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Tommaso Correale Santacroce

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Avatar

di Tommaso Correale Santacroce [1], 11 Settembre 2007

Comments: 3 [2]

Un uomo (11) è seduto su una terrazza. A lui di fronte una sedia vuota. Il paesaggio alle sue spalle è di campagna umbra, assolata. Eppure sottofondo si sente il suono della pioggia.
Entra una seconda persona (1).

1. Buongiorno, è lei il confessore?
11. Se pensa a un confessore religioso ha sbagliato indirizzo.
1. Si, no, lo so, cioè mi hanno avvisato... ma è così che tutti la chiamano.
11. ...
1. ...

Il nuovo arrivato, dopo un cenno di permesso, si siede.

11. In effetti è così.
1. Ho un problema di identità.
11. Anch'io.
1. ...
11. ...
1. Mi sono iscritto a molti di quei giochi dove si costruisce un pupazzo e lo si muove in un mondo virtuale.
11. Un metamondo.
1. ...
11. ...
1. Ecco si, un meta mondo...
11. ...
1. Lo sapevo che lei se ne intendeva.
11. E dunque?
1. Ecco, si, mi sono iscritto a molti meta mondi.
11. ...
1. Con tanti nomi diversi... soprannomi e identità diverse... età, sesso, lavoro... inventato tutto.
11. Capisco.
1. Pensi che mi sono fatto due pupazzetti...
11. Avatar.
1. Ah, si! Non mi viene mai il nome! Due avatari nello stesso meta mondo uno maschio e uno femmina e li ho fatti incontrare con due computer uno da scrivania e uno portatile e poi li ho fatti baciare insieme.
11. ...
1. E' questo il problema?
11. ...

Sottofondo continua a sentirsi un forte rumore di pioggia. Arrivano nuvole a gran velocità.

11. (arrabbiato) E' venuto per questo?
1. No no... era per dire...
11. ...
1. Imbarazzante no?...
11. ...

In cielo scoppia un tuono.

1. (intimorito) si, no, ecco, il problema, a parte tenere a mente tutti i nomi, ora faccio fatica a recitare tutte le parti...
11. ...

Nel paesaggio torna il sole, eppure il rumore del temporale non passa, anzi si sente ancor più, con un evidente battere di grandine.

1. Sono diciotto.
11. ...
1. I miei avatari.
11. Avatar, si dice avatar anche al plurale...
1. Diciotto avatar.
11. ...
1. E mi costano anche.
11. ...
1. E non so più cosa fargli fare passo il tempo nei negozi ma non so più cosa comprare ho comprato una quantità di cose che non so cosa ho e nemmeno quale avatar ha cosa perché mi confondo e qui una casa e lì un vestito e poi una terra ma sa alla fine quanto costa e parlo male l'inglese così non ho gran che da dire...
11. ...
1. Mi dica lei qualcosa.
11. ...
1. La prego.
11. ...
1. Non riesco più a sostenere queste seconde vite seconde terze quarte e poi quanto tempo speso! Non è che inventandosi un pupazzetto scusi avatar il tempo si sdoppia e anche lì un pasticcio ogni meta mondo un orario diverso mi perdo tutti gli eventi e gli appuntamenti... quei pochi.
11. ...
1. Anche gli amici, quelli nella vita vera, sono stufi di sentirmi parlare solo dei miei pupazz... avatar.
11. ...
1. Di notte sogno di dormire con sopra di me tutti i miei avatar. Un mucchio. Pesante.
11. ...
1. ...

Scende la notte. La luna sale a una velocità folle. Compaiono anche moltissime stelle. Il cielo è sereno ma i suoni del temporale non si allontanano.

11. Lei è grave.
1. Si.
11. ...
1. ...
11. Ora le spiego.
1. Grazie, grazie.
11. Faccia meno, reciti meno, gli avatar non sono altro da noi... sono semplicemente un prolungamento della nostra identità.
1. ...
11. Sia se stesso.
1. Bhè, ma questo è facile no?
11. ...
1. ...
11. Lei è più grave di quanto pensassi...
1. Si.
11. Ma ora le dico cosa fare...
1. Grazie.
11. ...
1. ...

