
{"id":17862,"date":"2008-11-26T18:07:31","date_gmt":"2008-11-26T17:07:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionebassetti.org\/non-categorizzato\/2008\/11\/is_biotechnological_research_i_1"},"modified":"2024-02-25T10:12:46","modified_gmt":"2024-02-25T09:12:46","slug":"is_biotechnological_research_i_1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionebassetti.org\/en\/live_archive\/2008\/11\/is_biotechnological_research_i_1","title":{"rendered":"Is biotechnological research in Italy a chimera? (Second part)"},"content":{"rendered":"<p>Prosegue l&#8217;intervista a Giovanna Lazzari e Cesare Galli del Laboratorio di Tecnologie della Riproduzione di Porcellasco (Cremona). (<em>leggi <a href=\"\/grasseni\/2008\/10\/la_ricerca_di_punta_biotecnolo\" title=\"prima parte dell'intervista\">la prima parte<\/a><\/em>)<\/p>\n<p>(<a href=\"\/grasseni\/2008\/10\/la_ricerca_di_punta_biotecnolo\" title=\"prima parte dell'intervista\">&#8230; <\/a>)<\/p>\n<p><strong>Giovanna Lazzari:<\/strong> Io ho avuto una forte impressione quando \u00e8 nato il primo clone, Galileo. Anche perch\u00e9 sui libri di scuola la clonazione per trasferimento del nucleo di cellule somatico era data come impossibile&#8230;<\/p>\n<p><strong>Nel vostro articolo su <em><a href=\"http:\/\/www.nature.com\/nature\/journal\/v424\/n6949\/full\/424635a.html\" title=\"articolo su Nature\">Nature<\/a><\/em> (&quot;A cloned horse born to its dam twin. A birth announcement calls for a rethink on the immunological demands of pregnancy. Nature vol. 424, 7 August 2003) vi soffermate infatti sugli aspetti altamente innovativi dei vostri risultati sperimentali&#8230;<\/strong><\/p>\n<p><strong>GL:<\/strong> S\u00ec, la cavalla ha partorito &quot;se stessa&quot;, cio\u00e8 il clone derivato da trasferimento del nucleo di una sua cellula somatica, senza provocare nessun rigetto. Molti pensavano che la gravidanza non sarebbe potuta andare avanti perch\u00e9 il corpo della madre non avrebbe potuto riconoscere la diversit\u00e0 del feto, invece \u00e8 andata avanti.<\/p>\n<p><strong>Mi verrebbe da chiedere, come sta Galileo, per esempio alla luce del fatto che l&#8217;Autorit\u00e0 europea per la sicurezza alimentare (<a href=\"http:\/\/www.efsa.europa.eu\/EFSA\/efsa_locale-1178620753812_home.htm\" title=\"EFSA\">EFSA<\/a>) ha concluso nel suo parere del 2008 che &quot;i tassi di mortalit\u00e0 e di morbilit\u00e0 degli animali clonati sono pi\u00f9 elevati rispetto a quelli degli animali concepiti per via sessuale&quot;?<\/strong><\/p>\n<p><strong>Cesare Galli:<\/strong> Tutti gli animali da noi clonati stanno bene, i tori come Galileo sono alla sede di San Miniato del CIZ. Galileo \u00e8 nato nel gennaio 1999. Certo, non so adesso se chiudiamo che cosa succeder\u00e0 e di chi sar\u00e0 la propriet\u00e0. Volevano macellarli gi\u00e0 a febbraio 2008, abbiamo chiesto di aspettare. Uno \u00e8 stato macellato perch\u00e9 aveva un&#8217;ernia addominale. Gli altri si sono salvati dalla macellazione, perch\u00e9 abbiamo scoperto poco prima che fossero portati al macello che potevamo commercializzare il loro seme all&#8217;estero: ci sono arrivate numerose richieste dagli Stati Uniti per il loro seme. Il seme di Galileo, il clone di Zoldo, un toro da progenie molto quotato a livello internazionale, \u00e8 stato utilizzato in tutto il mondo. Pensiamo quindi alla paradossalit\u00e0 della situazione: questi tori sarebbero stati macellati perch\u00e9 non remunerativi, finch\u00e9 non abbiamo trasparentemente commercializzato all&#8217;estero quel seme che qui non possiamo commercializzare&#8230;<\/p>\n<p><strong>Chi altri, oltre USA e EU, sta facendo un&#8217;elaborazione sia scientifica che etica e giuridica rispetto a questo tipo di programmi?