E' recentemente comparso sul "Corriere delle comunicazioni" (supplemento del
"Corriere della sera", 15-28 gennaio) un articolo dal titolo forse un po' ambiguo
("Wikipedia ci rende un po' più provincia"), ma del tutto chiaro nella sua tesi centrale,
non nuova: "Oggi nessuna enciclopedia che non cresca automaticamente può definirsi completa,
quando il tasso di aggiornamento dei temi è imposto dal turnover mozzafIato di Internet.
Nessun testo può reggere questo ritmo se non si dota di procedure "wiki", come appunto
Wikipedia, cioè una cooptazione di collaboratori gratuiti e volontari con una rete di
grandi numeri che fa premio su eventuali errori e incompetenze attraverso una continua
verifica incrociata da parte degli utenti".
Il tono assertivo e profetico lascia quanto meno perplessi: in realtà, le informazioni
che Wikipedia pretende di dare sono una congerie di notizie, disorganica, non certificata,
quindi inaffidabile e talora fuorviante (ben diverso il caso citato delle riviste
scientifiche on line). Le voci di un'enciclopedia - cartacea o in rete - devono presentare
un'informazione criticamente vagliata in un contesto di saperi organicamente e
responsabilmente costituito, certificato dagli autori e dall' editore.
I confronti sono anche troppo facili: l'autore dell'articolo legga la voce Aristotelele
su Wikipedia, limitata a poche notizie raccogliticce sull'Aristotele perduto con rinvii
che non servono a ricostituire il pensiero del fùosofo; la confronti con la voce scritta
da Enrico Berti per l'Enciclopedia filosofica, recentemente edita da Bompiani, e giudichi
quale sia la più completa e "aggiornata".
Si invocherà la rapida obsolescenza del sapere scientifico cui farebbe fronte la rapidità
e coralità di Wikipedia: allora si legga la voce Coerenza, in Wikipedia banalmente
definitoria, limitata all'ottica classica senza affrontare gli aspetti associati alla
meccanica quantistica. Altro tema attuale e non marginale, Analisi numerica: Wikipedia
offre uno scarno elenco di questioni di scarsa utilità per il lettore che non conosca
l'argomento; sicché, per esempio, la "stima dell'errore" perde tutto il suo valore.
Ancora, si prenda la voce Relatività che presenta su Wikipedia la consueta struttura
parcellare e additiva con salti da semplicità a difficoltà insormontabili, quando per
esempio introduce ex abrupto le equazioni del campo gravitazionale come fossero semplici
espressioni algebriche; si legga la stessa voce in Encyclopaedia Britannica, su supporto
informatico, ove lo svolgimento della voce è sistematico e coerente. Quanto
all'aggiornamento scientifico, mancano nell'edizione italiana voci come Biosensore e
Optoelettronica, presenti nell'edizione inglese; in campo umanistico s'ignora persino
tutto il dibattito sul concetto di Confine (voce assente) al centro della nuova
problematicva sui fondamenti del diritto; si veda la voce di Natalino Irti in
Encicclopedia Italiana-XXI Secolo.
Si può continuare sugli agg menti, garantiti da Wikipedia nella voce History of Israel
si ignorarano i negoziati di Camp David del luglio 2000, e quelli di Taba del gennaio 2001,
avvenuti fra E. Barak, Arafat e B. Clinton: furono gli ultimi negoziati diretti tra
israeliani e palestinesi a un passo dall'accordo ((v'è è solo un rinvio alla Carta proposta
da Barak, con data sbagliata). Per le scienze, nella voce Astrofisica è persino ignorata la
fondamentale cartografia 2dFRS (Two degree Field Redshift Survey). Il mito di Wikipedia
("figlia di una cooperativa", direbbero a Roma) va demitizzato (la voce Demitizzazione
manca), come pure il mito della rete che, se non è controllata e certificata, è principio
di disinformazione e di confusione. Così come è stata demitizzata la profezia sulla fine
della Galassia Gutenberg; il libro non circola solo in Italia, vittima secondo
l'articolista, del "cultural divide" ("il libro regge solo se si gioca sul cultural divide
- c'è anche quello, non solo il digital - dell'Italia..."). Al contrario, il libro
rimane una delle più valide misure per valutare i livelli di istruzione di un paese. L'autore
dell'articolo legga pure Dante o Goethe, Darwin o Heisenberg in Internet, ma non trascuri
Homo videns, di Giovanni Sartori, che non viaggia in rete.
