L'Impresa 09/07 Antonio Dini bENVENUTI NELL'ERA DELLE IDEE Innovazione, creatività, marketing emozionale, fedeltà di marca, management strategico, pensiero laterale, impegno. Si potrebbe continuare ancora a lungo. L'orizzonte culturale di fronte ai dirigenti d'azienda e agli imprenditori negli ultimi venti anni è infatti cambiato in maniera vertiginosa, riempiendosi di nuovi, complessi e difficilmente comprensibili elementi. Il capo di un'azienda grande o piccola, italiana o europea che sia, oggi si trova come il protagonista de I fiori blu di Raymond Qyeneau: «Il venticinque settembre milleduecentosessantaquattro, sul far del giorno, il Duca d'Auge salì in cima al torrione del suo castello per considerare un momentino la situazione storica. La trovò poco chiara». Le sfide per chi vuol seguire lo spirito d'intrapresa, e soprattutto il numero di variabili in gioco, sono aumentate e si sono complicate. Come reagire? Non basta forse la conoscenza dell'ultima dottrina accademica. Ma di converso non basta neanche l'istinto che gli anni sul mercato, cioè la lunga gavetta, sanno dare. Cosa serve, allora? Un mix, probabilmente. Ma con delle differenze. Sta infatti emergendo un filo rosso che unisce alcuni degli elementi chiave tra quelli spesso ricordati. Innovazione e creatività, queste le due parole chiave, stanno diventando gli elementi centrali, seppur spesso fraintesi e soprattutto malintesi. Vengono infatti scambiate per sinonimi quando invece non lo sono, ma il loro significato cambia decisamente a seconda dei contesti o degli approcci che si seguono. Eppure, se si volesse scrivere una ricetta segreta della crescita economica e della creazione di ricchezza, che poi sono il vero obiettivo dell'attività d'impresa, proprio questi sono i due argomenti necessari e anzi indispensabili secondo molti. "L'Impresa" ha incontrato alcuni dei guru del business moderno (tre dei quali saranno protagonisti del prossimo World Business Forum a Milano), uomini e donne che hanno saputo raggiungere i vertici non solo del proprio successo personale ma che hanno anche portato sulla vetta del mercato le aziende che hanno guidato. Il primo è Michael Eisner, che ha trasformato la Walt Disney Company da una società con un ruolo già centrale nel mondo dell'intrattenimento nel più grande tra i colossi mondiali di questo settore, cambiando in parte le regole del gioco del mercato. Quando nel 1984 Eisner è salito alla guida della società, il prezzo per azione era di 1,088; quando l'ha lasciata nel 2005, dopo tre split del valore delle azioni (le prime due volte da uno a quattro e la terza da uno a tre), avevano un valore di 30,51 pari a una crescita del 300% per cento. Il carismatico ex-leader di Disney è anche pronto a "smontare" il primo mito, cioè l'eccesso di attenzione talvolta fine a se stessa da parte della business community verso la creatività e l'innovazione: «Sono convinto che ci sia un riconoscimento molto ampio del fatto che la creatività e l'innovazione sono importanti, ma in troppi casi viene fatto un cattivo servizio a questi due concetti. E la cosa accade perché si cercano formule per il successo facile e a prova di bomba. Ma la creatività e l'innovazione non sono né facili né a prova di bomba. Richiedono che vengano presi dei rischi, e il rischio è, se mi consentite il bisticcio di parole, rischioso. Ma la cosa più rischiosa che si può fare è di non prendere alcun rischio, ed è un errore molto grave che porta dritti alla stagnazione". Il ruolo della creatività e dell'innovazione è centrale anche perché esse sono essenziali per un aspetto che - spiega Eisner - è strategico: «Sono entrambe fondamentali per la crescita di lungo periodo. Di solito non hanno niente a che fare con i guadagni nel breve termine, i quali invece si raggiungono attraverso tattiche non creative e anti-innovative. Ad esempio, prendendo delle scorciatoie, lavorando con dei trucchi finanziari, talvolta barando. Invece, qualsiasi azienda abbia una sua reputazione come azienda innovativa è un soggetto sul quale si può contare per quanto riguarda la performance di lungo momento». Anche Kevin Roberts, che è a capo del colosso dell'advertising Saatchi&Saatchi, concorda, come ha dichiarato a "L'Impresa": «La creatività e l'innovazione sono le fondamenta della crescita. Sono delle capacità in grado di portare il futuro nel presente, cioè il momento nel quale vogliamo vivere. Non sono elementi di lungo o di breve termine. Rappresentano invece la componente di eccezionalità che è e deve essere presente in qualsiasi giorno». In effetti, secondo Roberts, "il vantaggio competitivo di un'azienda non viene più raggiunto tramite la riduzione dei costi o una forma di innovazione sostenibile. Invece, si raggiungerà attraverso l'invenzione, la genialità e la creatività totalmente orientate all'esecuzione senza rallentamenti e l'attenzione al minimo dettaglio. Le aziende sono in grado di fare grandi cose solo quando riescono a veicolare la loro passione verso tutto quel che fanno, anche le minime cose». Come si legano allora creatività e innovazione al mondo moderno del business? Risponde a "L'Impresa" ancora Roberts: "L'innovazione non si può e non si deve controllare. È necessario lasciarla correre libera. È infatti possibile ritrovarla ovunque. Anzi, il trucco è che bisognerebbe cambiare la parola "innovazione" con "immaginazione". Invece, la creatività accade ai confini: dobbiamo riuscire a rivelarla grazie alla sfida posta dall'incertezza e trovare strutture liquide, fluide, grazie alle quali venga incoraggiata e non punita». Aggiunge Eisner: «È vero, l'innovazione e la creatività non possono essere previste o