Il cielo diventa grigio chiaro, spariscono luna e stelle, una diffusa luce al neon impallidisce tutto. Il confessore si ferma. Il temporale continua a farsi sentire.
Si sente una voce provenire dall'alto, come da un altoparlante:

- Si prega di sostituire la batteria, si prega di sostituire la batteria, si prega di sostituire la batteria...
Un fischio prolungato proviene dal corpo del confessore.
Entra un uomo agitato (3), sudato, con la barba non rasata e i capelli spettinati. Ben vestito ma trasandato, con abiti sgualciti. In mano ha due brocche.

3. Mi scusi, capita molto raramente.

Apre la schiena del confessore e sostituisce una minuscola batteria.

1. Ma lei...
3. Si?
1. Lei è il vero Confessore?
3. In effetti si...
1. ...
3. Mi scusi per l'imbarazzante situazione... non se ne accorge mai nessuno... solo quando succede una cosa così... ma è raro, le assicuro... queste batterie...
1. (molto sconfortato, quasi arrabbiato) E io? Cosa ho parlato a fare?
3. Stia tranquillo, non si preoccupi, quello che le ha detto il mio androide è assolutamente appropriato. Segua quel che le ha consigliato e starà meglio...
1. Ma...
3. ... Starà sicuramente meglio di me ora.
1. ...

L'androide riattivato si alza ed ad un cenno del vero confessore se ne esce.
Sullo sfondo appare il sole all'alba dietro un piccolo bosco di montagna.
Il vero confessore va in un angolo, apre una finestra che prima era invisibile. Finalmente si capisce da dove proviene il suono del temporale.
Il vero confessore si siede esausto.


3. Incidenti come questo mi permettono di sospendere tutte le sedute e prendermi un po' di pausa.
1. ...
3. Tenga presente che io controllo ben tre androidi in tre sedute contemporanee.
1. Vuole dire che quel che mi diceva il pupazz... scusi, l'androide, era lei che me lo diceva?
3. No no, ogni androide ha una sua personalità e particolari impostazioni create sulla base delle mie idee e dei miei desideri, così io mi limito a controllare che quel che dicono sia effettivamente attinente corretto.
1. Dice che segue tre colloqui alla volta, ma con me sono entrate molte più persone, ognuna nella sua stanza...
3. ... Lei è una persona attenta...
1. Sa con tutti quegli avatar sono diventato...
3. In effetti lei sta parlando con il secondo clone di me stesso.
1. (stupefatto) ...
3. Siamo tre cloni di... di un originale, ciascuno con tre postazioni da seguire.
1. ...
3. E' qui che nasce qualche problema...
1. ...
3. L'originale insiste a voler verificare che nelle nove postazioni tutto vada secondo i suoi desideri...

Dalla finestra entra violentemente della grandine, proiettata sullo sfondo la splendida alba si trasforma in una mattinata d'estate.

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Dopo le ferie, e ormai quasi anche dopo l'estate, un argomento che sulle prime pare semplicemente ludico: Second Life e i metamondi (o i metaversi [3]).

I Linden Labs [4] hanno trovato un nome azzeccato per il loro metamondo: Second Life [5]. Quel che viene subito da pensare, anche grazie agli slogan con cui viene pubblicizzato, è che vi ci si può costruire una seconda vita. La seconda chance, quando la vita reale non soddisfa.
Se fosse effettivamente solo così, Second Life (SL) sarebbe abitata da frustrati che fuggono dal mondo, single in cerca di compagna/o magari nella speranza che... e poveri vecchietti obesi che si proiettano in fisici giovani e atletici... Per fortuna non è così e non è nemmeno questo il vero punto forte dei metamondi virtuali.

In effetti se dovessi pensare alcune parole chiave per i metamondi come SL, "Identità" sarebbe una delle prime. Ma non nel senso di sdoppiamento, bensì nel senso di prolungamento, sviluppo.

Possiamo dire che la nostra identità nella "real life" è composta da molti elementi che ne comprovano la sua esistenza: documenti d'identità, indirizzo, relazioni sociali, oggetti o pensieri prodotti...
Allo stesso modo potremmo fare un parallelo con il mondo virtuale di internet: cominciamo ad esistere con una e-mail, poi con una registrazione a qualche sito, poi ad un sistema di pagamento on line, iniziamo a frequentare il sito della banca, partecipiamo ad un forum, interveniamo in un blog, ci facciamo il nostro sito... piano piano sempre più elementi compongono una galassia di informazioni ed espressioni che disegnano un nostro "io" nel web.
Per questa strada comporre un proprio avatar [6], sia simile al nostro essere in real life o sia completamente nascosto dietro una "recita", è pur sempre un ulteriore elemento, se pur complesso, che si aggiunge al nostro "io" virtuale.
Ma questo "io" nel web non è una cosa "alternativa" o separata dal nostro essere. E' una ulteriore estensione.

