Interventi al Forum nel mese di Marzo 2000

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From: "Andrea  Pitasi" 
Date: Sat, 11 Mar 2000 23:28:48 +0100
Subject: [fondazionebassetti] LE STRATEGIE DELL' INNOVAZIONE

carissimi , su invito del nostro  list manager   Gian Maria Borrello vi invio    i due reports  che  già   fui invitato a  far circolare  nel forum della  Fondazion Bassetti in fase sperimentale.  questi reports trattano della diffusione delle innovazioni  su un piano strategico e su un piano   di knowledge design.  Mi auguro che siano di vostro interesse  e che stimolino   critiche e confronti costruttivi.

Cordialità

Andrea  

[Ndr del 17 aprile 2001: i due report di Pitasi vennero successivamente pubblicati sul sito della Fondazione nella sezione Documenti]

[Omissis ]


Date: Sun, 12 Mar 2000 17:41:26 +0100
From: "G.M. Borrello" 
Subject: [fondazionebassetti] Re: LE STRATEGIE DELL' INNOVAZIONE

L'intervento di Andrea Pitasi "STRATEGIES FOR THE DIFFUSION OF INNOVATIONS:
FOCUSING ON THE ACTOR" è particolarmente efficace perché caratterizzato da
una stringente conformità al paradigma da lui prescelto: quello della
comunicazione. Ci fornisce una griglia interpretativa del fenomeno
innovativo che, in quanto tale, può essere riutilizzata nel proseguimento
di questa discussione.

Ciò su cui vorrei brevemente soffermarmi è però la parte conclusiva, che
riguarda gli scopi di un'innovazione ("I sincerely believe there are no
universal points of view so a teleological procedure is a mirror of
someone's telos").
Che significato ha parlare di procedura strategicamente orientata per una
diffusione dell'innovazione responsabile? E' sulla *diffusione*, infatti,
che Andrea focalizza la riflessione, prescindendo --motivatamente-- dal
*contenuto* di un'innovazione.
Se attribuiamo il primato al modo in cui un'innovazione è condivisa tra più
attori sociali, è chiaro che l'asse dell'analisi viene a fare perno sulle
tecniche di comunicazione (id est: sulla *legittimazione* di un'innovazione).
A questo punto, però, mi sfugge il merito della posizione di Andrea.
Che sia opportuno parlare di tante procedure per l'interazione tra i
soggetti coinvolti dal processo innovativo mi sta bene. Che esse,
semplicente in quanto tali e in quanto interconnesse, consentendo il
raccordo tra diversi attori, diventino automaticamente una risposta al
problema dell'innovazione responsabile, è una tesi che mi attrae, perché
ripone fiducia nell'approccio sistemico.
E' evidente, però, che l'autoreferenzialità dell'impostazione su cui si
reggerebbe questa tesi sarebbe fortissima.
Si potrebbe infatti giungere ad affermare che, se riponiamo fiducia nel
sistema di interazioni, potremmo benissimo evitare di porci il problema
della responsabilità, perché esso è privo di senso, stemperandosi in quello
del minimizzare l'impatto di un'innovazione sulla società (v. consenso e
legittimazione).
Risposte molto simili sono state date, adottando un paradigma per certi
versi analogo, al problema del conflitto sociale.
Allora --in modo provocatorio anche verso me stesso-- mi chiedo, e chiedo
ad Andrea, quanto segue.
Quando possiamo dire che il sistema di interazione --e cioè la diffusione
dell'innovazione-- è *efficiente*?

Da tutt'altro punto di vista, invece, mi viene in mente, come iperbole con
la quale confrontarmi spiritosamente, l'immagine di uno studioso che, in
laboratorio, intende realizzare (aiutato da "volenterosi" topolini bianchi)
un processo ideale di "social interaction" (altri direbbero
"engineering"...), mentre, intanto, il "mondo di fuori" gli sta crollando
addosso. Il che è come dire --e lo faccio anche in senso autocritico-- che
concentrarsi troppo sull'interazione sociale può far perdere di vista altre
variabili rilevanti.

Ad ogni modo, tornando all'impostazione che vede nelle procedure un insieme
di protocolli di comunicazione, vorrei aggiungere --e concludo-- che essa
può aiutare, tra le altre cose, a dare una risposta alla questione del
controllo del sapere. E, secondo alcuni, un grosso contributo
nell'affrontare il problema della responsabilità può venire proprio da
*procedure di comunicazione* che rendano la conoscenza scientifica il più
possibile trasparente e diffusa. Io rimango scettico sul punto, ma sono
pronto a ricredermi.

A te la palla, Andrea, e grazie!

From: "Andrea  Pitasi" 
Date: Sun, 12 Mar 2000 19:41:48 +0100
Subject: [fondazionebassetti] Re: R:  LE STRATEGIE DELL' INNOVAZIONE

Caro G.M , carissimi amici dell'EGROUP,le riflessioni di G.M. sono davvero
stimolanti     e cercherò di svilupparle  a mio modo:
1) non esiste un attore sociale non autoreferenziale  ovvero non esiste
alcun attore sociale che non sia   caratterizzato nel pensare ,nel fare ,nel
comunicare ecc  dalle proprie caratteristiche evolutive  ed organizzative e
benchè la nostra mente ci consenta  di  immaginare e progettare  mondi
possibili altrimenti, le alternative che riusciamo ad immaginare e
progettare sono comunque vincolate dalla nostra aiutoreferenzialità
evolutiva . In questo senso,  sottoscrivo la variante  sistemica sviluppata
da  Niklas Luhmann  ed ottimamamente esposta in SISTEMI SOCIALI ,IL MULINO
,BOLOGNA 1990.Luhmann è a mio pare un autore non sufficientemente
valorizzato dall'epistemologia delle scienze sociali,almeno in Italia.
Leggendo questo autore si ha,  a mio parere, la possibilità di  andare oltre
un sacco di  cavilli (tipo particolare / universale) che rischiano di far
impantanare il dibattito epistemologico   in  sterili facezie.Credo che ogni
innovatore  sia   limitatamente responsabile della propria innovazione cioè
che  egli sia  responsabile  della propria  innovazione  dentro  i confini
di senso  dell'  l'intrinseca   autoreferenzialità
della razionalità strumentale e limitata  ( nel senso di H.Simon)
dell'attore sociale stesso.
Chi  si è avventurato   a studiare l'atomo ha aperto la via ad Hiroshima ma
anche al laser,benefico terapeuta   e utile risorsa nel mondo del computer,
Nietsche   ha scritto opere che hanno arricchito intellettualmente ed
umananamente  molte generazioni anche se  alcuni lo hanno  manipolato  in
nome del Nazionalsocialismo.Personalmente credo in un agire ad alto know how
ed in un agire con coscienza ma  non credo sia  possibile  il non agire, il
non innovare, il non inventare, il non scoprire.Sarebbe l 'unica vera
certezza di morte e di annichilimento dell'essere.sarebbe come  non cibarsi
più  perchè gli alimentari  possono causare malattie.  Nel mio piccolo,
scrivo libri. faccio del mio meglio in termini  di ricerca ,  contenuti e
stile;  faccio del mio meglio affinchè il libro che   esce arricchisca  i
molteplici stati dell'essere del mio lettore ( a volte riesco,a volte meno )
ma se dovessi pensare che,ad esempio nel  3574  i mie libri( o quelli di
chiunque altro) potrebbero essere strumentalizzati  da qualche folle
dittatore non solo dovrei  smettere di scrvere ma dovrei addirittura
smettere di comunicare ,pensare  e vivere perchè potrei  anche solo
inintenzionalmente  gettare i semi  di tale folle regime del 3574
conversando al bar. Responsabilità nell'innovare secondo coscienza  ?
Certamente. Una certa qual prudenza nell'iinovare ? senza dubbio .Però
prudenza   e responsabilità nell'innovare.mai scelte di campo  inerziali
,passive ,retrograde.
Che cosa rende efficiente  la diffusione di  un'innovazione?
A mio parere, i seguenti fattori:

1)  un design che esprima l'autoreferenzialità del progettista     ma anche
sia  plasmabile e modificabile dalle   autoreferenzialità dei vari
fornitori/clienti   nel processo di diffusione .Per cui prodotti/servizi
flessibli ,sempre più immateriali ,componibili ad alto valore aggiunto di
know how   e ad elevata semplicità estetico-comunicativa

2)  una logica di prima  produzione(prima serie) mirata  adl soddfacimento
dei primi adottanti che solo in questo caso modificheranno il prodotto a
loro uso e consumo  diffondendolo  alla prima maggioranza  e creando un
trend

3)una logica di programmazione distributiva  - promozionale  mirata a tutte
le fasce  possibili e a  probabilità  di  accettazione  oltre il 60%.
Nicchie   di  destinatari  quindi piuttosto   probabili. Basso rischio
d'investimento.Consolidamento del capitale d' immagine   mettendo sul
mercato prodotti /servizi   il più possibile inattaccabili in termini di
effetti collaterali.
4) una logica di realizzazione del prodotto che tenga  in conto il
profitto,senza cedere ad  ipocrisie    e retoriche  ideologiche , ma al
tempo stesso sappia collocare il profitto  in una rete sistemica di
connessioni complesse con altre spinte   motivazionali ( causali  e  finali)
5)  innovare avendo una certa qual coscienza di sè  e del pianeta  è cosa
ottima   avendo però sempre presente che non esistono  punti di vista ,
valori ,principi universali . Esistono punti di vista più o meno
ampi,lungimiranti  e più o meno impersonali ed imparziali ma l'universalità
non è altro che un   filtro organizzativo dell' l'autoreferenzialità di un
attore sociale.
6) in fase di selezione e controllo,dunque  , è bene rammentarsi di una
differenziazione  funzionale  delle sfide evolutive . Cosa intendo dire?
Voglio dire che   il "buon prodotto/servizio"  è  tale   se  rispecchia
nitidamente l'autoreferenzialità del designer  e se esso  è  via via
modellabile  dai diversi fruitori .  Per cui il prodotto /servizio che nasce
come " compromesso " iniziale  del designer coi sondaggi di mercato è a mio
parere destinato ad un alone di mediocrità

7) il contagio( nel senso del meccanismo di
 affermazione-ripetizione -contagio di Gustave Le Bon) e il passaparola tra
le fasce  di maggioranza farnno  il capitale d' immagine del prodotto;
inutile voler    creare il prodotto/servizio per tutti .Le fasce di
marginali (intenzionali  o meno )vi saranno sempre.
Ovviamente questi passaggi concettuali   sviluppano il dibattito ma non lo
esauriscono   resto pertanto in attesa di vostri critche e commenti
costruttivi .
Caro G.M., grazie  per  l'ottima gestione del gruppo  e anche se dialogare
con te è piacevolissimo, mi auguro che anche gli altri amici  dell'EGROUP
ci arricchiscano coi loro suggerimenti .
Ciao
Andrea

Date: Sun, 12 Mar 2000 15:03:41 -0800
From: "Antonella De Robbio" 
To: fondazionebassetti@eGroups.com
Subject: [fondazionebassetti] Re: LE STRATEGIE DELL' INNOVAZIONE

Mi riallaccio a Giovanni Maria

> Ad ogni modo, tornando all'impostazione che vede nelle procedure un
insieme
> di protocolli di comunicazione, vorrei aggiungere --e concludo-- che
essa
> può aiutare, tra le altre cose, a dare una risposta alla questione del
> controllo del sapere. E, secondo alcuni, un grosso contributo
> nell'affrontare il problema della responsabilità può venire proprio da
> *procedure di comunicazione* che rendano la conoscenza scientifica il
più
> possibile trasparente e diffusa. Io rimango scettico sul punto, ma
sono
> pronto a ricredermi.
 
