Olivier Postel-Vinay, La Recerche, n. 341, Avril 2001 (Francia)
(la seguente traduzione è stata pubblicata su Internazionale n.380 del 
6 aprile 2001)

Il principio di Jonas

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Un principio difficile
Durante un recente incontro sui rischi per la collettività, tutti si
sono interrogati sulla confusione nata dai diversi significati
attribuiti a parole comunemente impiegate dai ricercatori --a
cominciare dalla parola "rischio" (da non confondere con "pericolo").
Così, uno dei "falsi amici" più diffusi in questo periodo è il famoso
"principio di precauzione".
Chiudendo le frontiere al bestiame britannico a causa di un'epidemia
di febbre aftosa, la Commissione europea "ha scelto di applicare il
principio di precauzione con un rigore senza precedenti", si poteva
leggere sulla prima pagina di "Le Monde". Lo stesso giorno l'articolo
di fondo dell'Herald Tribune, parlando del "precautionary principle",
ne dava questa spiegazione ai suoi lettori: "Better safe than sorry"
(meglio la sicurezza del rimpianto, in altre parole: è meglio
prendere delle misure di sicurezza che dover rimpiangere in seguito
di non averle prese). Ciò che provano questi due articoli è che anche
i giornali più seri non hanno assimilato il significato del
principio. Questo concetto con cui tutti si riempiono la bocca non è
riuscito a imporsi nel suo vero significato, l'unico che sia utile.

La scelta del nome è sbagliata
Che dice il principio di precauzione? Che le autorità pubbliche, di
fronte a un rischio la cui esistenza sembra plausibile ma non è o non
è ancora scientificamente dimostrata, possono prendere misure di
controllo o di interdizione proporzionale alla gravità del rischio
potenziale individuato. Nel caso della febbre aftosa, il principio di
precauzione non si applica, dal momento che l'esistenza del rischio è
dimostrata. In realtà il principio non è semplicemente l'equivalente
di "better safe than sorry", poché questa formula può applicarsi a
molte situazioni in cui il rischio è già dimostrato. Per esempio,
alcuni ricercatori si battono oggi per ottenere dei finanziamenti per
studiare come impedire a un grosso meteorite di cadere sulla Terra
innescando una catastrofe planetaria. Il problema di decidere se
convenga o meno finanziare queste ricerche non rientra nel principio
di precauzione: l'esistenza del rischio è dimostrata, è in
discussione solo la valutazione della probabilità che un simile
evento si produca.
Il grande pubblico, ma anche una parte acculturata della società, che
va dai giornalisti agli uomini politici, confondono principio di
precauzione e principio di prudenza --il quale conduce a prendere
misure di "prevenzione", nello stesso senso in cui si parla della
prevenzione stradale. Questo è tanto più spiacevole in quanto
l'incapacità del concetto di imporsi nel suo significato esatto è
pari alla sua fortuna mediatica e politica.
Mentre Dio solo sa se abbiamo bisogno di idee chiare, questo
principio genera confusione. La ragione è semplice. A un concetto
tecnico è stato dato un nome che è comprensibile da tutti, ma che nel
linguaggio corrente ha un altro significato. Grave errore di
strategia semantica! Per garantire il successo mediatico di un
concetto tecnico senza snaturarlo, bisogna dargli un nome suggestivo
che non possa prestarsi a equivoci. La parola "quark" è un esempio di
successo di questo genere. Si sarebbe potuto, per esempio, chiamare
il principio in questione "principio di Jonas", in memoria del
filosofo tedesco che è stato, a quanto sembra, il primo che abbia
tentato di formularlo. Il rischio che il grande pubblico confondesse
quel pensatore fumoso col Giona uscito dal ventre della balena
sarebbe stato privo di conseguenze.

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Ndr:
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