<\/strong><\/p>\n<p><strong>CG:<\/strong> In Giappone hanno pubblicato recentemente dati sulla progenie dei cloni che dimostrano che non c&#8217;\u00e8 alcun rischio nel fatto di consumare prodotti (latte o carne) di progenie di cloni. In Europa ci sono pochi dati pubblicati. Pu\u00f2 essere un problema di benessere animale, perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 una mortalit\u00e0 maggiore negli animali clonati rispetto a quelli non clonati; per\u00f2 il fatto di mangiarli non d\u00e0 problemi.<\/p>\n<p><strong>Mi sembra di capire che forse il problema sia quello di evitare, con bandi specifici alla carne e latte clonati, che il consumatore si faccia troppe domande sull&#8217;intera filiera&#8230; <\/strong><\/p>\n<p><strong>CG:<\/strong> S\u00ec, certo. La clonazione non \u00e8 certo l&#8217;unico problema che riguardi il benessere animale. Se andiamo a vedere gli allevamenti intensivi, c&#8217;\u00e8 da spaventarsi&#8230;<\/p>\n<p><strong>GL:<\/strong> Pensiamo per esempio alle scrofe costrette per mesi e mesi a stare in una gabbia parto, lunga come la scrofa stessa, in cui l&#8217;animale non pu\u00f2 muoversi, girarsi&#8230; Ma dato che rientra nei regolamenti, che la legge lo consente, anche a livello europeo, non costituisce problema per l&#8217;opinione pubblica&#8230; Noi diamo cos\u00ec fastidio, anche perch\u00e9 costringiamo a sollevare questioni molto pi\u00f9 generali che non quelle ristrette alla nostra pratica sperimentale: l&#8217;attenzione per le nostre ricerche solleva troppo interesse anche sull&#8217;intera filiera e questo non fa piacere. Alcuni allevatori poi pensano che tutti questi discorsi sugli animali transgenici possano allontanare i consumatori, nonostante per esempio si dia da mangiare agli animali soia che potrebbe essere transgenica. <\/p>\n<p><strong>CG<\/strong> Io la chiamo la &quot;sindrome della pancia piena&quot;, che colpisce i Paesi europei in cui non c&#8217;\u00e8 carenza di cibo e che ti permette di avere una particolare sensibilit\u00e0 nei riguardi degli animali; per questo certe situazioni vengono percepite come problematiche. Nei Paesi in cui la gente ha ancora il problema di potersi alimentare a sufficienza, a nessuno viene in mente di pensare che la scrofa possa soffrire perch\u00e9 viene allevata in un certo modo e se riescono ad allevare dodici suinetti invece che otto vedono un vantaggio per l&#8217;uomo. Per\u00f2 questo non cambia che in Europa ormai la sensibilit\u00e0 \u00e8 questa e questo chiude il cerchio sia sulla ritrosia riguardo alle effettive pratiche di approvvigionamento del nostro cibo di tutti i giorni, sia sul sospetto che circonda il tipo di ricerca che noi facciamo sugli animali.<\/p>\n<p><strong>E&#8217; perch\u00e9 i cinesi non hanno la &quot;sindrome della pancia piena&quot;, che una serie di problematiche etiche che vengono poste in Europa non vengono poste in Cina?<\/strong><\/p>\n<p><strong>GL:<\/strong> S\u00ec, \u00e8 come in Italia quarant&#8217;anni fa. Dopo la guerra, in Italia il problema era mangiare.