Questo mio intervento, in riposta a Giovanni Maria, non può essere un
intervento veloce, in quanto la materia è assai delicata e richiede una
riflessione che tocca vari aspetti. Poiché si tratta del mio campo di
indagine mi permetto di inviare al Gruppo queste riflessioni, sintesi
di una serie di lavori più articolati frutto di mesi di studio e di
indagini sul campo.
Spero di non essere troppo disarticolata in questo scritto, ma la
materia si presta ad essere poi frantumata e indagata nelle sue varie
diramazioni, e comunque si tratta di uno scritto informale.
Quando si pone l'accento su "procedure strategicamente orientate per
una diffusione dell'innovazione responsabile" è principalmente sui
modelli di *diffusione* delle informazioni che è necessario fermarsi a
riflettere o quanto meno, rendersi conto che i modelli del circuito
comunicativo scientifico stanno mutando, o meglio sono già mutati.
Mutano i palinsesti, muta il tessuto culturale, mutano i modelli
comunicativi. 
L'innovazione maggiore a cui bisogna guardare, a mio avviso, sta
appunto nel cambiamento della modalità della diffusione
dell'informazione scientifica, che va a creare una nuova rete, non solo
scientifica, e di utilizzo per la comunità scientifica, ma anche e
soprattutto di impatto sociale, quale fonte primaria di conoscenza.
Quando uso il termine "scientifico" non mi riferisco ai solo campi
delle discipline scientifiche, ma mi riferisco al livello di
specializzazione scientifico e quindi intendo per scientifico anche le
discipline storiche e umanistiche.
L'impatto dell'innovazione di riflesso coinvolge già da oggi i settori
del privato, le aziende, la scuola, il sociale: il sapere collettivo
che cresce e si dilata attraverso il colloquio esteso proposto e
attuato dalla nuova società dello scambio. Anzi già ora siamo immersi
in questa rete, ognuno come attore sociale con le proprie competenze e
responsabilità.
Basta vedere le esperienze confluite nel sociale portate avanti
attraverso strumenti ad alto contenuto scientifico. Cito ad esempio il
progetto di pianificazione sanitaria attuato tra il 1996/1997 da Al
Gore, in ambito National Library of Medicine (NLM) di Bethesda,
progetto ad ampio respiro, che ha visto la messa a disposizione
gratuita della banca dati più prestigiosa del mondo di ambito
biomedico, MEDLINE con 11 milioni di referenze bibliografiche. 
Attraverso una massa critica di informazioni di livello scientifico, ad
accesso libero e mediata da interfacce amichevoli, si selezionano
ambiti socio-sanitari virtuali, attraverso il servizio MEDLINEPlus. Il
progetto statunitense mirava ad una crescita culturale della massa e
contemporaneamente voleva attuare un controllo naturale dal basso verso
l'alto per la crescita culturale del corpo medico. In effetti una
crescita vi è stata e notevole, e non solo culturale, ma anche
economica laddove i settori e le aziende che operano nei servizi
dell'informazione, hanno saputo convertirsi al passaggio da industria
culturale a industria di contenuto. 
Laddove l'uomo della strada può avere a disposizione le informazioni
contenute nelle banche dati, il professionista deve necessariamente
arrivare ad un'acquisizione dei contenuti stessi degli articoli a testo
pieno, non solo delle relative citazioni bibliografiche. E in questo
modo si innesca un duplice meccanismo di produzione: intellettuale da
una parte, e dall'altra economico laddove si vendono servizi che
ruotano attorno alle banche dati.
Lipman, del NIH, National Institute of Health mise in piedi, all'inizio
del 1998, il servizio MEDLINEPlus, interfaccia guidata all'accesso a
MEDLINE per un utenza non specialistica, dopo che si era reso conto che
ben 1/3 degli accessi proveniva non tanto dalla comunità scientifica,
ma dalla sfera del sociale, dal cittadino comune, e molte delle
interrogazioni provenivano da liberi professionisti, da aziende, ditte
farmaceutiche, ...
Attraverso la messa a disposizione gratuita delle informazioni negli
Stati Uniti, Al Gore ha attuato quindi un grande piano di prevenzione
sociale: banche dati sull'AIDS per esempio sono liberamente
consultabili comprese quelle sui trial clinici e sui protocolli; la
mappa del genoma umano mette in colloquio diretto i laboratori delle
aziende private con la ricerca pubblica, la scienza corre sul filo
della competitività ma anche sul filo dell'alleanza con gli attori del
mercato.

Lasciando per un attimo il discorso delle banche dati quali contenitori
informativi a valore aggiunto, andiamo a vedere bene il movimento
dell'informazione lungo l'asse storico.

La diffusione dell'informazione e quindi il trasferimento di strumenti
e capacità di innovazione, presupposto fondamentale per una crescita
culturale e tecnologica, dal 1600 ad oggi, principalmente si è attuata
attraverso i periodici su supporto a stampa. Prima di essi il circolare
libero delle idee e delle invenzioni, avveniva fuori da forme di
"comunicazione mediata". In particolare la comunicazione "diretta" del
testo monografico, dopo l'invenzione della stampa, portava le idee
"innovative" fuori dagli ambiti circoscritti del pensiero dei singoli.
Ai tempi di Galileo la scienza circolava libera e giungeva a chi era in
grado di utilizzarne i supporti a stampa sui quali essa era incarnata.
In seguito all'avvento del periodico cartaceo, i comitati editoriali e
dei "pari" si preoccuparono di vagliare i contenuti delle scoperte
certificando la qualità e legittimando i lavori di colleghi a loro
"pari" come esperienza. Ma è noto che non tutto poi è sempre andato
come avrebbe dovuto.

Vari sono i motivi fondamentali per uno scardinamento di questo modello
che non regge più culturalmente:

- ritardi notevoli nella pubblicazione delle scoperte innovative 
- non pubblicità delle ricerche negative in quanto non tutto può essere
pubblicato, in particolare le ricerche "negative" su farmaci, composti
chimici, ...non trovano ospitalità nei contenitori cartacei 
- costi elevati delle riviste e quindi impossibilità di raggiungere il
sapere laddove i mezzi economici scarseggiano
- il 97% degli articoli scientifici è prodotto da autori provenienti
dai sette paesi più industrializzati, e solo il 3% degli articoli
prodotti dagli scienziati dei paesi in via di sviluppo trova spazio
nella stampa internazionale contro una presenza attiva del 25% di
ricercatori di paesi in via di sviluppo
- aumento esponenziale dei prodotti cartacei, titoli di riviste, con
conseguenti problemi di spazi nelle biblioteche (e relative spese
gestionali).
- un aumento del 140% negli ultimi 10 anni per la spesa delle riviste
nelle università a fronte di un minor numero di titoli acquisiti

Far fortuna pubblicando delle riviste scientifiche iperspecializzate
dai titoli che attirano come "Criptogamia e algeologia", può apparire
utopico, ma di fatto questa attività, un tempo artigianale, è
diventata, dopo la seconda guerra mondiale, un "grande affare". Oggi
pochi editori si disputano un mercato di numerosi miliardi di dollari
di cui i margini oltrepassano spesso il 40%.
Il fu Robert Maxwell ha costruito il suo impero sulle spalle dei
giornali scientifici.
Nel 1997 Reed-Elsevier che ha raccolto la maggior parte dei titoli di
Maxwell ha manifestato (reso pubblico) per le sue sole attività
scientifiche un guadagno di 2,155 miliardi di franchi (328 milioni di
euro) per un volume di affari di 5,35 miliardi di franchi (815 milioni
di euro).
Nello stesso periodo, le 121 biblioteche dell'Association Research
Library (ARL), che dispongono di un budget di 13,4 miliardi di franchi
(2,04 milioni di euro) hanno speso 2,9 miliardi di franchi (366 milioni
euro) per abbonamenti scientifici; ossia 68000 franchi (10365 euro) per
ricercatore.

In Italia la situazione è ancora più drammatica, sia dal punto di vista
della produzione editoriale che vede il mercato italiano far da
Cenerentola rispetto ai grossi colossi, sia dal punto di vista del
fronte dei ricercatori. Le Università pagano due volte: i ricercatori
che effettuano le ricerche all'interno dei laboratori, e poi ancora per
avere a disposizione le ricerche dagli stessi comunicate dentro le
riviste di proprietà degli editori.
Oggi biblioteche, organismi di ricerca e ricercatori si ribellano
denunciando i "guadagni eccessivi" e la "folle inflazione" dei prezzi
delle riviste. Certi abbonamenti rasentano gli 83500 franchi (12700
euro) annuali. Conseguenza di questa "crisi delle riviste": sempre meno
titoli sono offerti alla lettura degli utenti. Internet potrebbe
spezzare questa spirale inflazionistica, ma non è solo il mezzo
infrastrutturale, ma è il nuovo modello culturale che si sta
instaurando tra la comunità dei parlanti. Un modello che vede riunite
insieme più visioni etiche: quello del ricercatore e quello anche
dell'imprenditore laddove la celerità dell'informazione comunicata per
tempo fa risparmiare tempo e risorse.

Una biblioteca danese, la Technical Knowledge Center & Library, ha
abbandonato l'edizione cartacea per i giornali elettronici direttamente
accessibili su computer in Rete.
Qualche anno fa era inimmaginabile un modello come quello oggi,
proposto in vari luoghi del sapere collettivo, gli e-server, o i server
di preprint:
Il numero dei giornali elettronici in rete era di poche decine agli
inizi degli anni 90.
Tre anni fa la maggior parte dei titoli il linea non offrivano niente
altro che dei sommari delle loro versioni cartacee. Dal 1995 gli
editori hanno investito massicciamente il Web.
Il numero di titoli in linea oltrepassa oggi i 10.000.
Ben 1200 le riviste dell'anglo-olandese Reed-Elsevier, oltre 400 per la
tedesca Springet Verlag e 174 per l'inglese Academic Press. Un giornale
senza la sua versione in Web è ormai una specie rara, se non in
pericolo.

Ma quando parliamo di attori sociali in questo processo di rinnovamento
della comunicazione delle informazioni biblioteche e scienziati non
intendono restare senza reagire e lottano affinché delle società non a
fine di lucro (no-profit) divengano "editori responsabili" riprendendo
il controllo dell'editore scientifica.
Fino a poco tempo fa, i ricercatori dipendevano dalle grosse case
editrici per diffondere i loro lavori, in quanto solo attraverso una
pubblicazione a stampa si potevano comunicare i risultati di faticose
ricerche.

Aiutare i piccolo editori, creando forme di alleanze all'interno della
rete mondiale di distribuzione salvando al contempo le biblioteche,
centri di diffusione della conoscenza, fu un'operazione che nacque
qualche anno fa Oltreoceano.
Nel 1995, le biblioteche dell'Università di Stanford crearono High Ware
Press per aiutare le università e le società scientifiche di tutto il
mondo a pubblicare, su Internet, dei giornali di qualità a basso
prezzo..
HighWare Press a marzo 2000 ha già nella sua scuderia più di 174
giornali, tra i quali le prestigiose riviste americane "Science" e
"Proceedings of the National Academy of Sciences" e il "British Medical
Journal" ed è in questo contesto che è nata l'idea di un server di
e-print, ma anche di reprint per la circolazione libera dei lavori di
medicina clinica e pianificazione sanitaria.
La nuova zona "libera" si chiama NetPrint ed ha aperto i battenti in
gennaio del 2000.
Michael Keller, redattore capo di HighWare, che ebbi modo di conossce
nel corso della mia esperienza stanfordiana nel settembre scorso, disse
di temere che questa attività editoriale no-profit venisse rapidamente
spazzata via da editori dotati di grossi mezzi: E' quindi necessario
far in modo che ciò non accada e quindi supportare quegli editori
responsabili che sono pronti a tentare l'avventura in alleanza con
Università e istituti scientifici.

La Scholarly Publishing and Academic Resources Coalition (SPARC)
fondata nel 1997 dall'ARL è più aggressiva ancora. Si è associata
recentemente con la Royal Society of Chemistry britannica per lanciare
un giornale elettronico, il Phys Chem Comm, venduto a 2000 franchi (305
euro) quando il Chemical Physics Letters di Elsevier costa 45360
franchi (6915 euro).
E non è tutto. Michael Rosenzweig, dell'università dell'Arizona, ha
lasciato con tutto il suo comitato editoriale accreditato, il giornale
d'ecologia che aveva creato 12 anni fa assieme all'olandese Walter
Kluwer, nauseato dall'inflazione dei prezzi dell'editore. Nel 1998 ha
raggiunto SPARC per creare ad un prezzo tre volte meno elevato
Evolutionary Ecology Researche.

Il successo di tali iniziative è lontano dall'essere garantito. Sebbene
sostenuto da grosse biblioteche, i nuovi e-journals devono, come
qualunque rivista, trovare la loro nicchia e attirare degli autori.
"Fintanto che PhysChemComm non avrà messo fuori campo i suoi
concorrenti continuerò a leggere le pubblicazioni Elsevier se ci trovo
delle buone pagine" diceva solo due anni fa Gregory Fu, chimico al MIT.
"Se i ricercatori integrassero il prezzo dei giornali nel loro budget,
si comporterebbero differentemente"" assicura Mark Mc Cabe economista a
l'Istituto di tecnologia di Atlanta (Georgia).
Consci dei rischi che essi corrono, gli editori commerciali replicano
che le loro strutture costano care e che la qualità delle loro
pubblicazioni, così come l'aumento delle pagine spiegherebbero i loro
rincari di prezzi. Ma, ironizza Mark Mc Cabe, da qui a giustificare il
raddoppio del prezzo tra il 1992 e il 1996 dell'abbonamento a Brain
Research (85000 franchi - 12957 euro) la differenza è notevole.

Ci sono però grossi editori che hanno compreso che la responsabilità
delle loro azioni verso una crescita culturale estesa e progressiva, è
fondamentale e che una mancanza di etica verso i problemi della
scienza, che riguardano l'umanità intera, grava pesantemente sulla loro
stessa immagine.
Sono sorte quindi forme di alleanze tra partner diversi: le biblioteche
e le istituzioni stanno giocando la carta dell'alleanza e si uniscono
per creare dei consorzi, comprano assieme in condivisione e
cooperazione, negoziando negli accordi con gli editori al fine di
ottenere dei "pacchetti" di giornali elettronici a prezzi vantaggiosi
Negli Stati Uniti l'Ohio ha così raggruppato 74 delle sue biblioteche
in seno all'Ohiolink. Il Regno Unito ha creato nel Dicembre 1998, una
struttura simile, la National Electronic Site License Initiative
(NESLI) che tratterà per l'insieme delle università e delle agenzie di
ricerche di tutto il paese.
Differenti consorzi si sono raggruppati nel 1998 nel seno di una
coalizione internazionale International Coalition of Library Consortia
(ICOLC). Conta 79 membri negli USA, un numero crescente in GB, in
Germania, in NL in Australia. Ma sempre niente francesi.