Mondi paralleli: di me ho una certa idea, i miei amici ne hanno una loro (spero non molto distante dalla mia); a casa, in riunione di lavoro, sulla spiaggia eccetera posso dire di mettere in gioco diversi atteggiamenti, diverse modalità di essere; se do un mio parere come individuo ne do uno leggermente differente se parlo come rappresentante di un gruppo, un terzo parere sulla stessa cosa scaturirebbe se quella cosa improvvisamente mi coinvolgesse cambiandomi la vita...
Se mi trasferissi in un altro paese? In un altro continente? O anche solo nella mia città, mi spostassi a vivere in un altro quartiere, molto più ricco o molto più povero, cominciando a frequentare solo le persone vicine di casa? Se diventassi metalmeccanico o improvvisamente venissi proiettato dal caso a vivere nell'ambiente dei politici, o dei calciatori, o in un campo rom. Più volte mi sono accorto come nello stesso paese possano esistere mondi assolutamente non confrontabili, inavvicinabili, dai valori profondamente diversi...
Da questo punto di vista entrare in un metamondo del web mi sembra assolutamente una cosa piccola e semplice.

E di internet quante ce ne sono? Nell'articolo di Marco Magrini su Nova 24 [7] in edicola il 6 settembre, (Nei meandri segreti delle internet parallele) si parla di Siprnet [8] e Niprnet [9] due reti per militari e politici che chissà cosa contengono e possono contenere...

Ma così torniamo ancora a pensare il metamondo solamente come un'area ludica. Invece è come un campo in cui siano state piantate possibilità.
Se il cambio di strumento porta nuovi pensieri (scusate, io ci credo ancora a questa visione), immaginate uno strumento che va ad agire in modo così diretto sull'identità di una persona.
Inoltre è uno strumento fondamentalmente basato sulla comunicazione che offre un canale di rappresentazione estremamente sofisticato.

Abbiamo tutti scritto il proprio curriculum: avete presente la sensazione? Ricapitolare, valutare e rappresentare semplicemente quel che si è fatto e quel che si è. Chi ha fatto un proprio sito personale, avrà scoperto che quel che si mette in gioco con un curriculum e nulla in confronto allo sforzo che si deve compiere per organizzare testi e immagini e modalità di rappresentazione sul web. Comporre un proprio avatar può essere ancora più complesso. E sto parlando solo di individualità, non ancora di progetti o di gruppi o addirittura di aziende.

Perché è importante, parlando di metamondi, parlare di identità, prima ancora che di tempo o di sociologia o di economia? Perché da come "vi stiamo", da come decidiamo di agirci o di utilizzare lo strumento, dipendono anche gli sviluppi di una cosa. Entro in un metamondo, capisco che vi sono potenzialità meravigliose e poi noto che i miei vicini di terreno hanno costruito un serie di case rendendo l'area simile alla Brianza delle speculazioni... Allora mi pongo diverse domande e anche raccolgo qualche riflessione: prima fra tutte, ed è il motivo che mi "permette" di inserire questo diablogo in questo sito, che anche qui, come nelle migliori innovazioni, il destino delle cose è legato responsabilità con cui si sviluppano: se un metamondo diventa un ricettacolo di pornografia o un luogo virtuale dove la comunicazione e l'espressione artistica trovano un terreno fertile in cui crescere, dipende sia da chi gestisce, sia da chi lo "frequenta".

Io penso che i metamondi siano anch'essi in cerca di identità. Molti dicono che "è come internet quindici anni fa, non si capiva ancora bene a cosa servisse". In effetti la sensazione è questa, anche se il panorama politico e sociale non era così oscuro come adesso... infatti con un black out dove finiscono le seconde vite?

