Corriere della Sera 7/10/07
Giovanni Caprara
Cureremo ambiente e tumori
«Un'idea genialissima quella di Venter che ha radici lontane ma che lui ha saputo 
concretizzare aprendo prospettive di grande interesse per la salute umana». 
Roberto Sitia, un passato da ricercatore allo Sloan Cancer Center di New York e 
ora professore di biologia cellulare e molecolare all'Unlvorsità San Raffaele di 
Milano, commenta con entusiasmo dal festival Bergamo­scienza la creazione del 
cromosoma di sintesi.
Altri tentativi lo avevano preceduto?
«Una ventina d'anni fa il biochimico americano e premio Nobel Arthur Komberg 
produceva un virus sintetico. E' lo stesso filone di ricerche ma adesso Craig 
Venter ha compiuto un passo avanti significativo con il suo lavoro sul batterio 
Mycoplasma genitalium soprattutto per le applicazioni immaginabili. Il suo lavoro, 
tuttavia, non è ancora completato e richiede altri passi significativi».
Perché, che cosa deve aggiungere?
«Lui ha replicato il Dna che è nel cuore della cellula, ma si dovrà arrivare 
all'aggiunta, sempre sinteticamente, sia del citoplasma che è quella sostanza in 
cui è immerso, sia della membrana, che tutto racchiude».
Come mai Venter dopo aver mappato per primo il genoma umano esplora adesso 
questa nuova frontiera, quali vantaggi presenta?
"Sono certamente numerosi e proiettati in varie direzioni. In campo ambientale si 
può immaginare, ad esempio, la fabbricazione di microorganismi capaci di assorbire 
l'anidride carbonica. Sistemati su un'automobile impedirebbero le venefiche 
esalazioni che contribuiscono al riscaldamento del clima. Ma si potrebbe pensare 
addirittura a microrganismi concepiti per generare energia».
E in campo sanitario invece?
"Direi che sono ancora più interessanti perché legati a numerose malattie di vasto 
impatto sociale. Fabbricando dei batteri in grado di produrre insulina è facile 
immaginare il vantaggio nel trattamento del diabete. Ma probabilmente gli obiettivi 
di Venter sono più mirati alla creazione degli anticorpi impiegati in svariate 
terapie tumorali. C'è in questo campo un'esigenza drammatica per la cura dei 
linfomi, ad esempio, e arrivare a farmaci proteici per via sintetica garantirebbe 
innanzitutto due cose importanti».
Quali sono?
«La prima è che costruendo sinteticamente il Dna che serve si escludono quelle 
parti che potrebbero essere dannose. In secondo luogo si riuscirebbe a sfornarli 
con un prezzo dieci volte più basso. Le conseguenze nelle cure sono facili da 
intuire».
C'è chi prospetta persino visioni da fantascienza.
«In effetti è proprio con la tecnica ideata ora da Venter che gli scienziati 
riusciranno a ingegnerizzare i microrganismi insegnando loro a modificare le 
proteine garantendo ai nuovi prodotti le caratteristiche delle cellule umane. 
Le conseguenze sarebbero entusiasmanti perché attraverso di esse ridurremo il 
fenomeno del rigetto nei trapianti d'organo, uno dei problemi ancora irrisolti».
Ma si temono anche applicazioni negative e, soprattutto, pericolose per la 
società.
«Come ogni scoperta può, di certo, essere sfruttata male. Per questa via sarebbe 
verosimile la realizzazione di batteri resistenti a molti antibiotici e che, 
distribuiti, sarebbero in grado, silenziosamente, di sterminare popolazioni. 
Oppure si possono mettere insieme microorganismi con tossine come ricina o 
botulino. La biologia sintetica, come si chiama questa branca della scienza, porta 
con sé  un lato oscuro difficile da eliminare e già entrato, purtrop­po, nelle 
cronache. C'è la storia vera della ricina usata da un agente russo per elminare 
una spia bulgara. E' evidente che se diventa più semplice ottenere queste sostanze, 
come consente il metodo di Venter, non c'è dubbio che una nuova porta si apre pure 
nel ricorso a fini perversi. Ma più importanti sono i vantaggi e le buone 
applicazioni che ne possono derivare».