Il movimento si internazionalizza, il movimento dell'informazione
scuote dapprima le menti e poi le coscienze.
Se parliamo di attori sociali, è chiaro che l'asse dell'analisi viene a
fare perno sulle tecniche di comunicazione e quindi non possiamo non
tener conto di quanto è avvenuto in certi settori disciplinari, per far
fronte a questi meccanismi che ostacolano un libero progredire
responsabile dell'innovazione. I primi ad iniziare furono i fisici
delle particelle, subito dopo i matematici, ora i medici, i biologici e
anche gli economisti

A Ginevra presso il CERN è stato inventato in Web, da parte di due
ricercatori e sempre al CERN pulsa ALICE, server di preprint per i
lavori di fisica delle particelle. Da molto tempo i ricercatori del
laboratorio europeo di fisica delle particelle (originari da tutto il
mondo) utilizzano la rete mondiale per scambiarsi i dati.
Molto logicamente, questa comunità cosmopolita è stata una delle prime
a tentare di lanciare i propri giornali elettronici. Il risultato,
contrastato, prefigura forse quello che avverrà di questa tendenza su
un piano più generale, ad ampio raggio, nel giro di pochi anni.

Ma il primo ad avere l'idea, acnora negli anni ottanta, fu Paul
Ginsparg, un fisico del laboratorio nazionale di Los Alamos (USA), che,
per primo, ebbe l'idea di generalizzare il sistema della comunicazione
diretta e distribuita, come ai tempi di Galielo.
Il successo fu folgorante. Lanciato modestamente con un  piccolissimo
server informatico, il suo servizio è ormai utilizzato dall'insieme
delle comunità dei fisici di particelle e diffonde 30000 articoli per
anno. Numerosi i siti mirror - ripetitori in legame con Los Alamos - si
sono allestiti a Saclay in Francia e a Trieste presso il server Babbage
del SISSA:
Il sito logico era il lancio delle riviste elettroniche, racconta
Maurice Jacob, fisico teorico al CERN. "Noi ci siamo detti: Perché
pagare degli abbonamenti quando il prodotto cartaceo è controllato da
gente della nostra comunità?"
In Italia l'esperienza di JHP "Journal of High Energy Physics" si sta
rivelando vincente.
Diffuso dal sito mirror di Trieste e affiancato a Babbage, è dotato di
un sistema per l'accettazione dei lavori simile ai peer review
commerciali:
Il sistema di diffusione elettronica dei preprints di Ginsparg e in
seguito delle altre discipline ha cambiato la il modo di pensare in
quanto si fonda sui nuovi processi di apprendimento e su nuovi modelli
cognitivi.


Il New England Journal of Medicine, principale concorrente del British
Medical Journal, rifiuta ancora - come molte altre riviste - di
accettare un articolo che sarebbe già stato "sventolato" sulla Rete.
Ma da tre anni numerosi titoli (tra cui Nature) considerano che
l'affissione di un articolo sulla Rete non costituisce più una
pubblicazione a priori, ma risponde al bisogno legittimo di
comunicazione tra ricercatori, ma non solo.
La sfida dell'era elettronica per le pubblicazioni scientifiche è
perfettamente riassunta da Richard Smith "E l'età della trasparenza che
prende il posto del paternalismo."

L'impostazione di queste aree libere di conoscenza, che si concretizza
in un insieme di protocolli di comunicazione, può aiutare, tra le altre
cose, a dare una risposta alla questione del controllo del sapere. E,
secondo alcuni, un grosso contributo nell'affrontare il problema della
responsabilità può venire proprio da *procedure di comunicazione* che
rendano la conoscenza scientifica il più possibile trasparente e
diffusa. 
Nel progetto di Harold Varmus, ex direttore del NIH, PubMed Central
(noto come ex- E-Biomed) i due canali di sconoscenza di intersecano tra
loro e si confrontano, in uno scambio continuo.
Nel canale di serie A confluiscono i lavori passati dalle peer reviews
delle riviste che accettano di aderire al programma, nel canale di
serie B i lavori non accettati o quelli che non passeranno mai la
vaglio di comitati editoriali. Questo canale minore sarà controllato da
associazioni di avvalorata credibilità. Ecco quindi che una rivista che
accetta di immettersi nell'area PubMed Central è una rivista che si
rimette in discussione, che accetta di far giudicare dalla comunità
tutta l'operato dei suo comitato dei pari. Ecco che un lavoro giudicato
di tono minore e confluito nel canale di serie B può rivelarsi più
valido di altri che per varie ragioni (note e meno note) si sono
aggiudicati un posto in prima fila.

Giovanni Maria diceva di essere scettico sulla questione di una
conoscenza costruita laddove il controllo del sapere sembra essere più
allentato. Di fatto in queste zone franche quando giunge un lavoro gli
occhi di tutta la comunità dei parlanti lo scrutano, lo vagliano, lo
analizzano, lo divorano, se è il caso.
Giovanni Maria dice di essere pronto a ricredersi, a lui quindi questa
citazione di Rabindranath Tagore's Gitanjali, che ho tradotto
dall'inglese, in modo poco formale, ma sicuramente dal contenuto forte.
L'ho tratta dall'editoriale di Tony Delamothe su BMJ 1999;319:1515-1516
(11 December) ove annunciava la nascita di Netprint
"Netprints: the next phase in the evolution of biomedical publishing "
< http://www.bmj.com/cgi/content/full/319/7224/1515 >

"Nel luogo in cui, a testa alta, la mente è senza paura
Dove la conoscenza è libera;
Nel posto ove il mondo non è stato spezzato in frammenti da anguste
pareti  domestiche
Dove le parole vengono fuori dal profondo della verità;
Dovunque l'instancabile lotta allunga le sue braccia verso la
perfezione;
Dalla fonte in cui il fluire luminoso della ragione non ha perso il suo
corso  nel desolato deserto di sabbie inerti dell'abitudine
Laddove tu guidi la mente in avanti dentro il pensiero 
 sempre in espansione e in un'azione di continua ricerca 
In quel cielo di libertà, Padre mio, fa che si svegli il mio Paese" 

Antonella De Robbio

From: "Andrea  Pitasi" 
Date: Mon, 13 Mar 2000 00:30:37 +0100
Subject: [fondazionebassetti] Re: R:  LE STRATEGIE DELL' INNOVAZIONE

Mi devo essere perso un passaggio ma  mi sfugge il nesso coi messaggi
precedenti!!
Trovo molto interessanti le informaziioni offerreteci da  Antonella de
Robbio ma come insegnano i maestri del knowledge management   una valanga di
informazioni non dice  nulla se non rivela i propri criteri di
organizzazione.Non riesco a vedere nelle  documentatissime pagine di
Antonella qualcosa che  sia rilevante in termini di strategie di diffusione
dell'innovazione ad alto know how, se non al massimo in chiave
aneddottica.Procedure  di comunicazione  ( ma su quali criteri strategico
,tattico ed operativi , cara Antonella?, il tuo bell 'intervento non lo
specifica)   e controllo del sapere possono essere  collegati , e spesso lo
sono,soprattutto  a livello operativo tramite l'autoreferenzialità
organizzativa del knowledge manager   che  costruisce il senso delle
informazioni trasformadole in sapere, scientifico o meno    (dopo
Feyerabend.  scientifico è un aggettivo tanto ingenuo...) ma sensatamente
documentato e applicabile funzionalmente.
Ma ovviamente questi spunti aprono  il dibattito ,certamente non lo
concludono.
Cordialità
Andrea

Date: Mon, 13 Mar 2000 00:01:16 -0800
From: "Antonella De Robbio" 
Subject: [fondazionebassetti] Re: R:  LE STRATEGIE DELL' INNOVAZIONE

> Mi devo essere perso un passaggio ma  mi sfugge il nesso coi messaggi
> precedenti!!

ho voluto cogliere l'occasione, allacciandomi al discorso di Giovanni
maria
sul controllo del sapere, per offrire un punto di vista diverso.

> Trovo molto interessanti le informaziioni offerreteci da  Antonella de
> Robbio ma come insegnano i maestri del knowledge management   una
valanga di
> informazioni non dice  nulla se non rivela i propri criteri di
> organizzazione.

Io mi occupo di informazione e lavoro nel settore banche dati e
periodici 
elettronici e quindi il mio punto di vista e' orientato alla costruzione
di aree di conoscenza ai fini della diffusione dell'informazione nel
settore scientifico accademico
Il mio approccio e' pragmatico e non mi pare si aneddottico il fatto che
gli autori, quali scienziati nelle universita' o nei laboratori si 
stanno organizzando al fine di scardinare vecchi modelli di
comunicazione
e di diffusione della scienza.
Questa e' realta': citavo ALICE del CERN o il server di los Alamos,
Netprint ... stanno sorgendo decine di queste grandi aree della
conoscenza
preposta alla diffusione del sapere dalla collettivita' scientifica e 
per la collettivita' scientifica ma anche per la collettivita' intera

Non riesco a vedere nelle  documentatissime pagine di
> Antonella qualcosa che  sia rilevante in termini di strategie di
diffusione
> dell'innovazione ad alto know how, se non al massimo in chiave
> aneddottica.

Il diffondere l'informazione in modo strategico e' avere il potere in
mano.
E l'innovazione passa attraverso la comunicazione delle informazioni.
Cio' che viene attuato nei laboratori viene comunciato ed oggi la
comunicazione e' mediata da grossi colossi che impediscono una libnera
circolazione delle idee e una crescita culturale e quindi l'innovazione.

Procedure  di comunicazione  ( ma su quali criteri strategico
> ,tattico ed operativi , cara Antonella?, il tuo bell 'intervento non
lo
> specifica)   e controllo del sapere possono essere  collegati ,

La comunicazioe dal 1600 e' stata mediata da forme che oggi non reggono
piu' al nuovo modello culturale, intendo la comunicazione scientifica.
Troppi sono i meccanismi che offuscano una trasparente progressione
della
ricerca


 e spesso lo
> sono,soprattutto  a livello operativo tramite l'autoreferenzialità
> organizzativa del knowledge manager   che  costruisce il senso delle
> informazioni trasformadole in sapere, scientifico o meno    (dopo
> Feyerabend.  scientifico è un aggettivo tanto ingenuo...) ma
sensatamente
> documentato e applicabile funzionalmente.
> Ma ovviamente questi spunti aprono  il dibattito ,certamente non lo
> concludono.

Se andiamo a vedere cosa avviene all'interno di questi nuovi modelli
di comunicare il sapere scientifico ci si accorge di come vi sia
una crescita collettiva al di la' di meccanismi di autoreferenzialita',
che invece in contesti tradizionali sono mascherati spesso da forme di 
"referenzialita' incrociate",

saluti a tutti
antonella

Date: Mon, 13 Mar 2000 11:55:03 +0100
From: "Schena Alberto Antonio" 
Subject: [fondazionebassetti] strategie dell'innovazione...

Qualche osservazione a caldo dopo la lettura degli ultimi (o primi)
contributi.
1. ragazzi, che fatica! immagino che si tratti di testi composti per
essere letti su carta e non a video. spero che in futuro troveremo tutti
uno stile più da web.
2. a parte ciò, li ho trovati di grande interesse. direi che i nessi non
è necessario trovarli già pronti: si possono creare di bel nuovo (e qui
sta spesso l'innovazione. mi pare che feyerabend, contro il metodo,
sostenesse qualcosa del genere).
3. di epistemologia mi sono occupato molto tempo fa (decenni) e più
recentemente ho regalato a tutti gli ingegneri della mia azienda  "la
caffettiera del masochista". ahimé senza grande successo.
4. adesso vorrei/dovrei occuparmi di "come usare internet per diffondere
informazioni business", che è un tema diverso ma non troppo da quelli
proposti da voi.
5. che il design sia fondamentale per l'innovazione è più che certo e mi
piacerebbe accogliere l'invito a esaminare/proporre casi concreti di
successo/insuccesso.
6. non ho la citazione esatta sotto mano, ma in "killer app" (ed. etas?)
viene teorizzata la strategia illustrata da antonella per le riviste
medico/scientifiche: cannibalizzate voi stessi i vostri servizi... prima
che ci pensi qualcun altro. ovviamente questo è un ragionamento da
markettaro, ma anche la scienza ha bisogno di marketing - e design...
7. temo di non avere tempo per dare contributi più documentati, ma spero
di servire come lettore attento - e critico.

alberto schena

Date: Tue, 14 Mar 2000 00:10:02 +0100
From: Davide Fasolo 
Subject: [fondazionebassetti] L'Innovazione Responsabile .