controllate. Sono entrambe incontrollabili e imprevedibili. Possono invece essere gestite. È possibile creare un ambiente di lavoro che incoraggi l'innovazione a tutti i livelli, favorendo il fluire libero delle idee, premiando chi sa rischiare in maniera intelligente e tollerando un certo grado di fallimenti. Trattando tutti i dipendenti con rispetto e spingendoli verso una forma di responsabilità individuale tendono ad emergere soluzioni creative con una regolarità davvero interessante». Ricorda Carly Fiorina, che tra il 1999 e il 2005 ha guidato il colosso dell'informatica Hewlett-Packard portando a segno nel 2002 la più grande fusione tra aziende del settore (con l'americana Compaq per un valore di 25 miliardi di dollari), diventando così la prima donna alla guida di un'azienda nel listino del Dow Jones IndustriaI Average, quale sia stata la chiave delle scelte di innovazione di Hp sotto la sua guida: «Hp è un'azianda tecnologica e per questo motivo l'innovazione è nel suo Dna. Nel 2004 la spesa per la ricerca e lo sviluppo è stata di quattro miliardi di dollari e questo ha permesso all'azienda di essere uno dei dieci principali innovatori al mondo, producendo 11 brevetti al giorno in media e permettendole ad esempio di lanciare in un solo giorno ben 158 nuovi prodotti. Ma nonostante quanto viene speso in innovazione, un'azienda deve ammirare profondamente anche la capacità degli altri di fare innovazione. E la strategia dell'innovazione deve essere quella che fa concentrare gli sforzi in quei settori in cui si può dare un contributo unico e guidare il mercato, cercando dei partner altrettanto forti e innovativi negli altri settori». Innovazione e creatività, non importa la dimensione dell'azienda, nella lezione di Carly Fiorina vanno a braccetto con un altro attributo che è quello delle partnership, delle alleanze. Cioè, la capacità di sapersi legare in una rete di relazioni e di rapporti che consentano di rendere differenti i propri prodotti. Lo scopo non è, secondo Eisner, quello di mirare al prodotto in quanto tale, ma al pubblico. «La creatività, ad esempio, è sia una risorsa che una sfida. È la risorsa essenziale per qualsiasi tipo di attività economica. Qualsiasi prodotto o servizio un'azienda si trovi a vendere, il successo di lungo periodo può essere raggiunto solo se dietro c'è un'attività creativa i cui risultati portino del genuino valore ai clienti. Tuttavia, la creatività rappresenta anche una costante sfida perché non ci sono formule per poterla raggiungere sistematicamente. La creatività significa fare le cose in modi nuovi e differenti, senza potersi basare su progetti precedenti». L'innovazione può invece essere lo strumento con il quale dominare i mercati, sconfiggendo avversari più grandi e presenti da più tempo nell'arena degli affari. Clayton Christensen, docente alla Harvard Business School, autore tra gli altri del volume Il dilemma dell'innovatore, lo spiega partendo dal lato opposto del problema: «Le grandi aziende non cadono in una notte. I mercati non cambiano radicalmente in un istante. Ma troppo spesso sembra che così accada. E quando succede, le conseguenze, per i dirigenti in quelle società, per gli analisti che le hanno raccomandate, per gli investitori che ci hanno scommesso e per i milioni di altri che hanno interessi lavorativi, è devastante». L'approccio di Christensen ruota intorno al concetto di innovazione distruttiva e innovazione incrementale, la seconda non capace di portare cambiamenti radicali nel mercato e la prima invece in grado di far saltare gli schemi consolidati. «In questo modo», sostiene, «mancando i dati per portare a termine con anticipo sufficiente l'analisi di quel che sta accadendo, occorrono modelli teorici ben strutturati per dominare il cambiamento e capire quale siano le variabili in gioco. L'innovazione e la creatività oggi hanno un ruolo centrale in questi processi, vista la loro capacità di sovvertire le regole del gioco, far cambiare i dogmi condivisi dagli attori dei settori coinvolti, trasformare tutto trovando sconfitti e nuovi vincitori sul campo». Se la chiave della creatività, intesa come momento di identificazione di qualcosa di nuovo, e dell'innovazione, descrivibile invece come un fatto collettivo di condivisione della novità nel mercato, sono la norma, la differenza sta nell'esistenza di due cicli: uno distruttivo che rimescola le carte in tavola - portando nuove soluzioni non ancora raffinate ma in grado di far saltare il precedente status quo - e uno incrementale che migliora lentamente i nuovi prodotti e servizi. Dopotutto, come osserva in conclusione Kevin Roberts, «viviamo nell'Era delle Idee. Ci siamo mossi attraverso l'Era dell'Informazione e l'Era della Conoscenza. Entrambe adesso sono passate. Il punto ora è di generare nuovi modi di comprendere la realtà e tramutarli in previsioni. Le previsioni vengono direttamente da una cultura della creatività in cui le persone siano ispirate a tentare cose che non hanno mai tentato prima. Cioè, guardare le cose in un modo in cui non sono mai state guardate. In altre parole, a "pensare in modo differente". Nelle nostre scuole di business, anziché un processo lineare di insegnamento e una strategia statica, dovremmo insegnare ai giovani a concentrarsi di più sulla creatività, sull'innovazione e in ultima analisi sulla trasformazione. È questa l'area in cui domani potranno realmente fare la differenza». Comprendere la trasformazione ovvero diventarne parte è anche il modo in cui, secondo Qyeneau, magari grazie a giorni di pioggia e a piccoli fiori blu che finalmente sbocciano, il Duca d'Alba comprese finalmente la situazione storica.