<\/p>\n<p><strong>E in Russia? Ho l&#8217;impressione che vogliano clonare voi e il vostro laboratorio! (<em>vedi parte prima<\/em>)<\/strong><\/p>\n<p><strong>CG:<\/strong> S\u00ec, in Russia e in Cina c&#8217;\u00e8 molto pi\u00f9 spazio per le nuove tecnologie.<\/p>\n<p><strong>E sul tema della responsabilit\u00e0 dell&#8217;innovazione su cui lavora la Fondazione Bassetti che cosa ne pensate?<\/strong><\/p>\n<p><strong>GL:<\/strong> A me piace molto la <a href=\"archi_vivo\/2007\/04\/linnovazione_e_la_capacita_di\" title=\"videoclip - Piero Bassetti: l'innovazione \u00e8 la realizzazione dell'improbabile\">definizione di innovazione come realizzazione dell&#8217;improbabile<\/a>.<\/p>\n<p><strong>La definizione \u00e8 stata coniata da Piero Bassetti. Noi parliamo di innovazione e di responsabilit\u00e0 in termini etico-politici, non vorremmo confinare la riflessione sulla responsabilit\u00e0 dell&#8217;innovazione solo all&#8217;ambito bioetico, ma vorremmo ragionare pi\u00f9 in generale sull&#8217;innovazione come pratica diffusa. Un limite \u00e8 quello di individuare innovazione solo dove c&#8217;\u00e8 ricerca scientifica particolarmente avanzata. La Fondazione Bassetti si \u00e8 occupata anche di design, di creativit\u00e0, di nuovi modelli di distribuzione e di gestione della catena organizzativa all&#8217;interno dell&#8217;industria, proprio cercando di capire come quando si parla di innovazione si parla di un sistema che va a innervare un&#8217;intera societ\u00e0, che ha a che fare con la regolazione del sistema industriale, con il <\/strong><em>policy making<\/em><strong>, quindi non necessariamente con la responsabilit\u00e0 individuale dello scienziato. La Fondazione con la sua riflessione intende porre il problema della politica dell&#8217;innovazione e porsi il problema di chi dovrebbe prendere le decisioni sulle direzioni in cui va l&#8217;innovazione: la comunit\u00e0 degli scienziati, quella dei <\/strong><em>policy makers<\/em><strong>, i parlamenti, i cittadini, gli <\/strong><em>stakeholders<\/em><strong>, gli impenditori? Voi cosa ne pensate?<\/strong><br \/>\n<strong>Per esempio, spesso si fa la distinzione fra ricerca di base e ricerca applicata, cos\u00ec come si fa la distinzione tra innovazione e scoperta scientifica, in cui per innovazione si intende quella scoperta che immessa nella societ\u00e0 produce un impatto e degli effetti. A me sembra che il vostro sia un caso lampante di come, dato che c&#8217;\u00e8 un certo tipo di regolamentazione giuridica, sensibilit\u00e0 o ipersensibilit\u00e0 etica rispetto al tipo di ricerche che fate, di fatto Galileo \u00e8 stato clonato, ma non \u00e8 stato possibile usarlo commercialmente. Ed \u00e8 l\u00ec che si sarebbe avuto il link tra ricerca e innovazione. Si presume che il CIZ non voglia altri Galileo perch\u00e9 non pu\u00f2 venderne il seme in Italia, non c&#8217;\u00e8 cio\u00e8 il <\/strong><em>feedback<\/em><strong> di ritorno, anche economico tra l&#8217;applicazione e la ricerca di base. Quindi ha senso parlare della distinzione tra ricerca di base e ricerca applicata? E ha senso porre questo modello di innovazione, come se l&#8217;innovazione fosse a valle e non necessariamente a monte? Chi si pone il problema della direzione? Dovete essere voi? Voi e basta? O chi secondo voi dovrebbe porsi il problema di dove far andare la ricerca? Va bene che se lo ponga il Parlamento europeo?