Intervengo nella discussione volendo riportare, se i partecipanti
sono d'accordo, le fila (non a caso "thread" e' traducibile letteralmente
con "filo") al tema di fondo del forum:
 "L'Innovazione Responsabile"
Ogni discussione e' paragonabile ad un tronco di un albero da cui si 
dilatano numerosi rami che magari possono intrecciarsi tra di loro.
Il ramo inaugurato da A. Pitasi e ripreso da A. De Robbio relativo alla
"Diffusione dell'Innovazione" e' sicuramente molto stimolante e 
non off-topic, ma vorrei ritornare alle radici del tronco della nostra
discussione per porre, per ora brevemente e in "stile web", come suggeriva
giustamente A. Schena, solo alcune questioni:
 "L'Innovazione Responsabile" dunque, l'innovazione è l'introduzione di 
una scoperta, di un nuovo evento in una realtà preesintente che si prestava 
ad essere rinnovata. 
- L'innovazione e' l'improbabile che inizialmente si fa possibile e poi
necessario -.
La scoperta è l'evento che rivela come il mondo sia in movimento, 
in progresso verso nuove dimensioni e forme.
L'innovazione è allora un evento fondamentale e di enorme importanza
degno di pensiero e di discussione per comprendere la realta' del progresso
del mondo.
L'innovazione produce i suoi Effetti di rinnovamento sul mondo e di riflesso
su coloro che abitano il mondo, gli esseri viventi.
L'innovazione produce un cambiamento nel mondo e anche in chi e' il
responsabile
per eccellenza dell'innovazione, l'uomo. L'uomo e' l'animale innovativo in
primis,
e mediante l'innovazione modifica il mondo e se stesso all'interno del mondo.
L'antropologia filosofica ci insegna (Nietzsche, M.Scheler, A.Gehlen e altri)
come l'uomo sia un animale incompiuto, non definito ma sempre in una
progressiva
ricerca di se'. Mediante l'innovazione l'uomo si modifica e cresce, supera
i propri limiti, e questo accade nell'innovazione tecnologica e
biotecnologica.
Se e' vero che l'innovazione e' una risorsa che puo' portare l'umanita'
verso la propria crescita e' anche vero che essa potrebbe nascondere delle
insidie. E le insidie nascono quando l'innovazione non e' controllata
consapevolmente nelle sue molteplici variabili dall'uomo stesso, ecco
perche' l'uomo deve essere, heideggerianamente, pastore dell'innovazione.
Qui entra in gioco la responsabilita', la responsabilita' del controllo
consapevole dell'innovazione, una grande responsabilita' che ha i suoi 
riflessi diretti sul futuro del mondo e dell'uomo stesso.

Avrei molto altro da dire, ma per ora mi fermo per non appesantire la
discussione
e per rimanere fedele al mio proposito di stare nei limiti della leggibilita'
per la rete.

Saluti da Davide Fasolo

Date: Tue, 14 Mar 2000 08:07:28 -0800
From: "Antonella De Robbio" 
Subject: [fondazionebassetti] Re: Work in progress

Per la sezione delle risorse, strumenti, tools da inserire sotto Links
dai materiali 
< [Ndr del 17 aprile 2001: qui era presente un link al sito in fase sperimentale] >
mi vengono in mente alcune idee/considerazioni. 
Come dice Giovanni Maria
bisogna fare in modo che le risorse da mettere a disposizione nel
sito siano il più possibile oriented ai topics discussi nel Sito e nel
Forum, ma al contempo, possano interessare un pubblico di lettori che
richiedono strumenti non necessariamente tanto focalizzati,
bensì fruibili agevolmente. 

La relazione di Piero Bassetti di Cagliari,  mi ha stimolata fortemente
sotto piu' aspetti, in particolare, dal mio punto di vista, vedrei
opportuno mettere a disposizione dal sito della Fondazione strumenti
che aiutino ad andare nella direzione del "divenire soggetti organici"
quali soggetti che possono/sanno "vedere/recepire" e in seguito
partecipare alle decisioni del Principe... 

Ho pensato per esempio che affiancata ad una pagina per  l'accesso a
risorse di ambito economico/finanziario/business, entro LINK nei
MATERIALI, potremmo metterci anche una  pagina analoga su risorse
giuridiche. 

Non una pagina molto tecnica, ma di facile approccio. 
Per esempio link alle leggi della XIII legislatura, sul siti
situtzionali di Senato e Camera, ove vi sono acnhe i disegni di legge. 
Il nuovo sito del Ministero Giustizia comprende una raccolta di leggi
su tematiche sociali bene organizzate e
soprattutto le normative sono annotate con link ipertestuali.
Il Ministero Finanze dovrebbe mettere a disposizione la banche dati con
le
leggi sul fisco... 

Il poligrafico si sta attrezzando e comunque ha gia' ristrutturato il
sito Le banche dati dell'Istituto giuridico del CNR, comprensive della
banca dati (putroppo cessata) STOP relativa alla stampa di opinione Nel
sito IDG vi sono una decina di banche dati utilissime, si ambito
legislativo ma anche sociale. 

Vi si trovano per esempio le Direttive europee sull'ambiente. Potremmo
mettere qualcosa sul lavoro, (legge sulla sicurezza) e sul telelavoro,
ci sono siti specializzati. 

Le banche dati dell'ENEA sull'ambiente, offrono tutta la normativa e
dati per un'evoluzione che tenga conto degli aspetti ecologici. 

L'ISTAT offre annuari e statiche sul Paese. 

Non troppa roba direi, ma quello che serve affinche' si possa
raggiungere quell'informazione che il Principe mette a disposizione in
modo attualmente frammentario ma che e' fondamentale per un soggetto
del terzo tipo per fare innovazione responsabile. 

Serve sapere dove trovare l'informazione, sebbene leggi e normative
spesso non sono ne' chiare ne' trasparenti e soprattutto sono tante e
spesso contradditorie ... 

In ogni caso conoscere i contenitori e' essenziale. 

Si tratta di risorse accessibili
gratuitamente.

Antonella De Robbio 

Date: Fri, 17 Mar 2000 16:21:23 -0800
From: "Antonella De Robbio" 
Subject: [fondazionebassetti] Re: L'Innovazione Responsabile .

Riprendo il filo del discorso iniziato da Davide, a costruire una
trama ipertestuale, in un gioco di citazioni

   "L'Innovazione Responsabile" dunque, l'innovazione è l'introduzione
di
  una scoperta, di un nuovo evento in una realtà preesintente che si
prestava
  ad essere rinnovata. [Davide]

L'introduzione di una scoperta, aggiunge una nuova conoscenza alle cose
del Mondo, si inserisce un nuovo tassello, ma come dice Goethe
"con la conoscenza cresce il dubbio" e percio' di riprende a ricercare.
L'innovazione quindi e' un evento ciclico, la resposansabilita' invece
e' un  punto fermo, sta al centro quale riferimento [Antonella]

  - L'innovazione e' l'improbabile che inizialmente si fa possibile e
poi
  necessario -. [Davide]

Tullio Regge, citato in un'intervista a Giorrello su Mediamente, dice:
"Senza venditori di sogni, la scienza moderna non avrebbe  potuto avere
l'impulso formidabile che ha avuto. Oggi è possibile sognare in rete".
Il "muro dei sogni" di William Gibson, prosegue Giorrello
e' formato da "tutti quei programmi audaci che sembrano sfidare
la costellazione delle credenze ricevute, le  abitudini acquisite dai
ricercatori,
ma sono anche gli stimoli, che ci spingono a guardare più in là, 
a superare i limiti, posti anche dal successo di altre prospettive. 
In questo senso i grandi scienziati, da Galileo a Bohr ad Einstein, 
sono stati tutti dei sognatori." [Antonella]

  La scoperta è l'evento che rivela come il mondo sia in movimento,
  in progresso verso nuove dimensioni e forme. [Davide]

Per Bohr il progresso non era altro che una successione di tentativi.
Quando porpose per la prima volta la sua molecola d'idrogeno, lo fece
descrivendone la natura e il modello, al di la' della sua comprensione

  L'innovazione è allora un evento fondamentale e di enorme importanza
  degno di pensiero e di discussione per comprendere la realta' del 
  progresso  del mondo.
  L'innovazione produce i suoi Effetti di rinnovamento sul mondo e 
  di riflesso
  su coloro che abitano il mondo, gli esseri viventi. [Davide]

Watson e di Crick, scopritori del modello a doppia elica  del D.N.A., 
non avrebbero mai immaginato l'effetto sul mondo della loro scoperta.
Ora il progetto "Genoma umano" patrimonio dell'umanita' intera e' 
un sogno collettivo che proietta una serie di aspettative sul futuro, 
e si traduce acnhe in direttive di ricerca, con ricadute 
tecnologiche significative piu' o meno immediate. [Antonella]

   E le insidie nascono quando l'innovazione non e' controllata
  consapevolmente nelle sue molteplici variabili dall'uomo stesso, ecco
  perche' l'uomo deve essere, heideggerianamente, pastore
dell'innovazione. [Davide]

Si', e' pur vero che molte scoperte fatte da menti eccelse, 
prendiamo tutta la scuola di Fermi, Oppenhaimer, Majorana, 
hanno portato poi ad applicazioni delle loro scoperte a fini
distruttivi. 
Il loro fine fu prevaricato, da altri,
ma talvolta e' pur vero che nel riceratore prevale l'orgoglio e 
l'andare avanti ad oltranza, quasi sfidando la natura e i codici  
[Antonella]

  Qui entra in gioco la responsabilita', la responsabilita' del
controllo
  consapevole dell'innovazione, una grande responsabilita' che ha i suoi
  riflessi diretti sul futuro del mondo e dell'uomo stesso. [Davide]

Mi fermo qui', per stanotte, molti sarebbero i discorsi, le frasi,
le riflessioni, ma poco per volta apriamo i cancelli...
Chiudo per ora con una riflessione di un medico, Richard Feyman:
"Una volta, nelle Hawaii, mi portarono a visitare un tempio buddista.
Nel tempio un uomo mi disse: 'ora ti diro' una cosa che non 
dimenticherai mai. A ogni uomo viene data la chiave del paradiso, 
ma la stessa chiave apre le porte dell'inferno'. [...]
Dovremmo forse buttare via la chiave e perdere l'unica speranza 
di aprire le porte del paradiso? 
O non dovremmo piuttosto sforzarci di trovare il modo migliore di
usarla?" [Antonella]

Antonella De Robbio

Date: Sat, 18 Mar 2000 11:57:51 +0100
To: fondazionebassetti@eGroups.com
From: Davide Fasolo 
Subject: [fondazionebassetti] L'Innovazione Responsabile 2 (Conseguenze
 pratiche).

Ringrazio Antonella per l'intervento che mi da l'opportunita'
di ampliare il discorso.

>L'introduzione di una scoperta, aggiunge una nuova conoscenza alle cose
>del Mondo, si inserisce un nuovo tassello, ma come dice Goethe
>"con la conoscenza cresce il dubbio" e percio' di riprende a ricercare.
>L'innovazione quindi e' un evento ciclico, la resposansabilita' invece
>e' un  punto fermo, sta al centro quale riferimento [Antonella]

Certo, ma mi chiedo ... in questa epoca in cui il nuovo non puo' mai dirsi
tale in quanto superato nel breve da un'altra novita' esistono punti fermi?

Ricordiamoci che i grandi filosofi hanno definito l'epoca attuale, l'epoca del
Nichilismo, e penso innanzi tutto a Nietzsche, Heidegger e Severino.

Responsabilita' e' responsabilita' di fronte ad un'altro che ci sta sopra,
che ha potere su di noi. Una legge morale e' qualcosa verso cui siamo
responsabili,
Dio e' qualcosa verso cui siamo responsabili. La nostra responsabilita' verso
questo "trascendente" e' una responsabilita' interiore che sentiamo
intimamente.
Sentiamo questa legge morale come giusta e comportandoci "male" ci sentiamo
in colpa
per averla violata. 
Ma questo trascendente, ha ancora potere su di noi? Puo' ancora farci
sentire in colpa?
I valori perdono potere sul nostro intimo, non valgono piu', questo e'
nichilismo
per Nietzsche.

Oggi l'uomo si sente svincolato da ogni valore e quindi si comporta in modo
a volte irresponsabile, e questo accade anche (riallacciandomi qui
all'intervento
di Bassetti a Cagliari) all'imprenditore e all'impresa che non si riconosce
nel
sistema in cui vive. Un esempio sono oggi le multinazionali che manipolano
geneticamente
senza curarsi degli effetti che questo comportamento potrebbe avere sulla
salute dell'uomo
stesso. Il fine che muove l'impresa non e' certo un imperativo categorico
di kantiana memoria:
"Fai in modo che la massima della tua volonta' valga come principio di
legislazione universale !"
Il fine e' il guadagno economico nell'immediato senza curarsi di quelle che
possono essere
le conseguenze a lungo termine.
Il potere di queste superimprese e' oggi superiore addirittura a quello del
"principe" o 
sarebbe meglio dire "principi" vista la loro diffusione multinazionale,
sono loro oggi
a detenere la "volonta' di potenza" ed a determinare il modo in cui si
evolvera' il mondo,
sono loro a tenere le redini dell'innovazione, un innvovazione che rischia
di essere troppo
irresponsabile.