Second Life è solo il più famoso dei metamondi che si possono frequentare. Potete farvi un giro anche in Vsite [10], in Entropia [11], oppure in HiPiHi [12] o in There [13], Active worlds [14], o addirittura Barbie Girls [15], senza enumerare poi i MMORPG [16] Massive(ly) Multiplayer Online Role-Playing Game (World of Warcraft [17], Ultima On Line [18], City of Heroes [19], Habbo Hotel [20]...) ... ma riuscirete a restare voi stessi? Non è un caso che l'ibm stia proponendo degli standard per i creatori dei metamondi [21] per permettere ai "viaggiatori" di spostarsi da uno all'altro.

Segnalo una intervista a Philippe Queau [22], Direttore della ricerca all'Institut National de l'Audiovisuel [23] (INA) e Presidente del programma di IMAGINA [24], rassegna internazionale dedicata alla multimedialità, dove si può cogliere la visione dei possibili sviluppi dei metamondi.

Infine aggiungo che il diablogo si sviluppa su un piano temporale assurdo: il giorno in cui verranno (se verranno) utilizzati androidi nella quantità ipotizzata nel mio diablogo e vi saranno (se vi saranno) così tanti cloni sparsi sulla terra, i metamondi saranno uno o più metaversi talmente sviluppati e integrati con la "real life" che sarà difficile immaginarne l'assenza (oppure saranno stati superati da qualcos'altro, loro e l'intera rete delle reti come oggi la possiamo immaginare).

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Link citati nell'articolo:

  1. 1] http://www.fondazionebassetti.org/schedabiografica/Tommaso Correale Santacroce
  2. 2] http://www.fondazionebassetti.org/it/correale/2007/09/avatar.html#commenti
  3. 3] http://it.wikipedia.org/wiki/Metaverso
  4. 4] http://lindenlab.com/
  5. 5] http://secondlife.com/
  6. 6] http://en.wikipedia.org/wiki/Avatar_(icon)
  7. 7] http://nova.ilsole24ore.com/
  8. 8] http://www.military-information-technology.com/article.cfm?DocID=805
  9. 9] http://en.wikipedia.org/wiki/NIPRNET
  10. 10] http://www.vside.com/
  11. 11] http://www.entropiauniverse.com
  12. 12] http://www.hipihi.com/index_english.html
  13. 13] http://www.there.com/
  14. 14] http://www.activeworlds.com/
  15. 15] http://www.barbiegirls.com/
  16. 16] http://it.wikipedia.org/wiki/MMORPG
  17. 17] http://www.worldofwarcraft.com/
  18. 18] http://www.uoherald.com/
  19. 19] http://www.cityofheroes.com/
  20. 20] http://www.habbo.it/
  21. 21] http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2021171
  22. 22] http://www.mediamente.rai.it/biblioteca/biblio.asp?id=295&tab=int
  23. 23] http://www.ina.fr/
  24. 24] http://imagina.ina.fr/
CC Creative Commons - some rights reserved.

Commenti: 3


stex auer

Spesso mi sono soffermato a pensare alle diverse espressioni della mia esistenza da quando come avatar, vivo l'esperienza di Second Life.
Una vita differente da quella condotta nel mondo a base carbonio, quella che mi vede ora, qui, digitare su questa tastiera.
E' differente nella misura in cui là non replico la realtà di questa dimensione ma uso le nuove leggi che mi sono offerte.

E' nuova nella misura in cui non creo un simulacro di esperienza, ma nuove vere esperienze da vivere.

E' vera in quanto conosco e condivido esperienze e sentimenti altrimenti impossibili in questo mondo.

Questa ubiquità cognitiva corrisponde alla moltiplicazione - complessificazione dei media e dei dispositivi: espansione fuori dal corpo della memoria e dei sentimenti (finalmente non solo prerogativa di santi e sensitivi) molteplicità della personalità in stati di coscienza amplificati e riqualificati (senza per questo essere scissi da sindromi paranoiche).

Io sono tutte le manifestazioni digitali (e fisiche) di me.
Dove ci sono i miei dati, dov'è allocata la mia memoria, io là sono.