<\/strong><\/p>\n<p><strong>CG:<\/strong> Ci sono situazioni diverse. La ricerca applicata dovrebbe essere pi\u00f9 condivisa: pu\u00f2 essere il parlamento, come l&#8217;organizzazione professionale, piuttosto che l&#8217;imprenditore, ma credo che le forze del ricercatore debbano essere conservate per fare ricerca. A Cambridge ci dicevano che l&#8217;80-90% del tempo lo devi dedicare agli scopi per cui ti hanno dato i soldi, il 10% a quello di cui hai voglia, per poter incominciare a pensare a qualcosa di nuovo. La ricerca di base la intendo in questo senso: avere quello spazio di tempo per poter fare e pensare a cose stimolanti a cui nessuno ha mai pensato, che possono portare a qualcosa di nuovo e creare nuovi ambiti di ricerca. Magari invece di parlare di ricerca di base e ricerca applicata, forse si potrebbe parlare di ricerca libera e ricerca finalizzata. Nel 1989, quando eravamo in Inghilterra, io mi sono messo a clonare pecore, mi guardavano come un povero demente, perch\u00e9 mi prendevano come uno che non aveva letto quello che c&#8217;era scritto sui libri: dato che non funzionava con i topi era inutile, secondo loro, che provassi a clonare le pecore con i nuclei delle cellule somatiche adulte. Nessuno, quindi, avrebbe finanziato quel tipo di ricerca perch\u00e9 andava contro il fare e il pensare corrente. E&#8217; in simili contesti che serve la ricerca di base o libera, cio\u00e8 quella che ti consente di avere un minimo di autonomia e di fondi per provare a fare delle cose che &quot;non stanno n\u00e9 in cielo n\u00e9 in terra&quot;! Il mio capo all&#8217;epoca mi diceva di provare a fare qualcos&#8217;atro; quelli che avevano fatto gli esperimenti sui topi e non avevano ottenuto risultati mi prendevano anche un po&#8217; in giro: &quot;Il giorno che ci riuscirai &#8211; dicevano &#8211; ti offriremo una birra&quot;. Anche nella scienza ci sono dei dogmi e se uno vuole andare controcorrente, non ha vita facile. La ricerca libera va oltre i risultati previsti o le aspettative commerciali. Oggi alla ricerca si chiede sempre a che cosa serve, che ritorno se ne avr\u00e0, i soldi arrivano se ci sono gi\u00e0 dei risultati. Per questo distinguerei tra ricerca libera e ricerca finalizzata: oggi ha pi\u00f9 senso una distinzione di questo tipo piuttosto che tra ricerca di base e applicata.<\/p>\n<p><strong>GL:<\/strong> Quello che dici \u00e8 assolutamente condivisibile, per\u00f2 \u00e8 anche vero che esistono delle aree di ricerca che sono lontanissime dalla possibilit\u00e0 di sviluppare una qualche innovazione. Ci sono ricerche che portano a risultati di pura conoscenza, come, per esempio, attraverso la microscopia sviluppatasi una ventina di anni fa, la conoscenza dettagliata di alcuni organi. In questo caso si procedeva con la mente aperta, priva di qualsiasi pregiudizio con la curiosit\u00e0 cristallina di cercare di capire. L&#8217;unico scopo era di generare conoscenza biologica. Per poi mettere insieme tutti questi pezzi di conoscenza e vedere come comporre tutti questi pezzi insieme. Oggi, in realt\u00e0, questo lo si fa ancora nella ricerca genomica. Il sequenziamento del genoma \u00e8 una tipica ricerca di base. Anche se c&#8217;\u00e8 una macchina che mi d\u00e0 i dati, io devo comunque analizzarli. E questa \u00e8 ricerca di base. Costruire conoscenza \u00e8 una cosa che bisogna continuare a fare e ha anche una sua ragione intrinseca nel fatto che l&#8217;essere umano vuole cercare di guardare sempre pi\u00f9 avanti. La mancanza di conoscenza \u00e8 un buco nero che impedisce di fare ipotesi successive. Come dicevo, il valore della ricerca di base \u00e8 generare conoscenza. E questo, secondo me, si lega anche al concetto di responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Secondo te, quindi, la responsabilit\u00e0 del ricercatore \u00e8 quella di &quot;seguir virtute e conoscenza&quot;: se si pu\u00f2 sapere una cosa, occorre saperla&#8230;<\/strong><\/p>\n<p><strong>GL: <\/strong>S\u00ec, questo la storia ce l&#8217;ha dimostrato.