>Watson e di Crick, scopritori del modello a doppia elica  del D.N.A., 
>non avrebbero mai immaginato l'effetto sul mondo della loro scoperta.
>Ora il progetto "Genoma umano" patrimonio dell'umanita' intera e' 
>un sogno collettivo che proietta una serie di aspettative sul futuro, 
>e si traduce anche in direttive di ricerca, con ricadute 
>tecnologiche significative piu' o meno immediate. [Antonella]
>Si', e' pur vero che molte scoperte fatte da menti eccelse, 
>prendiamo tutta la scuola di Fermi, Oppenhaimer, Majorana, 
>hanno portato poi ad applicazioni delle loro scoperte a fini
>distruttivi. 
>Il loro fine fu prevaricato, da altri, ma talvolta e' pur vero 
>che nel riceratore prevale l'orgoglio e l'andare avanti ad oltranza, 
>quasi sfidando la natura e i codici  [Antonella]

Qui a mio modo di vedere va operata una distinzione tra la "scoperta" e
l'"innovazione".
La scoperta e' un evento che da una situazione sperimentale di "laboratorio"
scopre qualcosa di inaudito e nuovo. Verso la scoperta l'unica responsabilita'
e' di fronte la verita', e questa la chiamerei una responsabilita'
epistemologica piuttosto che morale(questo e' comunque un problema da
discutere),
chi scopre e' tenuto a rivelare la scoperta, lo scienziato che pur scoprendo
non rivela i risultati della propria sperimentazione e' responsabile di fronte
"la verita'", e' un bugiardo.
L'innovazione e' invece l'applicazione tecnica della scoperta, verso la quale
esiste invece una responsabilita' morale, di chi rende praticabile la scoperta
in un certo modo. 
Un esempio lo abbiamo nel caso della scoperta della fissione nucleare (non
e' possibile
attribuire colpe a chi ha fatto questa scoperta ma solo merito), che ha un suo
effetto immorale nella sua applicazione attraverso la bomba atomica (in questo
caso chi ha voluto creare tale innovazione deve assumersi le proprie
responsabilita').
Questa mia distinzione potrebbe tornare utile per comprendere anche la
questione
della "brevettabilita'" che oggi sembra coinvolgere tutto, anche la vita. 
A mio modo di vedere e' brevettabile l'innovazione e non la scoperta, chi
scopre
un gene non puo' brevettarlo perche' non e' lui ad averlo creato.
E' invece brevettabile ta tecnica che ci permettera' di utilizzare quel
gene per
esempio per curare una certa malattia.

>Mi fermo qui', per stanotte, molti sarebbero i discorsi, le frasi,
>le riflessioni, ma poco per volta apriamo i cancelli...
>Chiudo per ora con una riflessione di un medico, Richard Feyman:
>"Una volta, nelle Hawaii, mi portarono a visitare un tempio buddista.
>Nel tempio un uomo mi disse: 'ora ti diro' una cosa che non 
>dimenticherai mai. A ogni uomo viene data la chiave del paradiso, 
>ma la stessa chiave apre le porte dell'inferno'. [...]
>Dovremmo forse buttare via la chiave e perdere l'unica speranza 
>di aprire le porte del paradiso? 
>O non dovremmo piuttosto sforzarci di trovare il modo migliore di
>usarla?" [Antonella]

Grazie Antonella questa ultima frase dimostra come la poesia possa venirci
in aiuto anche per districarci nei sentieri della verita'.

Saluti da Davide Fasolo.

Date: Sat, 18 Mar 2000 08:26:34 -0800
From: "Antonella De Robbio" 
Subject: [fondazionebassetti] Requiem per un cielo stellato

segnalo l'articolo di Tullio Regge su Le Scienze
di Marzo 2000 sull' "inquinamento luminoso",
problema quasi per nulla sentito nemmeno dagli 
ambientalisti
< http://www.lescienze.it/pag_opinione.htm >

Antonella De Robbio

Date: Sat, 18 Mar 2000 19:23:00 +0100
From: "G.M. Borrello" 
Subject: [fondazionebassetti] Re: LE STRATEGIE DELL' INNOVAZIONE

At 15.03 12/03/00 -0800, Antonella De Robbio  wrote:
>Giovanni Maria diceva di essere scettico sulla questione di una
>conoscenza costruita laddove il controllo del sapere sembra essere più
>allentato.

Il mio scetticismo sul controllo della conoscenza concerne non le
iniziative in sè, che anzi, andranno sicuramente in porto, quanto il fatto
che le originarie intenzioni in tal modo si realizzino davvero.
Voglio dire --e le indagini sulla brevettazione del codice genetico ce lo
mostrano ogni giorno-- che è fin troppo evidente che ciò che non si vuole
che sia controllato basta tenerlo oculatamente segreto e, se possibile,
bloccarne la fruizione attraverso lo strumento delle privative industriali
sul prodotto finale. Ricordo, tra l'altro, un'interessantissima
trasmissione su RAI 3, Report (ottobre - novembre '99), in cui la
video-reporter Milena Gabanelli (che ne è l'autrice e curatrice) ha
ricostruito, nel limite del possibile, gli iter di business che alcune
(poche) società nel mondo portano avanti con riferimento alla brevettazione
degli organismi botanici. Sono attività che si svolgono oggi qui, domani lì
--per esempio in Thailandia, ma anche in Nuova Zelanda-- per evitare che le
società-schermo che se ne occupano siano riconoscibili e quindi tracciabili
(sono frequenti le trasformazioni, le [apparenti] cessazioni e i cambi di
denominazione).
Spesso l'unico modo per condurre un'indagine in questo settore è seguire
(nel senso di "inseguire") gli individui che ne fanno parte: Tizio oggi
lavora per la Stranamore.Srl e dopo qualche anno, da un'altra parte del
mondo lo si ritrova --guarda un po'-- alla Serenity.Inc (che poi è sempre
la Stranamore un po' cresciuta e in versione politically correct). Ma
neppure lui si chiama più Tizio: il suo nome ora è Caio. La giornalista
investigativa incaricata ha ricostruito per Report, recandosi in loco,
proprio un caso del genere, in cui una persona è scomparsa insieme a una
società e, poco dopo, in un'altra società è comparso un altro individuo,
con nome del tutto diverso, ma, fisicamente, "sorprendentemente" identico
al primo. Il che o conferma l'esistenza della clonazione umana, oppure è
indice di qualcos'altro...

Questo per dire che intorno alle ricerche scientifiche sulle quali gravita
un business davvero grosso viene --ovviamente-- stesa una cortina
impenetrabile.

Tutto ciò con la RESPONSABILITA' per l'innovazione c'entra eccome. C'entra,
cioè, col problema del CONTROLLO, che --a mio modo di pensare-- è una
faccia del problema nient'affatto secondaria.

Allora, il punto sta, a mio avviso, nel chiedersi: è possibile che si
determinino situazioni tali (strategicamente orientate?) per cui una
ricerca in un campo "proibito" (vietato dalla legge, bandito dalla morale,
ecc.) trovi difficoltà ad essere condotta in quanto marginalizzata a tal
punto (dai movimenti di opinione) da diventare sì ancor più fruttuosa, ma
anche molto difficile da proseguire?
Questa è la strategia che sta anche alla base di "Green Peace". O mi sbaglio?

V'è anche da considerare che, in realtà, non è mai nella fase della Ricerca
pura (R[esearch] &...) che interviene l'appropriazione dei risultati da
parte di un soggetto economico, bensì nella fase dello sviluppo (...
D[evelopment]); ma soprattutto in quel peduncolo finale di questa che
consiste nell'applicazione del portato scientifico, e quindi nel suo
*puntuale* assorbimento nell'ambito delle privative industriali.

Sarà mica che mentre noi, qui in Italia, e loro altri, là in USA (o in un
altro dei sette Paesi più industrializzati), ci stiamo dando da fare per
mettere in piedi free-server interconnessi e, anzi, lo facciamo sul serio
(perché siamo tutti pieni di buona volontà), qualcun altro (la cui volontà
ha invece ben altri "telos") mira al sodo e mette su un'attività niente
male... in Estremo Oriente?

  --------------------------------------
| Qualche reference:
| - Il curriculum della Gabanelli:
|   < http://www.liceomalpighi.bo.it/scuola/gabanell.htm >
| - Community of Science:
|   < http://www.cos.com >
| - Una delle porte di accesso a Medline:
|   < http://medline.cos.com >
  --------------------------------------

Aggiornamento del 17 maggio 2001: la scheda della trasmissione sul sito della Rai (www.report.rai.it)

Chi controlla i geni, controlla il XXI secolo (trascrizione della trasmissione) [su (www.report.rai.it)]new.gif (896 byte)[16 novembre 2001]
di Stefania Rimini

La "biopirateria" é l'appropriazione delle risorse genetiche degli altri per brevettarle e guadagnare. I biopirati sono aziende, università, che hanno identificato queste risorse e vogliono avere un monopolio privato su di esse per almeno 20 anni.
Anche l'Italia è stata vittima di atti di biopirateria. Gli australiani hanno registrato 4 varietà di trifoglio sotterraneo prelevato in Sardegna nel 1977, e hanno le royalties su questo trifoglio, ovvero nel prezzo di vendita dei semi, i pastori sardi pagano i diritti agli Australiani.
La battaglia per il possesso delle risorse genetiche è una tra le più silenziose all'interno della globalizzazione.

Particolarmente stimolante, nel primo degli interventi di Antonella, il
richiamo al rapporto tra etica (del ricercatore o dell'imprenditore) e
celere divulgazione di informazioni. Mi ricorda la frase di Napoleone,
secondo cui più che la Giustizia sia giusta è importante che sia rapida. E
questo ci riconduce al tema delle *procedure*.

(Grazie, Antonella, per la bella citazione di Tagore)

Date: Sat, 18 Mar 2000 15:16:16 -0800
From: "Antonella De Robbio" 
Subject: [fondazionebassetti] Innovazione e responsabilita'

Quando ieri descrivevo il processo di innovazione 
come movimento ciclico, mi riferivo essenzialmente 
alla necessità quasi fisiologica dell'uomo di 
comprendere sia l'infinitamente grande, sia 
l'infinitamente complesso.
Sara' forse un punto di vista utopistico, ma penso 
che prima di tutto, alla radice dell'uomo, vi sia 
questo bisogno di conoscenza che lo spinge a ricercare sempre.
Citavo Goethe "con la conoscenza cresce il dubbio" 
perche' ad ogni nuova scoperta si sente la necessita' 
di progredire oltre, e si rimette in discussione cio'
 che solo poco prima era un dato certo.
Davide giustamente dice " in questa epoca in cui il nuovo
 non puo' mai dirsi tale in quanto superato nel breve 
da un'altra novita' esistono punti fermi?"
Il punto fermo a cui mi riferivo e' il concetto di 
responsabilità che deve sempre essere al centro di 
ogni azione. 
Ma non tanto perche' dobbiamo rispondere ad una legge
 morale che ci sovrasta, non tanto perche' in modo 
trascendente dobbiamo risponderne verso l'alto, ma 
perche' questo senso morale deve abitare dentro di 
noi, perche' questa
legge morale guarda prima di tutto verso il basso: 
verso l'infinitamente piccolo che e' un granello 
dell'infinatamente grande.
Il progresso e' cicliclo non e' lineare, perche'
 riporta ai punti di partenza, con dubbi che rimettono
 le certezze in discussione.
Si fanno innovazioni, non si puo' certo dire che nel 
corso della storia l'uomo non si sia progredito 
tecnologicamente.
C'e' stata un'evoluzione biologica, mentale, tecnologica.
Gli oggetti inventati dall'uomo che popolano il mondo 
delle cose in cui vive, sono oggi oggetti altamente tecnologici.
Ma cio' che ci riporta sempre al punto di partenza e'
 la consapevolezza che abbiamo solo "ricreato un ambiente
 piu' evoluto", ma non per questo piu' sicuro, apparentemente 
piu' accogliente, piu' comodo.
Le domande di sempre sono ancora tutte da esplorare e ogni
 volta che ci si avvicina ad una verita', che quasi la si 
tocca, si apre una voragine.
Per questo citavo Tullio Regge, nel suo libro di 
incomparabile bellezza "L'Infinito",  lui che e' un fisico, 
un uomo concreto che guarda all'infinitamente piccolo delle 
particelle che abitano l'infinitamente grande, con occhi di 
filosofo e con umile rispetto ci insegna che "l'uomo e' 
limitato come lo sono i suoi strumenti di rilevazione, 
ma quasi certamente il mondo fisico e' infinito sia nelle
 sue dimensioni che nella sua struttura logica".
Gli eventi ciclici dell'uomo si collocano in questo spazio
 infinito.
Enrico Bellone sull'editoriale de le Scienze ci ricorda come,
 nonostante siano passati quattrocento anni da quando in Campo
 dei Fiori a Roma Giordano Bruno venne messo al rogo (era il
febbraio del 1600), non sia tramontato il sospetto che l'aumento 
delle conoscenze possa generare mostri.
Scienza e opinione sono tra loro inseparabili e vi e' un 
delicatissimo rapporto tra cio' che si impara e si inventa
 nei laboratori e quello che invece ci viene comunicato dai
 mezzi di comunicazione.
Sta anche qui la responsabilita', da parte di chi comunica 
e diffonde l'informazione (il mio primo mail).
Responsabilita'  e consapevolezza vanno di pari passo.
E' per questo che si deve combattere affinche' la perdita
dei valori, il nichilismo di cui parla Nietzsche sia solo 
una fase superabile, una fase transitoria, un doloroso momento 
di passaggio verso consapevolezze e responsabilita'.
Dunque responsabilita' di chi pone le invenzioni al mondo, ma
 responsabilita' anche da parte di chi le comunica in modo
 spesso distorto.
La chiave di Feynman a cui accennavo alla fine del mio mail
 che puo' aprire le due porte, e' intesa anche in questo senso.
Ogni scoperta puo' avere una doppia anima, ma anche una
 diffusione dell'informazione distorta puo' condurre a
 bloccare ricerche fondamentali: è il caso della
 bioingenegneria genetica.
"Il muro dei sogni", l'osare verso nuove frontiere e' parte 
dell'uomo, dicevo nel mio mail frammentario di ieri, ma non
 per questo deve essere un osare irresponsabile.
Se nel 1953 Francis Crick e James Watson non avessero osato, 
 ora non saremmo a discutere sul progetto "Genoma Umano".
E riprendo la frase di Davide:

"Oggi l'uomo si sente svincolato da ogni valore e quindi 
si comporta in modo
a volte irresponsabile, e questo accade anche (riallacciandomi 
qui all'intervento di Bassetti a Cagliari) all'imprenditore
 e all'impresa che non si
riconosce nel sistema in cui vive. 
Un esempio sono oggi le multinazionali che manipolano
geneticamente senza curarsi degli effetti che questo 
comportamento potrebbe avere
sulla salute dell'uomo stesso."

