L'Eco di Bergamo 10/02/2008 In Internet una massa non una comunità di Carlo Dignola La scienza fa davvero parte della nostra vita democratica? Sì e no. Dipende da come vie gestita all'interno della polis, la città: dipende dal tipo di equilibrio che sa crearr la politica, che è anch'essa un tipo di sapienza assolutamente essenziale alla vita umana: certamente più del seconda cellulare a testa. La città. certo, oggi non è più quella fatta di queste pietre che abbiamo sotto le sedie nella Sala conferenze dell'Università in Sant'Agostino, non è più questo mucchio di case difeso dalle mura, questo roccioso bastione che ha resistito per secoli alle forze della disgregazione. La città oggi - piaccia o no - è la community che vive in Rete. Non ha un sindaco Che possa dettar legge ma al massimo si aggrega e si disciplina in qualche syndicate: non ha consigli o arenghi ma si espmne nei blog, delibera nelle chat; non ha fossati, né ponti levatoi eppure questa città ha ancora parole d'ordine (password), ospiti ammessi ed esclusi, barriere (firewall), vassallaggi {link}; non si difende con fucili e picche eppure è piena di Ulissi che regalano cavalli di Troia di cui è saggio diffidare, di guardie e anche di ladri e pullula di spie. Già sullo slittamento di senso che tuttte queste parole cosi «politiche» subiscono quando vengono tradotte in inglese e virate secondo le declinaazioni del Web, ci sarebbe molto da dire. Si è parlato di ouesta nuova città ieri al convegno "Cosruire un ponte fra scienza e società», organizzato dalla Scuola di dottorato in antropologia ed epistemologia della complessità dell'Università di Bergamo, in un'aula stracolma in cui si intrecciavno, sul palco e tra il pubblico, idee ed esperienze di fisici e filosofi del diritto, sociologi e matematici, chimici e artisti, architetti e giornalisti, psicologi e imprenditori - come ha fatto notare Mauro Ceruti. Un piccolo mondo interdisciplinare reso pos­sibile proprio da questa sempre più facile «condivisione dei saperi» che sta cambiando il nostro mondo a colpi di search e find, di gente che si cerca e si trova in Rete, aggregandosi attorno a interessi comuni. Ma la community che cresce di anno in anno, di settimana in settimana nel web, per l'uomo di oggi è davvero una comunità? Con l'e-mail ci scambiamo di tutto, polverizziamo con un clic le nscisse e le ordinate lungo cui si è disegnata per secoli Ia Storia umana: siamo nell'epoca - come dice Piero Bassetti - del «tempo zero» (premo «invia» e in meno di un secondo il mio messaggio arriva a mille persone) e «spazio zero" (ai quattro angoli del mondo). Abbiamo a portata di mouse un mondo caratterizzato da forte innovazione. plasticità, creatività, cha ha avvicinato individui fino a ieri molto «distanti». Ma che tipo di relazioni genera questo inedito «panorama urbano»? E in che modo esse sono destinate a modificare la nostra vita interpersonale, e persino - in questo nuovo senso -la nostra vita «politica»? Silvano Tagliagambe, che insegna Epistemologia all'Università di Sassari, ha ricordato un'espressione efficace di Cory Docorow, blogger e giornalista canadese nonché autore di fantascienza: la forma di aggregazione che sperimentiamo on line non è né una democrazia né un'oligarchia, è piuttosto un «adhocrazia»: si creano di volta in volta groppi di informaziune, di scambio di lavoro capaci di riunirsi su progetti ad hoc, ché hanno di mira obiettivi limitati e che sono destinati presto a sciogliersi. «Possono avere anche grande influenza, come Wikipedia», l'enciclopedia assemblata mettendo insieme le conoscenze di tutti «che ormai ha raggiunto un grado di autorevolezza che, nei fatti, non è da meno dell'Enciclopedia Britonnica», eppure restano comunità non strutturate, all'interno delle quali gli individui non vivono alcuma appartenenza comune» come accadeva nelle società premoderne, «e neppure stanno insieme per ragioni di profitto» come nella società industriale. Nel villaggio globale non ci sono più queste antiche solidarietà, che erano in fondo anche elementi di solidità, non ultimo sul piano psicologico. «I risultati di di questi nuovi modi di socializzazione» - dice Tagliagambe - sono molto significativi, tanto che gruppi di questo genere, come gli sviluppatori di software open source, oggi sono in grado di dare fastidio a sistemi proprietari consolidati». Cosi come Ibm, puntando le suo carte sull'hardware e snobbnndo il software in pochi anni è stata massacrata dalla Microsoft di Bill Gates, allo stesso modo oggi è proprio Gates, avendo messo qunsi tutto sui Copyright e sui suoi contestatissimi pacchetti «tutto compreso», snobbando la creativilà e l'inventiva della Rete, a non aver compreso cosa c'era in incubazione nel corpo duttile della nuova intelligenza informatica e di rischiare a sua volta di rimanere ai margini dalla partita. Oggi, nell'incredibila match par il dominio dei motori di ricera, anche ai temperamnti più indipendltnli e anarchici tocca tifare por lui, per la sua «piccola offerta" (45 miliardi di dollari) nnril messa sul piatto di Yahoo, se vogliono evitare la stretta soffocante di Google cche come monopolista di quelle cche sono ormai le autostrade del nostro sapere diventerebbe un soggetto tanto iuvadente da essere persino socialmente pericoloso. La società in Internet- dice Tagliagambe - resta qualcosa di estremamamente libero, poco organizzato: nonostante i facilissimi contatti le community sono un inno all'individuo». Al loro interno «è difficile cbe si abitino realmente mondi condivisi, ognuno è il referente di sé stesso». Siamo sempre più "interconnessi" (non «collegati», perché i legami sono assolutamente fuori moda) eppure, anche nel nustro paese si sta distruggendo ogni tessuto sociale. La sera, spcsso deluso dal suo tessuto sociale, l'utente si attacca alla Rete e parla con il resto delemondo eppure resta profondamente solo con tutte le conseguenze del caso sia sul piano pesonale (psicologico) che collettivo (politico). Non è un problema che riguarda solo qualche sparuto psicopatico della Rete, abbiamo bisogno - dice Tagliagambe ­ di sviluppare «un nuovo spirito comunitario, basato su una nuova razionalità scientifica». E la stessa cos dice, muovendosi su altri terreni, il rapporto della Fondazione Bassetti presentato ieri al convegno. La Rete, come dice Giuseppe O. Longo, dell'Università di Trieste, cresce, diventa una creatura planetaria dotata di intelligenza e performances inedite. Ma i suoi gangli vitali -le persone - rischiano di non reggere l'impatto.