Roberto Casati
La vera sfida è migliorarla
Un approccio pragmatico suggerisce di combattere battaglie che si ha ragione di pensare potrebbero venir vinte; senza per questo tirarsi indietro quando la mischia si fa dura e il risultato è incerto. Invitare i lettori a non leggere gli articoli di Wikipedia e a preferire loro la Britannica o un'altra enciclopedia cartacea od online ma comunque provvista di un comitato editoriale è una cosa; convincerli davvero a farlo è un'altra, in particolare se ci si basa sui risultati di uno spoglio (che meriterebbe un approfondimento statistico, altrimenti si rischia di restare ancorati all'aneddoto) o su considerazioni generali sull'autorevolezza dei redattori. Di fatto, il problema dell'autorevolezza si pone a chiunque cerchi un'informazione. E dato che chiunque cerchi un'informazione ha molte probabilità di farlo usando Google, se un articolo di Wikipedia si trova in cima alla pagina di risposta di Google, come spesso capita, allora è razionale andare a guardarsi l'articolo di Wikipedia. La battaglia da combattere quindi non è invitare a non consultare Wikipedia o cercare di convincere che sarebbe meglio non guardare Wikipedia, quanto cercare di migliorare la qualità di quello che vi si trova, dato che è lì e non altrove che è probabile che i vostri amici, figli, colleghi e studenti finiranno per guardare. Battaglie del genere vengono combattute: ci sono per esempio non profit che lavorano ad aumentare la visibilità e l'autorevolezza di certe voci di Wikipedia riguardo all'Africa, in un movimento di colonizzazione culturale alla rovescia. Invitare a intervenire su Wikipedia non è certo esente da rischi; innumerevoli possibilità di inquinamento si profilano all'orizzonte: persone che scrivono elogi ai propri beniamini (inclusi se stessi) e filippiche contro i propri nemici, interventi pubblicitari, vandalismo tribale o religioso, incapacità di mettere due parole in croce, impertinenza, dilettantismo e via dicendo. Ma non c'è nulla di nuovo sotto il sole. L'aneddotica invita a una certa cautela anche nel caso di enciclopedie cartacee di vecchio pelo; l'impareggiabile Edwards, luminosa enciclopedia di fIlosofia degli anni 60, avendo subappaltato le voci sulla filosofia italiana regala al lettore un impareggiato "Gallarate movement" che tradisce il subappaltatore e le sue amicizie. ll Lexiconder Renaissance della ex-Ddr può servire per un corso sulla cultura della ex-Ddr e molto meno per ottenere informazioni sul Rinascimento. Più banalmente le enciclopedie, capitolazioni al tentativo di mettere ordine nel sapere imponendo l'unico registro classificatorio su cui nessuno ha obiezioni, ovvero l'ordine alfabetico, sono specchi del loro tempo; non esistono enciclopedie perfette né metodi consensuali per generarle; non esiste un loro lettore da cima a fondo; e quando esiste, è un po' eccentrico; sono collezioni di frammenti, legati a logiche decisionali che muovono da piani grandiosi e giungono a compilazioni di liste della spesa. E se servono, come servono, più a chi le scrive che a chi le legge, in quanto aiutano a mettere in forma semplice e concisa un sapere, o in quanto creano o cristallizzano identità culturali; allora la funzione addizionale dell'enciclopedia libera è che aiuta molti a chiarirsi le idee; non leggendo, ma scrivendo.