Certo, per questo come nella bella relazione di Bassetti 
e' piu' volte sottolineato, vi e' necessita' di "partecipare" 
quali "soggetti organici" alle azioni del Principe.
Non basta che vi siano delle norme che altri predispongono e 
che bisogna osservare perche' sono la legge, ma e' necessario 
che si partecipi alla costruzione di norme con consapevolezza, 
perche' riguardano il mondo in cui siamo immersi.
E' da considerare il fatto che il "diritto alla sicurezza 
ambientale" e' un diritto retivamente recente, negli ultimi 
decenni i diritti si sono moltiplicati, dovuti alla crescente
 complessita' della societa', e si sono via via affermati i 
concetti di tutela di diritti non solo verso "gli altri" ma 
verso "altri esseri viventi oltre all'uomo", verso gli ambiti ...
Fenomeni fisici quali il buco dell'ozono, l'inquinamento 
dell'aria, delle  falde acquifere, le recenti catastrofi 
ecologiche Bophal e Cernobyl, hanno fatto sorgere una 
coscienza di "ambiente che non deve avere confini", una 
sensibilità dapprima limitata a fasce elitarie borghesi 
e colte, poi dilagata e sfociata nel sociale divenendo 
una questione di massa.
Ora tocca a chi si occupa di innovazione tenerne conto.
L'innovazione non potrà ignorare ancora a lungo questi 
processi evolutivi innescati ormai  nella coscienza collettiva,
 soprattutto perche' i diritti delle generazioni future, stanno 
alla base del progredire biologico degli esseri viventi .
 Hans Jonas,  filosofo di origine ebraica,  nel suo testo
 fondamentale dall'eloquente titolo 
"Principio di responsabilita'" colloca questo senso di
 responsabilita' di ogni azione quale nocciolo primo, 
principio morale imprenscindibile per una politica mondiale 
a rispetto della vita stessa sulla terra.

Antonella De Robbio

From: "Andrea  Pitasi" 
Date: Sun, 19 Mar 2000 01:43:05 +0100
Subject: [fondazionebassetti] R:  Innovazione e responsabilita'

.....partecipare  all'azione del Principe come soggetti organici  o
l'innovatore,in quanto soggetto organico,   dovrebbe farsi egli stesso
principe    per evitare che     le banalità  del senso comune, della
tradizione e  del potere  politico-istituzionale   creino  e uccidano i
mostri da loro stessi generati.  Forse  l'esempio  è scontato    e banale
ma io non sono cosi'  conivnto che   lo stato italiano ci abbia tutelato
davanti ad un'innovazione irresponsabile quando ha  screditato la terapia di
Bella....
saluti a tutti
Andrea

Date: Sun, 19 Mar 2000 02:30:02 -0800
From: "Antonella De Robbio" 
Subject: [fondazionebassetti] Re: R:  Innovazione e responsabilita'

Andrea Pitasi ha scritto:

|  Forse  l'esempio  è scontato    e banale
|   ma io non sono cosi'  conivnto che   lo stato italiano ci abbia
|   tutelato
| davanti ad un'innovazione irresponsabile quando ha  screditato la
|  terapia di
|  Bella....

un'invenzione va vagliata, prima di essere comunicata alla
collettivita'.
Quando affermo che la comunicazione dovrebbe essere "libera"
cioe' non mediata dai colossi editoriali o da forme di "presentazione",
da parte dei mass media, allarmistiche, mi focalizzo sul "dopo",
cioe' su quello che gia' e' stato ricercato, studiato, analizzato
secondo "protocolli accreditati". 
Siamo nell'epoca della qualita' per giunta, della "sicurezza". 
E soprattutto nei laboratori si opera mediante processi 
di qualita' secondo protocolli standard.
Ora non voglio entrare nel dettaglio, ... per laboratori possiamo
intendere anche le biblioteche dei matematici, ma nel caso
biomedico (Di Bella), ma non solo quando un ricercatore fa una scoperta,
"prima" di comunicarla deve assicurarsi che sia stata eseguita
secondo un procedimento standard. Ci sono i protocolli.
E in Italia sono molto piu' rigidi in certi casi, che negli StatiUniti.
I altri casi il contrario, dipende dal contesto.
Per esempio la biguanide, farmaco antidiabetico ipoglicemizzante
in Italia era usato molto prima che a Boston, al contrario 
certe tecniche chirurgiche come per esempio il Lasik 
a Stanford prevede standard piu' aperti e ampi rispetto
all'Italia (rispetto ai requisiti che deve avere il paziente
per essere sottoposto all'intervento). Solo per citare 
degli esempi banali.
Con questo voglio dire che se vi e' un standard che
viene stabilito non tanto dal Principe ma dalla comunita'
scientifica e approvato dai competenti organi istituzionali,
deve essere seguito. E fare falsa informazione e' creare
mostri come ci dice Bellone, all'incontrario in questo caso.
Si puo' discutere finche' si vuole (nelle sedi scientifiche
competenti ovviamente) se quello standard/protocollo
e' rigido oppure troppo lasco, ma una volta che uno
standard esiste , appunto deve essere rispettato.
Di Bella non ha seguito il protocollo. Non vi erano dati 
da protocollo. Nessuno entra nel merito delle sue ricerche
specifiche, se valide o meno,  ma
sul metodo. Il rigore in questi casi e' d'obbligo, nello
svolgimento della ricerca e, di riflesso, nel comunicare
la ricerca stessa alla collettivita', per farne comprendere 
i contenuti ai colleghi nel mondo. La stampa, in
questa fase, dovrebbe starne fuori se non e' in grado
di fare informazione corretta.
Sarebbe molto pericoloso se il Principe in questo caso
avesse lasciato fare. Quanti altre ditte farmaceutiche,
laboratori, ne avrebbero aproffittato senza regole
di riferimento? In questo caso le eccezioni ai
protocolli possono essere pericolose.
Quando cito la poesia di Tagore, mi riferisco
al pensiero e ai luoghi della conoscenza che
devono essere dei contenitori liberi, ma liberi
non significa che tutti ci buttano dentro di tutto.
Il contrario. Per curiosita' andate a vedere
cosa vi e' dentro questi server, vi e' molto piu'
rigore che in certi articoli scritti sui riviste
accreditatissime, che poi vengono accanitamente 
fatti a pezzi dai colleghi sugli editoriali dei numeri
successivi.
E' il "modo di comunicare" che va
rivoluzionato, non il metodo di fare ricerca.
E' ovvio che quando si hanno a disposizione 
i risultati delle ricerche immediate di altre menti, e' ovvio
che vi si attui anche  una rivoluzione del pensiero.
Quando dico di partecipare alle azioni del Principe
in modo organico, significa anche il rispetto delle
regole e nel caso cambiarle laddove non
siano adeguate per uno sviluppo responsabile.
Nel caso Di Bella, ma e' un parere personalissimo,
la regola non andava cambiata.
Cio' che va cambiato e' il modo di comunicare certe
informazioni scientifiche da parte dei mass media,
che gettano scompiglio tra la gente comune.
Il giornalismo scientifico attuale (non solo medico, ci ritorneremo
su) non ha piu' nulla a che vedere col giornalismo scientifico
come nacque.
Giovanni Maria a ragione teme che molti laboratori, ditte, senza
sacrupoli
potrebbero fruire delle libere ricerche in questi server, tenendo
segreti
i loro obbiettivi e le loro ricerche. Si', e' un rischio che comunque
vi e' da sempre. Vanno cambiate le norme sulla brevettabilita'.
E' qui' che si deve agire all'interno del Principe per crare norme
con impianti dai contenuti etici prima di tutto.
Le idee dell'uomo sono patrimonio dell'unamita', come il
progetto Genoma Umano non puo' essere brevettato

grazie a tutti dell'ascolto e scusate la forma "diretta"
Antonella De Robbio

Date: Sun, 19 Mar 2000 12:42:10 +0100
From: "G.M. Borrello" 
Subject: [fondazionebassetti] Re: R:  Innovazione e responsabilita'

Antonella De Robbio wrote
>Giovanni Maria a ragione teme che molti laboratori, ditte, senza
>sacrupoli
>potrebbero fruire delle libere ricerche in questi server, tenendo
>segreti
>i loro obbiettivi e le loro ricerche.

No, io questo non lo temo. Non l'ho detto. E mi guardo bene dal pensarlo.
Sarebbe come dire che bisogna comprimere la libertà ad informare (sempre che
qualcuno ancora ci creda) perché se no dell'informazione può essere fatto un uso
che non approviamo... brutta storia.
Può darsi che anche le "ditte senza scrupoli" si servano delle ricerche presenti
in questi server, ma questo non dovrebbe importare. E non dovrebbe neppure
essere avvertito come "un rischio". Il problema è un altro.

Controllo dell'informazione può avere diversi significati.
Io parlavo di controllo "del sapere" che è cosa che credo differente da
"controllo dell'informazione".
Soprattutto parlavo del Controllo del Sapere come altra faccia della
Responsabilità derivante da un'Innovazione. Ma è sul senso del termine
"derivante" che vi sarebbe da riflettere.

Sono molto dubbioso anche sulla tua affermazione secondo cui le norme sulla
brevettabilità andrebbero cambiate e temo le norme dai contenuti etici (ma,
ovviamente, soltanto quando non sono le "mie" norme).

Non credo che ci sia davvero un modo di impedire sperimentazioni ai margini
dell'etica dai più condivisa. Non credo neppure che sarebbe un bene. Penso,
invece, che bisogna essere consapevoli di fatti che non sono soltanto
"sperimentazioni", perché sono andati già ben oltre, e che quindi è necessario
confrontarsi con essi. E' un po' come la storia dello spionaggio e del
controspionaggio: sono questi che fanno vincere le guerre. Anche le guerre nel
mondo degli affari. Anche le guerre... che non esistono: v. Echelon.
E' tutto un problema di dimensioni. Io mi soffermerei sulla scala dei
"protocolli di comunicazione" (v. modello interazionistico, Pitasi) e quindi
anche delle procedure (a proposito: "protocollo" *non è* "procedura").
Dunque è quest'ultima dimensione di scala quella a cui mi riferivo, e vorrei
riferirmi, parlando di "controllo".

Vorrei una risposta, o forse un'opinione, su quanto dicevo riguardo alla
strategia di Green Peace.
Thanks.

From: "Andrea  Pitasi" 
Date: Sun, 19 Mar 2000 13:40:07 +0100
Subject: [fondazionebassetti] Re: R:  R:  Innovazione e responsabilita'

Credo  che la strategia di Green Peace (e dei movimenti ecologisti in
genere)  sia stata  abbondantemente  trattata da Niklas Luhmann  in
Comunicazione Ecologica, Angeli ,Milano 1984. Tutti questi movimenti hanno
bisogno di  farsi sentire per cui devono spesso creare loro stessi il danno
per innescare lo "scandalo": è un banale   problema di   notizabilità.
Politica ,economia ,scienza,religione  e diritto  operando attraverso
codici,campi semantici e programmi  autoreferenziali sono tutti egualmente
incapaci ed impotenti davanti a d un problema   non politico ,nè economico
,nè scientifico ,nè guridico  ecc  per cui  l'ecologia è un problema
aspecifico che  può rientrare nella politica solo secondo le esigenze delle
campagne elettorali e cosi' via.
hasta luego
A

Date: Tue, 21 Mar 2000 11:33:59 +0100
From: Davide Fasolo 
Subject: [fondazionebassetti] Circolo della responsabilita'?

>Davide giustamente dice " in questa epoca in cui il nuovo
> non puo' mai dirsi tale in quanto superato nel breve 
>da un'altra novita' esistono punti fermi?"
>Il punto fermo a cui mi riferivo e' il concetto di 
>responsabilità che deve sempre essere al centro di 
>ogni azione. 

