Il 27 settembre 2026 i cittadini svizzeri si sono pronunciati contro l’inserimento nella Costituzione di una concezione restrittiva della neutralità. Hanno infatti rifiutato di iscrivere nella Costituzione la formula La Svizzera è neutrale e la sua neutralità è permanente e armata, e quella di ieri è la seconda di tre votazioni in grado di condizionare il rapporto tra la Svizzera e l’Europa su cui la popolazione è stata chiamata a esprimersi.
Intorno a queste consultazioni e alla neutralità svizzera è ruotato l’intervento dello storico Maurizio Binaghi nel corso della presentazione del suo libro La Svizzera è un Paese neutrale (e felice) – Laterza 2025 –, nell’ambito nel ciclo organizzato dalla Rete degli Archivi della Politica di Milano “Aperitivi con la Storia” e ospitata da Fondazione Giannino Bassetti.
(In questa pagina, oltre alla presente sintesi, trovate i video, le fotografie e i podcast dell’incontro).
Come ricordato dal presidente Piero Bassetti in apertura dell’incontro, la Fondazione fa parte della Rete degli Archivi della Politica perché dispone del suo archivio, di cui nel giugno scorso è stato riconosciuto l’interesse storico dalla Soprintendenza dei Beni Archivistici della Lombardia.
Nella sua introduzione, Francesco Samorè ha ricordato che, in occasione del Congresso di Vienna, “per vedersi garantita la neutralità, la Svizzera ha dovuto muovere guerra a Napoleone già sconfitto a Waterloo”. Citando il testo di Binaghi, Samorè ha sintetizzato che il passaggio è stato tra lo “Sciogliere il legame tra neutralità e guerra per stringerne uno tra neutralità e pace”.
L’intervento di Maurizio Binaghi
“È vero che in questi mesi la Svizzera sta affrontando un cambiamento quasi capitale della sua identità, affrontando alcune votazioni che possono cambiare un percorso che ha avuto inizio principalmente alla fine della Guerra Fredda”. Questo a partire da un presupposto: la Svizzera si è percepita a lungo come un’eccezione all’interno della storia dell’Europa, benché il suo cuore abbia sempre battuto a ritmo europeo. A questo proposito, lo storico ha ricordato anche il volume La Svizzera nel cuore dell’Europa uscito per i tipi delle edizioni Casagrande di Bellinzona, il cui editore era presente in sala.
Un percorso, quello della neutralità, che ha attraversato l’iniziativa del 1989, quando una grandissima percentuale della popolazione (ma non abbastanza perché passasse) votò per l’abolizione dell’esercito. Nel 1992 gli elvetici votarono poi contro l’entrata nello spazio economico europeo, sancendo una contrapposizione tra due politiche – una improntata a innovarsi dopo le crisi attraversate e l’altra a non cedere sulla propria immagine tradizionale – che, secondo Binaghi, arriva al suo apice in questi ultimi mesi con tre chiamate alle urne. La popolazione ha recentemente votato per contenere il numero degli abitanti della Confederazione in 10 milioni: “Saggiamente la popolazione ha rifiutato”, ha commentato Binaghi nella giornata del 27 settembre si è votato per inserire nella Costituzione un principio stringente di neutralità e l’anno prossimo ci sarà una votazione sui pacchetti bilaterali dei rapporti con l’Europa. “Perché dico che queste tre votazioni sono fondamentali? Perché decidono il rapporto tra la Svizzera e l’Europa, il rapporto tra la Svizzera e la neutralità e il rapporto tra la Svizzera e coloro che sono al di fuori della Confederazione”. Per poi concludere che “questi tre momenti elettorali possono sostanzialmente andare verso una risoluzione positiva, dal mio punto di vista, dei rapporti con l’Unione Europea, una risoluzione più chiara sulla libertà della Svizzera di affrontare la neutralità e – per fortuna questo è già successo – uno sguardo verso lo straniero che non sia sostanzialmente di rifiuto. Tre momenti fondamentali che permettono di porre le basi per rapporti anche con Milano, anche con l’Italia, molto più aperti da questo punto di vista”.
La discussione in Fondazione Giannino Bassetti
Il giornalista Sergio Roic nel suo intervento ha ricordato l’assurdità per cui il partito comunista ticinese ha invitato gli studenti a votare per la neutralità con lo slogan “Così non dobbiamo andare a fare la guerra contro la Russia”, benché l’iniziativa parta, come ricordato da Binaghi, da un partito di destra, l’UDC.
Piero Bassetti è invece intervenuto per affermare che il punto vero è fuori dalla definizione dei soggetti che avrebbero il problema. “Tutto l’assetto politico della Svizzera è sempre stato condizionato pesantemente dal territorio. Ho l’impressione che qui abbiamo in comune una problematica che, come singoli può non apparire, ma che, se si discute di comunanza e di confronto, esplode”. Secondo Bassetti, “Voi potete diventare matti a definire l’aggettivo che accompagna nella storia la svizzera – neutrale, felice, buona eccetera – ma il problema è che il potere segue altre categorie”.
Per Alessandro Aleotti il fatto che la Svizzera non si sia dotata della bomba nonostante avesse la possibilità di farlo, così come il suo no allo spazio economico europeo, non l’hanno penalizzata. Piuttosto sono la conseguenza di “un’intelligenza profonda del genius loci, che ha fatto sì che scelte apparentemente irrazionali si siano rivelati elementi di forza”.
La senatrice Cristina Tajani si è domandata se la neutralità possa essere efficace con un sistema finanziario interdipendente come è oggi. Ha poi sottolineato che “è in via di realizzazione l’euro digitale, che dovrebbe essere lo strumento per garantire l’autonomia strategica di un continente che oggi ha tutte le sue transazioni finanziarie in mano a degli operatori targati US, in grado di chiudere conti correnti a persone o a enti oggetto di sanzioni, anche per via di sanzioni secondarie, senza passare da nessuna giurisdizione, né nazionale né europea”.
Nel corso della discussione, Francesco Samorè ha ricordato anche che il Consolato svizzero, in occasione dell’incontro pubblico la Soglia necessaria, ha annunciato che l’autunno prossimo si terrà un Summit a Ginevra sull’AI, ponendo direttamente il problema dei diritti umani nell’era digitale. E nel merito ha poi citato il pamphlet di Padre Benanti sul caso Guillou, il magistrato della Corte Penale Internazionale (di cittadinanza francese) che ha subito la cancellazione della sua identità digitale.
Infine, Piero Bassetti ha chiesto una battuta alla direttrice del MEET Digital Culture Center Maria Grazia Mattei, che ha chiuso l’incontro ricordando il principio di neutralità a cui risponde l’istituzione artistica che dirige, riflettendo sul fatto che in un mondo di complesse relazioni diplomatiche non è scontato poter ospitare opere di artisti i cui paesi sono in attrito.














