L'Eco di Bergamo 16/02/2008 Grande scienza grandi problemi di Carlo Dignola Domani e venerdì presso la FacoOltà diScienze della Formazione deU'Università di Bergamo (in Sant'Agostlno) si tiene il convegno «Costruire un ponte tra scienza e società. Alla ricerca dei fondamenti deUa comunicazione della scienza» Professor Ceruti, perché ci dovremmo preoccupare di come la scienza arriva alle orecchie di tutti? Ci sono dei problemi? «La scienza oggi ha assunto un'importanza decisiva nella vita sociale. Il problema della sua comunicazione è diventato centrale proprio per l'importanza cbe l'impatto delle scoperte scientifiche e dell'evoluzione delle tecnologie ha sulla vita personale o collettiva. Sta diventando, anzi, una questione fondamentale per il manteninento o lo sviluppo stesso della democrazia, di una cittadinanza attiva e consapevole. Esistono frontiere critiche. «Basta pensare agli inlerrogativi che in continuazione ci pongono l'uso dell'energia, lo sviluppo nucleare, i problemi della sicurezza alimentare, quelli legati alle scienze della vita». Quali sono i punti chiave da discutere? «Mi pare ci siano essenzialmente tre questioni. La prima tocca la scienza che richiede ingenti finanziamenti. La cosiddetta "big science", che è esposta a interessi pervasivi di tipo economico, politico, militare. In secondo luogo abbiamo il problema di uno sviluppo tecnologico che in certi campi sembra ormai viaggiare separato dalla stessa evoluzione del pensiero scientifico. Infine, ci sono settori in cui scienza e tecnologia da un lato ed etica o società dall'altro si confrontano direttamentu. Oggi non tutto ciò che è possibile fare è obbligaturio o è utile che venga fatto. Scienza, economia, politica, la stessa informazione devono ormai assumersi con urgenza precise responsabilità». Non è sufficente fare della divulgazione scientifica migliore? «Forse questo approccio non più adeguato. Un tempo il problema era quello di far arrivare certi contenuti "dallo scienziato al volgo". di rendere accessibili in parole povere significati che nel loro senso più pieno potevano essere posseduti solo dalIa comunità scientifica. Oggi la comunicazione non avviene più solo dall'alto verso il basso, ma in maniere molto diverse, attraverso ad esempio meeting, kermesse, conferenze di ogni tipo. Scienziati di gran nome scrivono libri o articoli di giornale, differnti da quelli tradiZionali: Prigogne, Hawking, Gould cercano di comunicare le grandi visioni del mondo che emergono dalle nuove teorie scientificbe, di raccontare nuove cosmologie e anche nuove antropologie. Non si tratta più solo un lavoro "alla Piero Angela" ma di una vera elaborazione di pensiero filosofico». Contano nwlto i giornali? «Si, ma spesso danno informazioni fallaci. Capita di leggere titoli di questo tenore: "Scoperto il gene dell'intelligenza musicale", quando la geneticc ci dice che nessun gene è in grado di per sé di produrre una competenza, tanto meno di quosto tipo. Esistono però sullo stampa anche articoli più elaborati che aprono ad esempio il dibattito sullo metafisica implicita nella sciemza, o sul rappurto fra questa e altre dimensioni della vita umana come l'etica, la filosofia,la religione.» Oggi sono molto impurtanti anche le «immagini» della scienza che passano «Considero molto importante il cinema: f1lm che riescono a esprimere aanche molto acutamente il sapere del nistro tempo, e che fanno emergere ipotesi di sviluppo più o meno fantascicntifiche, ma che contengono le grandi domande di senso che oggi l'evoluzione della scienza solleva: penso a 2001 Odissea nello spazio, a Blady Runner, ai grandi film tratti dai romanzi di Azimov, alle varie saghe che un po' tutti abbiamo visto. E poi c'è il grande filone naturalistico-documentaristico». Percbé lei dice che il governo della scienza è cruciale per lo sviluppo della nostra stessa democrazia? "La scienza dal '600 si è proposta come una forma di conoscenza autonoma, estraibile ed astraibile da contesti e riferimenti di tipo etico, metafisico, teologico, politico. Per questo spesso oggi viene considerata e proposta come un tribunale imparziale, "neutro", La modernità ha privilegiato il diccorso sui vari aspetti al discorso sul bene: a ogni avanzamento della scienza corrisponderebbe una ricaduta tecnologica in grado di provocare automaticaeante un progresso della qualità della vita umana.» Futuro, invece, non sempre è sinonimo di progresso. «Entro certi limiti questa dinamica ha funzionato. Ma da qualche decennio - pensiamo alla bomba atomica, a Chhernobyl, al cambiamento climatico in atto - questa "neutralità" è in discussione. Oggi la Scienza non può più essere un'istituzione sociale indipendente: va riconosciuta nel suo carattere sociale, bisogna includerla nelle regole della democrazia. E parlando di democrazia non intendo il prevalere del giudizio di una maggioranza, ma il fatto di non assumere come privilegiato nessun linguaggio - neppure quello della scienza - senza sottoporlo al vaglio di una discussione critica svolta da diversi autori sociali". Lei all'interno del Partito domocralico é stato duramente criticato per queste posizioni, ad esempiu da Eugenio Scalfari. «Ciò che voglio sostenere non è un punto di vista antiscientifico o che aspiri a porre dei limiti aUa libertà della ricerca. Si tratta di creare uno spazio pubblico di discussione in cui a tutti i cittadini sia garantita una possibilità di intervento e di giudizio. Le risorse, naturali ed economiche, sono limitate: è dunque necessario assumersi la responsabilità di certe scelte, di certe priorità.» La scuola è attrezzata di frionte alla Scienza di oggi? «La questione dell'educazione è in primo piano anche in questo convegno. La scuola ha sempre avuto il compito di riequilibrare il possesso delle informazioni, di renderle più accessibili a tutti: in questo seuso nel nostro Paese ba svolto davvero una funzione di democratizzazione. Oggi molto spesso i contenuti sono di fatto accessibili alla magior parte dei cittadini. Ciò che manca sono le chiavi di lettura per comprenderli e organizzarli. Un poeta come Thomas S. Eliot si chiedeva quanta conoscenza perderemo con il progredire dell'informazione. Quanta sapienza perderemo con l'ampliarsi dolle nostre conoscenze. La scuola oggi ha soprattutto il compito di connettere informazioni che il bambino e l'adolescente spesso hanno, ma non sanno interpretare». Chi avete invitato a discutere queti temi? «Claude Fiscler. dirottore di ricerca presso il Cnrs, domani pomeriggio terrà una lectio magistralis sulle "Forme di interazione fra scienza, cultura e società". Piero Bassetti presidente deUa Fondazione Bassetti, commenterà in anteteprima i risultati del Rapporti Ue sulla comunicazinone della scienza nelle varie nazioni europee. Ascolteremo Giuseppe Longo dell'Università di Trieste, un matematico ed epistemologo di rilievo; Silvano Tagliagambe è un filosofo della scienza che assieme al premio Nobel Carlo Rubbia in Sardegna ha creato "Polaris". un importante Parco scientifico e tecnologico. Venerdì mattina parleranno Sergio Manghi, sociologo della conoscenza, e coordinerà il dibattito Agnes Allansdorrrit, psicologa e sociologa della scienza dell'Università di Siena. Chiuderemo con il resoconto di esperienze "sul campo": Mario Salvi, segretario scientifico di BurgamoScienza, ci racconterà ad esempio l'impatto comuninicativo di questa importante manifestazione che si svolge pruprio nella nostra città».