divenire entità dotate di intelligenza super-umana (andate a scoprire le altre leggendo il suo intervento sia nella versione originale [9] che nella sua traduzione italiana [10]).

Di Kurzweil si è già parlato nel nostro sito nella segnalazione "Ray Kurzweil: tecnosviluppo esponenziale [11]" e, nel 2004, in "La questione della responsabilità secondo Joy e secondo Kurzweil [12]".

Per un percorso di link sul tema della singolarità: consiglierei intanto la visione del video [13] del seminario tenuto presso l'Università di Milano da David Orban [14] e la lettura delle voci in Wikipedia italiana [15] e inglese [16].

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Link citati nell'articolo:

  1. 1] http://www.fondazionebassetti.org/schedabiografica/Tommaso Correale Santacroce
  2. 2] http://it.wikipedia.org/wiki/Singolarit%C3%A0_tecnologica
  3. 3] http://www.fondazionebassetti.org/it/rassegna/2007/08/il_progresso_scientifico_va_ra_1.html
  4. 4] http://www.fondazionebassetti.org/it/rassegna/2007/08/la_ricerca_ha_un_limite.html
  5. 5] http://www.idearium.org/
  6. 6] http://www.idearium.org/2006/11/03/singolarita-tecnologia/
  7. 7] http://www.nasa.gov/centers/glenn/news/pressrel/1993/93_17.html
  8. 8] http://en.wikipedia.org/wiki/Vernor_Vinge
  9. 9] http://mindstalk.net/vinge/vinge-sing.html
  10. 10] http://www.estropico.com/id136.htm
  11. 11] http://www.fondazionebassetti.org/it/rassegna/2006/02/ray_kurzweil_tecnosviluppo_esp.html
  12. 12] http://www.fondazionebassetti.org/it/itframeset.php?content=http://www.fondazionebassetti.org/06/collaborate/000289.htm
  13. 13] http://video.google.com/videoplay?docid=-5106796733443499066&q=%22david+orban%22&total=12&start=0&num=10&so=4&type=search&plindex=2
  14. 14] http://www.davidorban.com/blogit/
  15. 15] http://it.wikipedia.org/wiki/Singolarit%C3%A0_tecnologica
  16. 16] http://en.wikipedia.org/wiki/Technological_singularity
CC Creative Commons - some rights reserved.
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