<\/p>\n<p><strong>Indipendentemente da quelle che saranno le scelte su come orientare eventuali ricadute operative?<\/strong><\/p>\n<p><strong>GL: <\/strong>Questo deve essere fatto a livello di <em>stakeholders<\/em>. La ricerca di base dovrebbe essere finanziata semplicemente perch\u00e9 ho una mancanza di comprensione, specialmente dei fenomeni biologici, e dunque faccio ricerca.<\/p>\n<p><strong>CG:<\/strong> Non sono tanto d&#8217;accordo&#8230;<\/p>\n<p><strong>Chi lo decide dovrebbe essere un organo al di sopra sia dell&#8217;interesse eventuale dell&#8217;agenzia di ricerca che vuole perseguire i propri obiettivi, come dici tu, sia degli<\/strong><em> stakeholders<\/em><strong> che invece vogliono tenerti legato all&#8217;eventuale ritorno economico dei risultati della ricerca, come dice Cesare? Idealmente dovrebbero essere proprio i parlamenti, gli organi che si pongono come garanti&#8230;<\/strong><\/p>\n<p><strong>GL:<\/strong> Ma c&#8217;\u00e8 una risposta alla domanda: &quot;Chi lo decide?&quot;. Guarda il sequenziamento del genoma di Craig Venter. In quel caso i finanziamenti sono venuti dal privato e per una ricerca di base che ha generato semplicemente conoscenza. Ed \u00e8 stato pagato per questo e ha brevettato. Quello \u00e8 un caso classico in cui capitale privato \u00e8 stato speso perch\u00e9 si \u00e8 capita l&#8217;importanza &#8211; solo potenzialmente applicativa &#8211; di generare conoscenza.<\/p>\n<p><strong>Ma forse in questo caso, l&#8217;ingente finanziamento si spiega con il fatto che ci aspettava che dalla mappatura del genoma ci sarebbero state delle conseguenze applicative immediate&#8230;<\/strong><\/p>\n<p><strong>GL:<\/strong> Di fatto hanno investito questa ingente somma di denaro in una ricerca di base. Magari la speranza di un ritorno immediato c&#8217;era, ma non era garantito. Non \u00e8 detto che il pubblico sia pi\u00f9 sensibile alla questione di generare conoscenza rispetto al privato. Spesso \u00e8 il privato che \u00e8 pi\u00f9 attento, perch\u00e9 lega la conoscenza a possibilit\u00e0 di crescita. La ricerca di base, secondo me, non \u00e8 in contrasto con il capitale di base. Quello di Venter \u00e8 stato un caso in cui il privato ha avuto una pi\u00f9 ampia visione. E in ogni caso questi dati sono a disposizione della comunit\u00e0 scientifica.<\/p>\n<p><strong>Ci sono considerazioni sulla responsabilit\u00e0 dell&#8217;innovazione che sono rientrate nella vostra progettazione delle stesse? Secondo voi, vi sono cautele o obiettivi che vi distinguono da vostri competitori, <\/strong><em>worldwide<\/em><strong>, che vi distinguono in termini di &quot;responsabilit\u00e0&quot;? Tu mi hai detto: &quot;Noi qui siamo avanti di vent&#8217;anni e questo \u00e8 un vantaggio che dovremmo sfruttare&quot;. I russi l&#8217;hanno capito e infatti vengono qui perch\u00e9 si vogliono portare avanti di vent&#8217;anni. Vi pongo la domanda in termini un po&#8217; anglosassoni: perch\u00e9 dovete essere proprio