Ma se c'e' responsabilita', ci seve essere anche un referente della
responsabilita'. 
In un'epoca di nichilismo come quella attuale mi sembra che tale 
referente posto metafisicamente nella trascendenza manchi. 
Se la responsabilita' morale e' allora forse un'utopia, resta la
responsabilita'
legale.
Oggi l'impresa e la massa sono responsabili prima di tutto di fronte alla
legge e allora
qui ha ragione Bassetti a chiedere chiare leggi per gli imprenditori che
devono
avere ben presente i limiti del loro agire innovativo.
Chi e' responsabile moralmente e' invece il principe e in sua vece il
legislatore.
Ma la responsabilita' morale del "principe" e' insieme una responsabilita' nei
confronti dei suoi "sudditi", cioe', nel contesto contemporaneo, nei
confronti 
dell'elettorato che ha posto in lui la sua fiducia.
Si verifica allora una sorta di circolo ermeneutico della
responsabilita'(circolarita'
diversa da quella di cui parla Antonella), in cui il suddito e'
responsabile nei 
confronti della legge del principe, il quale e' a sua volta responsabile
nei confronti
del suddito che potrebbe destituirlo con una nuova elezione.

>Certo, per questo come nella bella relazione di Bassetti 
>e' piu' volte sottolineato, vi e' necessita' di "partecipare" 
>quali "soggetti organici" alle azioni del Principe.
>Non basta che vi siano delle norme che altri predispongono e 
>che bisogna osservare perche' sono la legge, ma e' necessario 
>che si partecipi alla costruzione di norme con consapevolezza, 
>perche' riguardano il mondo in cui siamo immersi.

Ai lavori parlamentari di legislazione in merito a tematiche
legate all'innovazione scientifica dovrebbero forse
essere invitati a dire la loro organizzazioni e associazioni 
pubblicamente riconosciute, associazioni sia di imprenditori
che di consumatori e soggetti interessati agli argomenti dibattuti.
Mi sembra che un autore che ci aiuti a comprendere queste tematiche 
affrontandole senza peli sulla lingua sia Paul Feyerabend, vedi:
- Contro il metodo, Feltrinelli, 1979.
- La scienza in una società libera, Feltrinelli, 1981.
Per Feyerabend la scienza deve essere prima di tutto responsabile 
nei confronti della gente e quindi i metodi scientifici devono essere
scelti in modo democratico e non imposti da una minoranza elitaria costituita
dalla comunita' scientifica.
Ma questa indicazione va analizzata in modo critico a mio parere.

Antonella poi scrive:
>Cio' che va cambiato e' il modo di comunicare certe
>informazioni scientifiche da parte dei mass media,
>che gettano scompiglio tra la gente comune.
>Il giornalismo scientifico attuale (non solo medico, ci ritorneremo
>su) non ha piu' nulla a che vedere col giornalismo scientifico
>come nacque.

Son d'accordo, il principe dovrebbe controllare che non vengano diffuse
falsita' anche se bisogna fare attenzione a non violare la liberta' di
pensiero
che e' anche liberta' di avere un'opinione che poi magari si rivelera' errata.

Riguardo Greenpeace Gian Maria scrive:
>Allora, il punto sta, a mio avviso, nel chiedersi: è possibile che si
>determinino situazioni tali (strategicamente orientate?) per cui una
>ricerca in un campo "proibito" (vietato dalla legge, bandito dalla morale,
>ecc.) trovi difficoltà ad essere condotta in quanto marginalizzata a tal
>punto (dai movimenti di opinione) da diventare sì ancor più fruttuosa, ma
>anche molto difficile da proseguire?
>Questa è la strategia che sta anche alla base di "Green Peace". O mi sbaglio

Da come l'hai messa(anche tenendo conto di quello che avevi detto prima) la
tua
frase mi risulta un po' criptica, vorresti chiarirla per cortesia?
Greenpeace vuole fare sapere alla gente quello che le multinazionali
stanno facendo sopra la testa delle persone.
Un'esempio: la campagna per l'etichettatura dei prodotti geneticamente 
manipolati (OGM) vuole tendere trasparenti i prodotti che subiscono
manipolazioni
genetiche, affiche' il consumatore possa sapere dove sbattere la testa e
soprattutto
cosa mangia. Oggi non sappiamo l'effetto che tali alimenti possono avere sulle
persone e' quindi pericoloso assumerli. 
Greenpeace ha provveduto a diffondere una lista dei prodotti potenzialmente
pericolosi
chiedendo direttamente alle aziende che se dicessero bugie in proposito
potrebbero
essere smentite da ricerche fatte dai chimici di Greenpeace.
Le "buone imprese" inoltre hanno grande interesse nel far sapere
pubblicamente che
non prevedono nella loro produzione l'utilizzo di OGM.
I risultati sono visibili nella home page di Greenpeace Italia :
http://www.greenpeace.it 
Mi sembra un buon esempio di come una associazione ambientalista possa
collaborare
attivamente con imprese pubbliche per diffondere informazioni corrette.

Saluti da Davide Fasolo

Date: Tue, 21 Mar 2000 13:29:38 +0100
From: "G.M. Borrello" 
Subject: [fondazionebassetti] Re: Circolo della responsabilita'?

Davide mi chiede di chiarire la mia frase:

<<Allora, il punto sta, a mio avviso, nel chiedersi: è possibile che si
determinino situazioni tali (strategicamente orientate?) per cui una
ricerca in un campo "proibito" (vietato dalla legge, bandito dalla morale,
ecc.) trovi difficoltà ad essere condotta in quanto marginalizzata a tal
punto (dai movimenti di opinione) da diventare sì ancor più fruttuosa, ma
anche molto difficile da proseguire?>>,

che, infatti, risulta criptica.

Intendevo chiedermi se esistano forme di "ghettizzazione" di determinati ambiti
di ricerca. Per esempio, nei free-server circola di tutto?
Non intendo riferirmi ai risultati non convalidati, ma ad eventuali forme di
censura, o di auto-censura, rispetto, per esempio, al campo della genetica.

Facendo, *per semplice comodità* (mi rendo conto che è fuori luogo), una
similitudine con la criminalità organizzata:
se, da un lato, è vero che essa non ha certo bisogno di canali dei comunicazione
normali, perché ne ha di suoi propri, dall'altro lato è altrettanto vero che non
può prescindere dall'informarsi su ciò che circola proprio nei canali di
comunicazione normali.
Dunque, il mezzo di comunicazione normale è sempre e comunque uno strumento
necessario.
Conseguentemente, mi chiedo: è possibile che una riduzione del flusso
informativo, e soprattutto della dinamica di feed e feed-back, su certi
argomenti, produca difficoltà per determinate aziende --diciamo così-- piuttosto
avventurose a proseguire la loro "avventura"?
In soldoni: sui free-server circolano informazioni anche sugli esperimenti di
biotecnologia non approvati dalla morale comune, oppure no? Non sarebbe male
fare una piccola verifica: che ne dici Antonella?

(tra parentesi, Antonella sembra abbia fatto uno scoop, che sta verificando, e
che riguarda l'accessibilità in modo gratuito, attraverso un server australiano
che fa da gateway, di un ampio numero di banche dati scientifiche a pagamento
[molto care])

Parlavo di Green Peace per riferirmi, più in generale, all'uso che associazioni
di questo tipo (che hanno fra i loro membri scienziati di primo calibro) fanno
dei media (non necesariamente dei "mass"-media). Oltre ad obbligare a forme di
disclosure, quale quella nell'esempio che tu hai fatto sui cibi geneticamente
modificati, possiedono strategie di controllo su ciò che circola nei canali di
comunicazione scientifica underground?

Date: Tue, 21 Mar 2000 15:08:51 -0800
From: "Antonella De Robbio" 
Subject: [fondazionebassetti] Re: Circolo della responsabilita'?

tento di rispondere a Borrello

> Intendevo chiedermi se esistano forme di "ghettizzazione" di
 determinati ambiti di ricerca. Per esempio, 
nei free-server circola di tutto?

I free server in biomedicina sono molto recenti.
Come dicevo, il primo nasce a Los Alamos negli anni 80 dall'idea
del fisico Paul Ginsparg e su questa scia vi saranno in seguito 
costellazioni
di esperienze simili, ma sempre in quei campi.
Fisica, matematica, economia (nella pagina risorse ho messo alcuni
free server per l'ambito economico).
Quello che chiede Borrello "se circola di tutto", ebbene circola quello
che fa parte di "quella comunita'dei parlanti". Il giudizio e' severo.
Ma puo' essere anche molto differente dal giudizio dei mass media.
Cio' che e' etico per un ricercatore, magari sfugge alla mentalita'
comune.
Ma talvolta avviene anche che al ricercatore sfugga di mano la
situazione.
Come successe a Fermi e Openhaimer con le loro invenzioni. 
Ma quesa e' un altro aspetto.

> Non intendo riferirmi ai risultati non convalidati, ma ad eventuali 
forme di censura, o di auto-censura, rispetto, per esempio, al campo 
della genetica.

Il campo della genetica, ma non solo, comprendiamo 
anche quello delle neuroscienze in questo contesto,
 e' piu soggetto, anzi piu' facilmente 
configurabile in questo genere di "manipolazioni".
Ma il controllo e' molto forte. 
Per esempio se si va a dare un'occhiata alla
 Christof Koch's Home Page
< http://goethe.klab.caltech.edu/~koch/crick-koch-cc-97.html >
puo' sconcertare come certi esperimenti "mappature del cervello" 
servono per individuare i percorsi visivi dopo un certo stimolo 
pubblicitario: luminoso, 
forma, colore, messaggio testuale, ...
Ma questi studi servono anche per l'individuazione di altri processi
 patologici o per comprendere taluni aspetti dell'apprendimento 
cognitivo.
Del resto gli studi esposti nel lavoro capostipite 
"Consciousness and Neuroscience" di Francis Crick 
(scopritore del DNA) assieme a Koch del Californiano 
Computation and Neural Systems Program ci parlano 
della coscienza quasi come un "prodotto passivo del cervello".
Di qui' a sconfinare in "ricerche proibite" il passo 
puo' essere breve.
Ma esiste un controllo forte, come dicevo. 
Progetti che sono prodotti didi intelligenze collettive
 tipo il progetto Genoma Umano prevede una serie
di rgole molto strette, vedasi
"Ethical, Legal, and Social Issues (ELSI) of the 
Human Genome Project" 
< http://www.ornl.gov/TechResources/Human_Genome/resource/elsi.html >
cosi' come Human Brain Project
< http://www-hbp.scripps.edu/ >

> Dunque, il mezzo di comunicazione normale è sempre e comunque
 uno strumento necessario.

Che vuol dire normale?
Per i fisici da vent'anni il canale normale e' il Preprint server
di Los Alamos. Se non passa di li' un lavoro non e' un "buon lavoro"
perche' nomn vagliato dalla comunita' dei fisici.
Per la matmatica oramai anche. Abbiamo messo in piedi di 
recente un server
Italiano in contesto Associazione Matematica Europea, il server Gateway
MPRESS.
Gli e-print server saranno i canali privilegiati, 
anzi lo sono gia' per le comunita' degli studiosi

> Conseguentemente, mi chiedo: è possibile che una riduzione
 del flusso informativo, e soprattutto della dinamica di feed
 e feed-back, su certi argomenti, produca difficoltà per determinate 
aziende --diciamo così-- piuttosto avventurose a proseguire la loro
"avventura"?

Si', puo' essere. In una prima fase potrebbe accadere.
Ma questa e' una mia opinione 

> In soldoni: sui free-server circolano informazioni anche sugli 
esperimenti di biotecnologia non approvati dalla morale comune, 
oppure no? Non sarebbe male fare una piccola verifica: 
che ne dici Antonella?

Per la Medicina Clinica Netprint e' partito solo il primo gennaio 2000.
Per le biotecnologie il server europeo, nato per contrastare quello
statunitense voluto da Harold Varmus ex direttore del NIH, non e'
 ancora decollato... questioni non solo organizzative. 
E' tutto pronto...
Ma l'impronta filosofica e concettuale e' diversa da PubMed Central
(e ' il nuovo nome del server E-Biomed, appunto per questioni legate
sia ai monopoli editoriali sull'informazione sia dalla cultura 
differente (europea e statunitense)

> (tra parentesi, Antonella sembra abbia fatto uno scoop, che 
sta verificando, e che riguarda l'accessibilità in modo gratuito, 
attraverso un server australiano che fa da gateway, di un ampio
 numero di banche dati scientifiche a pagamento [molto care])

Si', un server australiano z39.50 ERL (Electronic Reference Library).
Ma queste sono banche dati bibliografiche. Sono un altro genere di
risorse.
Ho scovato questo server che contiene una quindicina di banche dati
gratuitamente accessibili. Sono banche dati che si vendono a caro
prezzo.
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Grazie per l'attenzione
antonella

Date: Wed, 29 Mar 2000 11:56:42 +0200
From: Andrea Pitasi 
Subject: [fondazionebassetti] prescoperte, adombramenti, serendipity e
riscoperte

Faccio da gateway per Pitasi che ha avuto problemi tecnici che gli hanno
impedito inviare il seguente intervento.
G.M. Borrello

-------- inizio -------
Da: Andrea Pitasi
Data: domenica 19 marzo 2000 1.27
Oggetto: prescoperte, adombramenti, serendipity e riscoperte

tra un viaggio e l'altro ho provato a tener dietro al dibattito che  Antonella
de Robbio ed io abbiamo ,involontariamente ,aperto. Grazie  ad Alberto  per le
sue utili precisazioni  e per il tentativo di sintesi.Mi spiace che  nella tua
azienda non abbiano    valorizzato la "Caffettiera del masochista",  a questo
punto proverei con " Il capitale intellettuale " di Thomas Stewart ,  edizioni
ponte alle grazie. 
Non sono cosi' convinto che riuscirò  a  riprendere appieno il filo ma ci provo.
Antonella ,  "aneddottico " non era  ai miei occhi un termine negativo solo che
tra le  molte e documentate tue citazioni di casi   mi risultava difficile
sistematizzare il rapporto tra strategie,tattiche  e procedure operative.
  
