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Viviamo in una democrazia ibrida. Intervista a Ilvo Diamanti.

di Gabriele Giacomini [1], 14 Luglio 2017

Gabriele Giacomini intervista Ilvo Diamanti. Vicenza, marzo 2017.

Se il compito della democrazia è connettere i cittadini con il governo, allora i mezzi di comunicazione svolgono di necessità un ruolo importante nell'influenzare le forme della politica. Per questo motivo l'attuale democrazia, secondo Ilvo Diamanti, è ibrida. Perché associa le diverse forme di comunicazione: da quella storica, rappresentata dalla piazza, a quella che in Italia abbiamo conosciuto dagli anni '90 in poi, caratterizzata dalla televisione, a quella che è la democrazia legata al digitale e che ambirebbe a proporsi come "diretta", immediata. Diamanti non è un demonizzatore ma neanche un cantore della rete. Crede che internet sia uno strumento, che debba essere messo in relazione con i percorsi e i processi che normalmente hanno accompagnato le democrazie e che i suoi pregi o le sue virtù si concretizzeranno in base al modo in cui verrà utilizzato.


Questa è la prima di quattro interviste di Gabriele Giacomini sul rapporto tra democrazia e digitalizzazione della comunicazione.
1. Viviamo in una democrazia ibrida. Intervista a Ilvo Diamanti.
2. Oggi una piazza in cui incontrarsi tutti non esiste più. Intervista a Paolo Mancini.
3. La democrazia ha bisogno di élite. Intervista a Angelo Panebianco.
4. Internet è un nuovo strumento di partecipazione alla politica. Intervista a Gianpiero Mazzoleni.

Trascrizione

Gabriele Giacomini: È corretto sostenere che la fiducia dei cittadini nella politica è in calo da molti anni? Ilvo Diamanti: È vero, nel senso che il grado di fiducia nei partiti è ormai tra il quattro e il sei per cento, direi poco sopra il margine dell'errore statistico. Teoricamente ad avere fiducia potrebbe anche non essere quasi nessuno, perché il margine dell'errore statistico delle indagini è solitamente intorno al tre per cento. In Italia il grado di fiducia nei confronti dei partiti non è mai stato molto alto, non è mai stato troppo elevato perché l'anti-politica non è un'invenzione recente. Affonda le radici nella storia di questo paese, di questa società che ha sempre consumato il rapporto con lo stato e con la politica in termini di distacco. Oggi la fiducia è su livelli che più bassi di così non si può.

GG. I cittadini si allontanano eppure nascono nuovi partiti e movimenti politici. È un paradosso?
ID. Non più di tanto, anzi la nascita di nuovi partiti e movimenti politici può essere anche coerente con questa tendenza di crisi. La frammentazione e la frantumazione sono di fatto sintomi del non funzionamento del sistema politico. Peraltro dobbiamo distinguere tra la società da un lato e le cerchie della leadership e i militanti dall'altro. Questi ultimi sono sempre attivi e, proprio perché militanti, sono tendenzialmente conflittuali.

GG. La democrazia in cui viviamo non è più rappresentativa come la conoscevano nel'900 ma non è nemmeno diretta. Che cos'è?
ID. Ho scritto un testo un paio di anni fa dove parlavo di democrazia ibrida. In realtà la democrazia è strettamente legata ai media, cioè ai mezzi di comunicazione. Evidentemente la democrazia riguarda il rapporto tra la società e il governo, quindi la comunicazione è importante. Allora l'attuale democrazia associa le diverse forme di comunicazione: da quella storica, rappresentata dalla piazza, a quella che abbiamo conosciuto dagli anni '90 in poi, caratterizzata dalla televisione che ha segnato un modello di democrazia definita da Bernard Manin "la democrazia del pubblico". Infine, arriviamo a quella che è la democrazia legata al digitale. Una democrazia che ambirebbe a proporsi come "diretta", ovvero una democrazia senza mediazione, una democrazia immediata. Ma oggi un soggetto politico che vuole avere successo alterna e associa tutti questi strumenti. Cioè va in piazza, mobilita le piazze attraverso i tweet e attraverso i New media. E allo stesso tempo va i televisione, soprattutto perché la televisione è ancora il medium più consumato e più utilizzato dai cittadini.

GG. Per la politica internet è una occasione o una minaccia ?
ID. È un dato. Cioè internet è uno strumento che viene utilizzato. Dopodiché dipende da come lo si usa. Certamente il rischio è immaginare una democrazia senza più mediazione. Io sono un tradizionalista. Credo che il miglior modello di democrazia sia una democrazia che si serve dei mediatori, un'aristocrazia democratica, anche se sicuramente con molti controlli e con molti contrappesi. Ma una democrazia dove si chiamano tutti a discutere su tutto non è plausibile, non è possibile.

GG. Qualcuno ritiene si rischi una deriva populista.
ID. Il populismo non so cosa sia. Viene usato a proposito ma anche a sproposito. C'è un filosofo francese, Jean Leca, che dice che quando ci troviamo di fronte a discorsi e a soggetti di successo se ci piacciono sono popolari, se non ci piacciono sono populisti.

GG. Durante le cosiddette primavere arabe si è sottolineato il ruolo dei nuovi media, poi però le primavere si sono trasformate in inverni. Internet basta per fare politica?
ID. La politica ha bisogno dei percorsi e dei processi che normalmente hanno accompagnato le democrazie. La fine dei partiti come li abbiamo conosciuti, la fine dei cosiddetti partiti di massa mi preoccupa, non perché io sia un nostalgico dei partiti, ma perché ritengo fosse importante il loro radicamento nella società e il fatto che si occupassero della formazione e della selezione della classe dirigente. Oggi la partecipazione "diretta", quella offerta da internet, è un'opportunità, ma bisogna comunque ricordare che metà dei cittadini non utilizza internet. Sono le componenti sociali più anziane, magari meno istruite. Non hanno diritti come le altre anche queste? Bisogna che ci si rassegni a rivolgersi a loro attraverso la televisione, mentre i più intelligenti, i colti e i giovani utilizzano i new media? In generale internet e la rete trovano un loro posto soprattutto se questi strumenti vengono associati ad altri. Io non sono un demonizzatore ma neanche un cantore della rete. La rete è un'opportunità, è uno strumento, non è colpa della rete e di internet se le primavere arabe di sono trasformate in autunni e poi in inverni, e allo stesso tempo non sarà merito della sola rete se riusciremo a migliorare la qualità della nostra democrazia.

GG. Un auspicio per la politica che verrà.
ID. Io spero che l'impegno politico nuovo o vecchio esista ancora, che si riproponga e si riproduca in futuro.

Brevi profili biografici:

Ilvo Diamanti è Professore ordinario di Scienza Politica presso l'Università degli studi di Urbino "Carlo Bo", dove è direttore del Laboratorio di Studi Politici e Sociali (LaPolis). Insegna Régimes politiques comparés presso l'École Doctorale di Paris II, Panthéon-Assas. É editorialista del quotidiano "La Repubblica".

Gabriele Giacomini è Dottore di ricerca in filosofia della mente presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e l'Istituto Universitario di Studi Superiori di Pavia. Collabora con il Centro studi di Etica e politica del San Raffaele e con il Laboratorio di Ricerca sui Nuovi media dell'Università di Udine. La sua ultima pubblicazione è "Psicodemocrazia. Quanto l'irrazionalità condiziona il discorso pubblico" (Mimesis 2016).

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