In occasione della presentazione del Rapporto PoliS Lombardia 2025 Intelligenza Artificiale per la sostenibilità, Piero Bassetti è stato invitato a partecipare a una tavola rotonda moderata da Fulvio Matone dal titolo Senza confini? Le istituzioni alla sida dell’IA. Insieme al presidente, Simone Abbiati, esperto di LLM, Stefania Bandini, docente di informatica, e Davide Picca, docente di Digital Humanities all’Università di Losanna. Di seguito, una sintesi dell’intervento di Piero Bassetti. In fondo, alcune immagini dell’evento.
Benché si tratti di una sofisticazione necessaria, finora la politica sembrerebbe lasciar fuori, quasi ritenere superflua, ogni riflessione sull’intelligenza artificiale. Tornare in Regione Lombardia e constatare invece che il tema è all’ordine del giorno non solo mi fa piacere, ma mi fa dire che questo è un incontro politico molto avanzato.
Il potere dispone di un’enorme conoscenza della realtà di cui deve decidere come disporre. Si tratta di un problema che ci riporta al dêmos, in greco “popolo”: in democrazia l’elettore fa delle scelte avendo capito le scelte che fa. Ma fino a che punto questo discorso vale quando si tratta di compiere scelte sull’uso di un’innovazione come l’intelligenza artificiale su cui si riflette poco anche dentro le istituzioni?
Come emerge con chiarezza dal rapporto presentato oggi, la giunta regionale lombarda sembra aver accettato la sfida dell’intelligenza artificiale. Ma è pur vero che i risultati brillanti, il successo del governo della Regione dipendono anche da ciò che la gente ha capito ed è in grado di capire. E ciò ci pone di fronte a diverse responsabilità. La prima consiste nel capire “ciò che è possibile capire”. La seconda, è chiedersi se si può migliorare la nostra democrazia aumentando la nostra intelligenza con l’intelligenza artificiale. Perdendo il controllo della scienza, il rischio è infatti di arretrare anche sul fronte democratico.

Perdendo il controllo della scienza, il rischio è di arretrare anche sul fronte democratico.
In sintesi, la sfida della Regione, di ogni Regione, è quella passare dall’essere istituzione efficiente a essere istituzione creativa. Perché l’intelligenza artificiale può certo rendere ciascun settore più efficiente, ma solo l’immaginazione istituzionale, capace di un nuovo modo di maneggiare il sapere, può renderla funzionale al dêmos. E non è l’aumento di tecnica che rende “più umano” l’umano; è l’umano più esigente che rende più umana la tecnica. L’auspicio è che ci siano governanti che facciano uso di strumenti adeguati alla modernità, che non si compiacciano del “non sapere” diffuso, ma facciano in modo che il dêmos partecipi alla trasformazione in atto, alle opportunità di scelta.
Le Regioni furono pensate per rendere più efficiente lo Stato centralistico e il potere più vicino alla collettività. Oggi che l’intelligenza artificiale ha cambiato le categorie organizzative del pianeta -spazio, tempo, territorio -, e che sta cambiando anche il linguaggio della politica, il richiamo è quello di stare alla realtà. C’è bisogno di un’agenda politica che abitui società e istituzioni a esercitare una capacità critica sul potere potenziato delle intelligenze artificiali, così da preservare gerarchie di responsabilità senza appiattire la partecipazione. La stessa specializzazione dei saperi non deve diventare un ostacolo alla partecipazione.

La sfida della Regione, di ogni Regione, è quella passare dall’essere istituzione efficiente a essere istituzione creativa.
Dobbiamo perciò immaginare forme nuove di democrazia che accettino la sfida delle nuove tecnologie. Immaginare un nuovo regionalismo, un regionalismo europeo che si collochi in linea con le potenzialità dell’intelligenza artificiale, con la miniera di data-center sparsi nella macroregione del Nord Italia. Per fare ciò occorre una nuova generazione di dirigenti e amministratore pubblici, e in questo senso Fondazione Bassetti sta lavorando alla creazione di una Schola, un luogo di elaborazione e di scambio intellettuale sul tema dell’innovazione responsabile su cui ci esercitiamo da più di trent’anni.