Per quanto riguarda la Starnamore s.r.l   e simili ,sarò un integrato della
tercnologia (nel senso di U.Eco) ma io temo molto di più   il potere pubblico
che  modifica per legge a seconda della prossimità delle elezioni  la soglia di
rischio di benzene nell'aria   che non le  multinazionali che almeno puntano
palesemente al profitto ( cosa senza  dubbio   limitante ma più autentica di chi
cela il proprio  interesse personale dietro alla retorica del benessere
collettivo).Come insegna E.Laszlo, bisogna limitare il potere di politici (cfr.
Il pericolo e l'opportunità, Sperling & Kupfer) A proposito  e se invitassimo
Laszlo ad aderire al nostro gruppo?
 Caro Alberto mi dispiace  che  i tuoi interessi epistemologici   non siano
 aggiornatissimi   l'epistemologia   a mio parere  è importante per capire che
 senso  hanno le cose scentifiche per chi le fa   anche se quando  ci si mette a
 discutere sul confine tra innovazione,invenzione e scoperta       si   entra in
 un gioco che nulla ci dice  dei suoi oggetti  e che molto ci dice dei suoi
 attori. a questo proposito la tipologia mertoniana   che ho messo nel subject è
 niente altro che una bonaria provocazione... l'innovazione responsabile e
 conscia anche della strumentalità della ragione  (H.Simon),a mio parere, inizia
 proprio dall'epistemologia come   fondamento di un know how interdisciplinare,
 strategico,tattico ed operativo  e  socialmente applicabile  che non si
 disperda in nominalismi filosofici...forse  sarebbe bene e   non parlare più di
 epistemologia dell'innovazione responsabile   e passare a discutere della
 psicologia dell'innovatore responsabile      
  per ora  è tutto, alla prossima 
Andrea
------- fine --------

Date: Wed, 29 Mar 2000 15:59:16 +0200
From: "G.M. Borrello" 
Subject: [fondazionebassetti] Greenpeace

At 01.29 29/03/00 +0200, Fasolo wrote:
>Forse e' possibile trovare delle rivelazioni di scienziati espulsi da 
>determinati laboratori "ristretti", che per risentimento vogliono
>denunciare certe situazioni poco pulite,

Mi fai pensare al film, in programmazione nelle sale italiane, "Insider - Dietro
la verità", sul business delle multinazionali del tabacco, che si inscrive nella
tradizione del cinema di impegno civile americano. Se ne avete la possibilità,
andate a vederlo: vi si possono trovare spunti anche per questa nostra attività.

>Anche Greenpeace (figuriamoci certe multinazionali) non pubblica nel sito
>ufficiale notizie che possono essere in qualche modo "delicate", anche certe
>comunicazioni per gli attivisti sono visibili in pagine web protette da
password.

Spero per GreenPeace che non siano davvero tanto sprovveduti da farlo: non c'è
miglior modo per rendere un'informazione, che sia davvero "sensitive", come
allettante e appropriabile... mai pensato agli "insiders"?
Suppongo, allora, che quelle che proteggono con accessi riservati siano
informazioni fuorvianti.
Sarei molto, ma molto interessato a capire qualcosa di più dei meccanismi
organizzativi e di potere che stanno dietro a GreenPeace.

Grazie per le interessanti informazioni che ci hai fornito: vediamo di
utilizzarle.

Date: Wed, 29 Mar 2000 15:59:54 +0200
From: "G.M. Borrello" 
Subject: [fondazionebassetti] Re: prescoperte, adombramenti, serendipity e
riscoperte

At 11.56 29/03/00 +0200, Pitasi wrote:
[omissis]
> che senso  hanno le cose scentifiche per chi le fa

Apprezzo molto la tua propensione per una continua ricerca di senso dell'agire.
Ci troviamo, in questo, sulla stessa lunghezza d'onda, anche se mi sembra
importante tener presente come l'adesione alla teoria integrazionista
luhmanniana rappresenti una rinuncia a interpretazioni dei fenomeni sociali che
esorcizzano le distonie sistemiche riconoscendole, rendendole cioè manifeste, a
favore di un'altra --quella luhmanniana-- che pretende di eliminarle
riconoscendole come... "non dotate di senso".
Mi sembra che tu possa condividere questa considerazione, perché rappresenta il
"senso" politico del pensiero di Luhmann. Infatti tu, in piena coerenza con
l'approccio autoreferenziale, poni il "senso delle cose scientifiche" in
rapporto a "chi le fa": l'attore sociale è, secondo questa impostazione, davvero
l'unico riferimento utile per una riflessione in argomento. Non ha alcun "senso"
coniugarsi ad altri paradigmi interpretativi (come già dicevi, per esempio, il
"soggettivo vs. l'oggettivo", il "particolare vs. l'universale").

Trovo illuminante la frase <<anche se quando  ci si mette a discutere sul
confine tra innovazione, invenzione e scoperta si entra in un gioco che nulla ci
dice dei suoi oggetti e che molto ci dice dei suoi attori.>>

Sono a mio agio con la teoria funzionalista mertoniana (funzioni
latenti/manifeste) e credo che sarebbe molto stimolante adottare tale chiave di
lettura con riferimento a casi concreti, e il più possibile attuali, di
successo/insuccesso di iniziative imprenditoriali innovative. A tal proposito
sarebbe anche molto piacevole riuscire a coinvolgere dei giornalisti, e di
questo abbiamo parlato a un recente incontro con Bassetti.

Primariamente occorrerebbe individuare un oggetto di indagine e raccogliere
informazioni su di esse, da filtrare poi attraverso la maglia del paradigma
mertoniano.

Come ho avuto modo di esprimere a Bassetti, credo che alla Fondazione dovrebbe
premere che ogni nostra riflessione mantenesse un approccio costantemente volto
all'attualità. Questo è il fattore che consentirebbe di richiamare l'attenzione
di alcuni giornalisti sulla nostra attività.

Mi rendo conto che non è un'impresa facile, ma penso che, proprio avvalendoci
del nostro lavoro di gruppo, Internet offra svariate risorse informative per una
ricerca seria, che, per esempio, potrebbe essere riutilizzata nel lavoro di
ognuno di noi (penso, solo per fare un esempio, oltre che alla tua attività di
consulente, anche a quella di Schena)

From: "Piero Bassetti" 
Date: Wed, 29 Mar 2000 19:45:25 +0200
Subject: [fondazionebassetti] R:  Greenpeace

A Fasolo che scrive di un possibile intersse per eventualii rivelazioni di
scenziati vorrei dire che dal punto di vista della FGB più interessanti
sarebbero rivelazioni di managers di imprese nei cui Boards si fosse dicusso
sulla possibilità di investire per realizzare una determinata innovazione,
cioè un nuovo prodotto o processo o servizi; fosse nata qualche obbiezione
ispirata a preoccupazioi ecologiche, sanitarie o di qualunque altro tipo e
il board avesse proceduto lo stesso a implementare l'innovazione di dubbia
accettabilità. Questo sarebbe il caso vero di "responsabilità
dell'innovazione". Diverso dalla responsabilità di una "ricerca" o
"scoperta". E' d'accordo?
All'interesse di leggerlo.
Piero Bassetti.

From: "Andrea Pitasi" 
Date: Thu, 30 Mar 2000 02:06:03 +0200
Subject: [fondazionebassetti] Detto tra noi
Cari amici del Group , seguo piu' che
posso  i vostri dibattiti  ma per problemi tecnologico-logistici (coi 
quali non voglio annoiarvi) non riesco ad essere attivo come   e 
quanto vorrei.Spero presto  di offrirvi un contributo  intellettuale 
di una qualche rilevanza.Dato il parere favorevole dl Dr.Bassetti e del nostro 
ottimo G.M. ,invitero' quanto prima Ervin Laszlo ad unirsi a noi (avra' 
tempo?,speriamo di si)

Un caro saluto e a presto

Andrea


From: "Andrea Pitasi" 
Date: Thu, 30 Mar 2000 03:11:46 +0200
Subject: [fondazionebassetti] Oekologische Holzwege der Kommunikation
la psicologia degli ultimi  anni  ,specie nella sua
variante cognitivista   a mio parere  ha ben bilanciato 
teoria  e pratica anche  approfondendo il proprio patrimonio 
epistemologico.credo anche che l'innovazione resposabile sitale solo s e 
contestualizzata in una strategia  -comunque autoreferenziale-  di un 
attore fisico  e/o sistemico.il problema  ad esempio delle 
questioni   ecologiche  deriva proprio dal fatto che esse sono 
trasversali  ai molti sistemi sociali m anessuno diesi  
e'cologico  pertanto colloca il tema eologico esclusivamente nella logica 
autoreferenziale  della propria agenda.Nel suo  bellissimo 
COMUNICAZIONE ECOLOGICA ,Angeli,Milano 1989(ed orig.1984) ,Luhmann lo aveva 
gia'  ampiamente illustrato  trattando anche del fatto  i 
movimenti ecologisti     spesso possono comunicare solo su 
se stessi ed il loro operato  senza  un reale impatto sulla cosidetta 
realta' sociale.Mi fermo qui anche  perche'  stasera miracolosamente 
sono riuscito a connettermi ma non voglio abusare della fortuna!

Un saluto a tutti Andrea 

From: "Andrea Pitasi" 
Date: Thu, 30 Mar 2000 03:38:10 +0200
Subject: [fondazionebassetti] CALL FOR PAPERS

CALL FOR PAPERS

WORLD FUTURES
The Journal of The General Evolution Research Group
www.globalcensus.org
is going to host a special issue devoted to:

"Communication Management Strategies for the 21st Century: Proposals and
Scenarios"

All the ICA members - independently from the division/s they belong to -
are invited to submit a paper concerning at least one of the following
areas:
communication management and social change; strategic planning of
communication campaigns (institutional, for profit or not for profit);
advanced strategies of public relations; projecting, programming ,
implementing and assessing communication campaigns; communication
management applied to relevant subjects (for example intrapersonal
communication strategies to develop self awareness and conscience, health
care, intercultural dynamics, political elections, technological and
multimedia development, the role of images in the multicultural scenarios).

NOTES FOR CONTRIBUTORS
it is a condition of acceptance by the editors of a typescript for
publication that the publisher automatically acquires the English language
copyright of the typescript throughout the world.


ILLUSTRATIONS
All illustrations (graphs, fine art, photographs ) should be numbered with
consecutive Arabic numbers, have descriptive captions, and be mentioned in
the text. The drawings must be suitable for direct reproduction.
Photographs intended for halftone reproduction must be good glossy prints of
maximum contrast. Clearly label each figure with the author's name and
figure number. Figure captions should be typed on a separate sheet and
included with the typescript.

REFERENCES AND NOTES
Literature references and notes should follow the Chicago Manual of Style.
References should the listed alphanumerically at the end of the article
using the following format:
Article:
Banaliy, B., II, 1987, The Characteristics and Acquisition of Evolutionary
Competence. Morf. Futures: The Journal of General Evolution, 23: 123-144.
Book:
Baterson, W., 1909. Method's Principles of Heredity, The
University Press, Cambridge 1930.
In-text references:
Jones and Carter (1980) report that....
(Smith, 1978)
(Piaget, 1980, 190).

Endnotes are indicated in the text by superscript figures and collected on
a single page at the end of the paper in numerical order. They should be
kept to a minimum containing relevant material that cannot otherwise be
accommodate in the text.


PROOFS
Authors will receive proofs (including illustrations) by airmail for
correction, which must be returned to the editor within 48 hours of
receipt. The full postal address of the person who will be responsible for
reading the proofs should be included with the typescript: this will ensure
that proofs are not delayed in the post.
Reprints: the publisher will supply 25 reprints of each paper free of
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to be supplied to each author.

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Contributions are to be sent via email to:
Dr. Andrea Pitasi
member of the Club of Budapest
ICA member
a.pitasi@a...

DEADLINE FOR SUBMISSION, until the special issue is filled


Date: Fri, 31 Mar 2000 02:37:45 -0800
From: "Ignazio Masulli" 
Subject: [fondazionebassetti] Commento alla Relazione di Bassetti

Ignazio Masulli

Brevi note sulla relazione di 
Piero Bassetti, *Quale impresa per la sfida evoluzionista* 

[Ndr del 17 aprile 2001: il contributo di Masulli venne pubblicato sul sito della Fondazione nella sezione Documenti]
[omissis] 
Gli interventi di:
Anno 2000 : Marzo | Aprile | Maggio | Giugno | Luglio | AgostoSettembre | Ottobre | Novembre | Dicembre |
Anno 2001 : Gennaio | Febbraio | Marzo | Aprile| Maggio | GiugnoLuglio | AgostoSettembre | Ottobre | Novembre | Dicembre |