voi a portare avanti un tipo di ricerca piuttosto che non altri? C&#8217;\u00e8 qualcun altro che in qualche modo potrebbe essere un vostro competitore e rispetto al quale sentite di fare le cose meglio, magari con cautele e obiettivi che si definiscono meglio in termini di responsabilit\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p><strong>GL:<\/strong> Competitori non ne abbiamo, non perch\u00e9 necessariamente siamo pi\u00f9 bravi degli altri, ma perch\u00e9 il tipo di ricerca che noi facciamo su animali da allevamento \u00e8 stata progressivamente dismessa. Per esempio, il centro di ricerca inglese in cui lavoravamo su bovini e suini, gi\u00e0 nel 1991, quando noi siamo partiti, aveva gi\u00e0 dismesso la ricerca sui bovini e nel giro di pochi anni ha dismesso anche suini e pecore. L&#8217;istituto in cui noi lavoravamo faceva parte dell&#8217;Agricoltural and Food Research Council, questo nome del 1990 \u00e8 stato cambiato in Biotechnology and Biological Sciences Research Council: questo dice tutto sulle priorit\u00e0 della ricerca. Noi abbiamo voluto sviluppare e proseguire la ricerca sugli animali da allevamento, mentre in molti casi i nostri colleghi non hanno potuto andare avanti o hanno voluto raggrupparsi in centri che hanno sviluppato l&#8217;aspetto zootecnico e hanno svolto tutta la parte di ricerca biotecnologica sempre pi\u00f9 sull&#8217;animale da esperimento. Per cui in Europa centri come il nostro sono rari.<\/p>\n<p><strong>CG:<\/strong> Quello che ci caratterizza \u00e8 anche aver accorciato la distanza tra ricerca e applicazione. Tante cose che abbiamo scoperto le abbiamo immesse nell&#8217;ambiente nel quale abbiamo lavorato. La nostra \u00e8 una condizione quasi unica: venire da un laboratorio molto forte e riuscire a provare subito sul campo. Queste sono anche un po&#8217; le motivazioni del premio che ci hanno attribuito recentemente: ci riconoscono una <em>leadership<\/em> tra le ricerche innovative, ma anche di aver condiviso con gli altri i risultati delle nostre ricerche, di avere offerto la possibilit\u00e0 di venire da noi a vedere che cosa stavamo facendo.<\/p>\n<p><strong>GL: <\/strong>Noi abbiamo avuto sempre un atteggiamento di grande trasparenza; molti sono venuti da noi nel corso degli anni, non abbiamo mai tentato la strada di tenere segrete le nostre tecniche&#8230;<\/p>\n<p><strong>CG:<\/strong> E quando abbiamo pensato di brevettare, non abbiamo nemmeno avuto i soldi per poterlo fare. Sono procedure con dei costi notevoli. Le universit\u00e0 adesso hanno un ufficio brevetti che brevetta tutto il brevettabile. Ma se nel <em>budget<\/em> della nostra ricerca, gi\u00e0 non alto, bisogna mettere anche la copertura brevettuale non si riesce&#8230; <\/p>\n<p><strong>GL: <\/strong>I costi si aggirano sulle decine di migliaia di euro. E poi bisogna anche essere disposti a difendere aggressivamente il brevetto e questo vuol dire anche avere la cultura giuridica del valore del brevetto, ci vuole l&#8217;ufficio legale. Il non poter brevettare, come nel nostro caso per le dimensioni e le possibilit\u00e0 del nostro laboratorio, vuol anche dire che se qualcuno che ha i soldi le brevetter\u00e0 noi non potremo utilizzare quelle stesse tecniche che noi stessi abbiamo sviluppato. Tra l&#8217;altro il brevetto dura vent&#8217;anni e tutto l&#8217;<em>iter<\/em> per ottenerlo dura alcuni anni, pi\u00f9 le spese che ci sono&#8230;non vale la pena per chi non abbia un ufficio brevetti dedicato.