Chuara Somajni
Citizendium si supervisori
Larry Sanger è stato cofondatore con Jimmy Wales di quel progetto di un'enciclopedia libera in Internet che sarebbe diventata Wikipedia. Abbandonò però molto presto l'impresa, per insanabili disparità di vedute. Lo scorso settembre Sanger ha annunciato la nascita di Citizendium, con cui intende raccogliere quanto di positivo Wikipediaha insegnato, per correggere quelli che a suo avviso ne sono i limiti. Citizendium prevede che chiunque possa contribuire purché dichiari la propria identità (in Wikipedia non è necessario), e soprattutto introduce la supervisione di esperti che certifichino la qualità dei contenuti. Attualmente, secondo quanto si legge nel sito (http://citizendium.org), vi sarebbero circa 500 autori e 160 editors professionisti. Che l'impresa di Larry Sanger possa oscurare quella di "Jimbo" Wales è però alquanto improbabile. "Sono passati mesi dall'annuncio e ancora c'è ben poco da vedere", commenta Frieda Brioschi. Ventisette anni, di professione programmatrice, è stata appena rieletta presidente dell'edizione italiana di Wikipedia. "Citizendium rischia di fare la fine di Nupedia": lanciata nel 2000 da Wales e Sanger, era un'enciclopedia compilata esclusivamente da esperti. Il sito venne chiuso nel 2003, con i suoi 24 articoli, e 74 in lavorazione (se ne trova traccia in www.archive.org). Wikipedia nacque proprio dal fallimento di Nupedia: aprendo le porte a chiunque avesse avuto voglia di rimboccarsi le maniche, a prescindere dalle qualifiche. Citizendium affida un compito meno gravoso agli esperti (perché mai, del resto, un docente universitario avrebbe dovuto spendere del tempo per trasferire gratis il proprio sapere in quell'enciclopedia?). Ma è difficile pensare che questo nuovo progetto possa competere con la vitalità di Wikipedia, che in 6-7 anni ha prodotto oltre 1,5 milioni di articoli. La versione italiana ha da poco superato le 250mila voci: un numero considerevole che, invece di placare le critiche di incompletezza e di inaffidabilità, le fomenta. "Per sua natura Wikipedia non sarà mai adulta", ribatte Frieda Brioschi (può un'enciclopedia esserlo mai realmente?). Richiede non solo un continuo processo di arricchimento, aggiornamento, affinamento dei contenuti, dello stile, della struttura dell' enciclopedia, ma anche delle strategie. Per esempio è solo da un anno circa, spiega, che la Wikipedia italiana, avendo raggiunto uno stadio di "maturità" sufficiente (ovvero un corpus di voci di una certa consistenza), ha avviato il progetto "Voci in vetrina", secondo il modello inglese degli featured articles: è uno strumento per vagliare e segnalare articoli considerati esemplari per come sono stati redatti, i quali vengono quindi corredati con una stellina. La vetrina serve anche per attirare l'attenzione della comunità dei wikipediani sulla necessità di affinare le voci già esistenti. Un processo in corso da tempo nella versione inglese, dove - spiega Frieda - ha assunto un notevole peso l'annotazione e il rinvio a fonti primarie accreditate. Un secondo progetto riguarda invece le lacune. Non perseguendo un piano di lavoro preordinato, si hanno da un lato voci che non si troverebbero mai in un'enciclopedia tradizionale (come "Heavy Metal Umlaut", dedicato all'uso della dieresi nella tradizione della musica heavy metal) e che sono il riflesso immediato della nostra cultura contemporanea nelle sue manifestazioni fluttuanti e minimali; dall'altro mancano, o sono trattate superficialmente, voci che ci aspetteremmo di trovare ben trattate in qualunque enciclopedia che si rispetti. "Può capitare di trovare una descrizione dettagliata e precisa di tutte le ossa umane, e magari nulla sotto "ingegneria idraulica". Cerca di rimediare il progetto "Voci comuni": con le quali, spiega Frieda, si intende promuovere la stesura di voci relative alle parole che si potrebbero trovare in un dizionario, quelle attinenti la vita quotidiana, quelel che si trovano nei libri per bambibi, gli oggetti, i suoni, le professioni e così via. Soprattutto Frieda Brioschi ci tiene a ricordare un ulteriore progetto: WikiAfrica (in collaborazione con l'associazione Lettera 27). presentato all'ultimo Festival di Mantova. Lo scopo è quello di realizzare una enciclopedia tagliata sulle esigenze del continente e accessibile nelle sue varie lingue. Un'impresa che a sentirla così parrebbe impossibile. Come Wikipedia stessa, i cui limiti (a riguardo lo stesso sito offre analisi interessanti: si veda ad esempio sotto «Wikipedia: Wikipedia is failing», http://en.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Wikipedia_isfailing) diventano per la comunità altrettante sfide. Ripagate da una partecipazione che continua a crescere e da un interesse che, come racconta Frieda Brioschi, anche in Italia ha valicato il confine virtuale per entrare nelle classi: «Sono sempre più frequenti le sollecitazioni che arrivano dalla scuola; vi sono anche insegnanti che assegnano come compito l'analisi critica delle voci presenti nell'enciclopedia». Sebbene tra i collaboratori dell'enciclopedia libera non manchino gli accademici, ancora poco partecipe è invece l'università. «Non siamo molto amati», conclude Frieda Brioschi. Citizendium lo sarà di più?