Inserito da stex auer il 13.09.07 21:25


calebano

Pur non frequentando nessun ambiente SL, mi sento di partecipare a questo diablogo per una coincidenza. Da poco tempo abbiamo inserito tra i nostri dispositivi teatrali un particolare ambiente creativo: Avatarty, The Real Second Life. In poche parole un'implementazione nel mondo fisico di questa nuova modalità esperenziale offerta dal web. Il motivo è, di per sé, semplice e, in aggiunta a quello che già afferma Correale Santacroce, direi quasi scontato: se è vero che nuovi strumenti rendono possibili nuovi modi di pensare allora io mi immagino che oltre un nuovo pensiero vi sarà anche un nuovo modo di agire, in altre parole la trasformazione dell'umanità in funzione delle nuove tecnologie. Oggi aprire uno spazio teatrale secondo le regole del SL è creare un'occasione unica per usare quella consapevolezza in interazioni dal vivo. Così possiamo decidere di destinare un luogo, ad esempio un piccolo parco cittadino, sapendo che lì in un certo orario, ad esempio dalle 18 alle 22, lì si attua un Avatarty... chi entrerà nel giardino sa che potrà vivere un prolungamento della sua identità. Un gioco di ruolo in cui non c'è obbligo alla rappresentazione perché tutto ciò che accade è ciò che intimamente ci rappresentiamo. Un luogo riservato e protetto per decidere di vivere la propria seconda vita. Ora non credo questo diablogo serva ad approfondire i temi di una particolare forma teatrale. Per cui mi concedo ancora uno spazio alla riflessione e alla solita nota stonata. Mi piace pensare che il mondo si stia avviando verso una concezione anarchica del patto sociale. Il web e tutte le esperienze ad esso connesse di open source, rendono evidente il fatto che quanto meno prevalgono logiche proprietarie tanto più cresce il senso di responsabilità e la cura nel buon funzionamento degli strumenti condivisi. Così possiamo solo impegnarci a tradurre nelle pratiche quotidiane quelle che sono le scoperte virtuali. Ognuno nel proprio specifico, dall'istruzione alla distribuzione del lavoro, dal giornalismo alle risorse idriche. Concentrandosi, magari, sul fatto che solo quando sarà maturata questa coscienza collettiva, potremo superare l'attuale triste contraddizione. Sì, perché, e questa è la nota stonata, ogni volta che parliamo di web (dobbiamo mettere tra parentesi) che parliamo del mondo dei ricchi, i famosi tre decimi della popolazione che si spendono i 7 decimi delle risorse del mondo… (me compreso).

Inserito da calebano il 18.10.07 17:29


tomcorsan

Joel Garrau nel suo "Radical Evolution" (Sperling & Kupfer Editori) cita (scusate la scatola nella scatola) Rodney Brooks, direttore dell'Artificial Intelligence Laboratory de Massachussetts Institute of Technology: "La mia tesi è che nell'arco di soli vent'anni il confine tra fantasia e realtà si sarà sbriciolato". Già ora alla notizia di una nuova scoperta scientifica o del lancio di una nuova tecnologia l'"uomo medio" fa fatica a distinguere se stia leggendo una cosa vera o una finzione alla Orson Wells (vedi la trasmissione radiofonica con l'invasione degli alieni, 1938).
Ho sempre pensato che questo fosse un problema di identità. Identità dell'individuo e identità sociale: la difficoltà a conoscere e comprendere i confini (e per confini penso alla coscienza di ciò che si è e si può fare) mette a dura prova la centratura della propria identità.
L'avatar è anch'esso qualcosa che va a toccare l'identità nel senso del rapporto con se stessi e l'altro (o l'altro da sé). L'avatar è un "altro io" (la "seconda vita") o è la sua espansione? Quando ci si presenta all'appuntamento di cui parla Calebano, quando ci si presenta come propri avatar, si recita un personaggio differente da sé?no perché allora non si sarebbe avatar ma semplicemente un personaggio. Allora si "recita" un'altra possibilità di se stessi... allora si recita o si è?
Ho l'impressione che il futuro ci riservi non solo il crollo della frontiera tra la realtà e la fantasia, ma anche una perdita di consistenza del confine tra il sé e l'altro da sé, tra se stessi e l'altro in genere, tra l'individuo e la comunità di cui fa parte, tra il se stesso e la propria moltiplicazione.
Si pensi anche alle reti, dove l'insieme delle conoscenze supera la comprensione del singolo. L'identità di chi ne fa parte si fonde con la rete e ne è parte e insieme contemporaneamente.
La tematica del doppio è ricorrente nella letteratura dello scorso secolo. Ora che il doppio si rivela propaggine del sé e tende alla propria moltiplicazione, ancor più dovremo scoprire come identificarci e rappresentarci.

Inserito da tomcorsan il 29.10.07 13:33


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