<\/p>\n<p><strong>Voi avete anche un comitato etico. Da chi \u00e8 formato?<\/strong><\/p>\n<p><strong>GL: <\/strong>In totale il nostro comitato etico \u00e8 formato da dieci persone: un avvocato, un bioetico, un medico, un veterinario dell&#8217;Istituto zooprofilattico, un veterinario dell&#8217;ordine dei veterinari, un medico specializzato in medicina umana, poi ci sono altre due persone oltre a noi &#8211; anche noi due facciamo parte del comitato etico, anche se come membri interni e senza diritto di voto &#8211; di cui uno \u00e8 un medico legale e un altro medico che fa parte anche di un altro comitato etico dell&#8217;ASL di Massa Carrara. Ogni riunione \u00e8 registrata e trascritta su un verbale che viene controfirmato dai membri e archiviato. Non ha valore vincolante, per\u00f2 noi ci comportiamo come se lo fosse. I comitati etici locali non sono istituzionalizzati. I membri dovrebbero anche essere esterni alla struttura. Nel nostro abbiamo cercato, se non altro, di avere competenze diverse: persone che lavorano nel pubblico, nel privato, medici, medici veterinari&#8230;<\/p>\n<p><strong>Quando consultate il comitato etico?<\/strong><\/p>\n<p><strong>GL: <\/strong>Noi abbiamo istituito questo comitato circa otto anni fa, anche in base all&#8217;esperienza di comitati etici all&#8217;estero e poich\u00e9 cominciava a trasparire dalla Comunit\u00e0 europea la volont\u00e0 di avere i pareri di comitati etici locali. Il nostro comitato etico pu\u00f2 dare pareri anche al di fuori del nostro laboratorio su altri progetti. I progetti vengono valutati secondo una serie di parametri come la competenza degli sperimentatori, il numero degli animali in relazione agli scopi della ricerca, etc. E&#8217; capitato un caso di un progetto esterno al nostro laboratorio, in cui il comitato etico ha chiesto di venire aggiornato anche l&#8217;anno successivo per verificare se i pareri espressi fossero stati tenuti in conto. I pareri solitamente sono abbastanza dettagliati.<\/p>\n<p><strong>Ci sono stati casi in cui il comitato ha espresso un parere del tutto contrario? E in tal caso, come vi siete comportati?<\/strong><\/p>\n<p><strong>GL: <\/strong>Un parere completamente contrario, no, ma nel progetto Xenoma, un progetto europeo molto grande, due dei partner devono, secondo il disegno sperimentale, utilizzare dei primati che sono gli animali riceventi gli organi prodotti con i nostri animali. Nel progetto c&#8217;era un numero di primati alto, che veniva giustificato con necessit\u00e0 di tipo statistico. Il nostro comitato etico si \u00e8 espresso avanzando riserve sull&#8217;utilizzo cos\u00ec alto di primati, se pur per una parte del progetto che non riguardava il nostro gruppo, e quindi non era strettamente sotto la loro giurisdizione. Anche per quanto riguarda le cellule embrionali staminali umane, tutti i progetti sono stati sottoposti al parere del comitato, ma siccome tutti i progetti prevedevano che la ricerca si svolgesse esclusivamente in vitro e che le cellule non dovessero essere trapiantate in animali vivi, \u00e8 stato espresso parere favorevole specificando che il parere favorevole veniva espresso proprio perch\u00e9 la ricerca veniva svolta interamente in vitro, allegando anche la dichiarazione di consenso informato del donatore (il consenso, come le cellule, erano state inviate da Harvard. In Italia non possono essere prodotte cellule embrionali staminali umane e noi siamo stati i primi ad importarle trasparentemente per i fini sperimentali ampiamente documentati e verbalizzati di cui diciamo).<\/p>\n<p><strong>La Legge<\/strong><strong> 40\/2004 si pronuncia su queste pratiche?<\/strong><\/p>\n<p><strong>GL: <\/strong>In realt\u00e0, sulle cellule importate la Legge 40 non si pronuncia, lascia nell&#8217;oblio la questione. Adesso abbiamo un progetto con cellule staminali umane sulla tossicologia: utilizzare cio\u00e8 queste cellule per verificare la tossicit\u00e0 di certi composti chimici. Questo campo di ricerche \u00e8 oggi tra quelli vincenti dal punto di vista dei risultati, perch\u00e9 \u00e8 una cosa eticamente accettata, visto che gli esperimenti sono soltanto in vitro e i risultati vanno chiaramente a beneficio dell&#8217;umanit\u00e0 e producono immediati risultati. In questo caso \u00e8 anche concettualmente facile da capire.<\/p>\n<p><strong>Meglio vedere che effetto fa su una cellula piuttosto che su un bambino o un adulto&#8230;<\/strong><\/p>\n<p><strong>GL: <\/strong>S\u00ec, infatti. Uno dei casi per far comprendere meglio il discorso, \u00e8 il caso del talidomide. Chi l&#8217;ha testato sulle cellule staminali umane oggi sostiene che il problema viene rivelato dalle cellule staminali umane, (anche se dati ancora noi non ne abbiamo a disposizione), mentre a suo tempo il problema nacque dal fatto che il prodotto era stato testato solo su animali da esperimento che non avevano rivelato la tossicit\u00e0 per l&#8217;uomo e per il feto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"image\"><a href=\"\/it\/grasseni\/2008\/10\/la_ricerca_di_punta_biotecnolo_2.html\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"\/it\/grasseni\/img\/Vezzoni-Galli3_130.jpg\" width=\"130\" height=\"130\" border=\"0\" alt=\"La ricerca presso il Laboratorio di Tecnologie della Riproduzione di Porcellasco\" title=\"La ricerca presso il Laboratorio di Tecnologie della Riproduzione di Porcellasco\" \/><\/a><\/div>\n<div class=\"info\">\n<div class=\"vedianche\">See also: <a href=\"\/en\/ubois\/2006\/11\/genetic_testing_and_its_implic.html\" title=\"in Jeff Ubois' blog\">Genetic Testing and its Implications: an interview with Dr. Arthur Caplan<\/a> by Jeff Ubois; <a href=\"\/it\/itframeset.php?content=https:\/\/www.fondazionebassetti.org\/0due\/docs\/fgb-poster-sintesi.htm\" title=\"Opinione pubblica, biotecnologie e societ\u00e0 del rischio\">Opinione pubblica, biotecnologie e &#8220;societ\u00e0 del rischio&#8221;<\/a> a research by Poster-FGB (2002) and the videoclip <a href=\"\/en\/focus\/2007\/05\/innovation_is_the_ability_to_a.html\" title=\"Piero Bassetti\">Innovation is the ability to achieve the improbable.<\/a><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"author":16,"featured_media":23280,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"mc4wp_mailchimp_campaign":[],"footnotes":""},"categories":[3722,2763],"tags":[4171,3987,4081,3910,1575,4082],"class_list":["post-17862","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-grasseni_en","category-live_archive","tag-bioteconologie_en","tag-clonazione_en","tag-cremona_en","tag-genetica_en","tag-genetics","tag-laboratorio_di_tecnologie_della_riproduzione_en"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.7 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Is biotechnological research in Italy a chimera? 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