30.12.05 |
Silvano Pedrollo: bisogna sognare per realizzare qualcosa | |
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![]() ![]() Alessandro Sinatra: Io ho ascoltato direi con emozione l'intervento di Silvano Pedrollo, notevole sia dal punto di vista del business sia dal punto di vista dei valori. Domanda dal pubblico: I prodotti che vi copiano hanno le stesse performance degli originali? Silvano Pedrollo: Inizialmente erano di qualità scadente, e per questo abbiamo avuto anche dei grossi problemi in particolare nei paesi arabi. Vi posso riportare al riguardo un episodio: un uomo che faceva la doccia è rimasto gravemente ustionato per la scarica elettrica causata dallo scarso isolamento del motore della pompa. Sono andato dal sindaco di Dubai e ho dimostrato che il prodotto non era nostro ma era un prodotto Pedrollo clonato di produzione cinese. Piero Bassetti: E proteggono i brevetti? SP: No. Ho provato in passato diverse volte a perseguire i produttori cinesi. Ma è molto difficile individuare anzitutto i produttori, perché al di sopra di essi ci sono delle società di trading, le uniche autorizzate ad esportare, che fanno clonare i prodotti occidentali da costruttori sempre diversi. Le stesse società di trading sono molto abili a cambiare velocemente ragione sociale e quindi sono difficili da individuare e perseguire. In Cina si copia di tutto, dalle motociclette Yamaha, alle medicine, ai profumi francesi, alle automobili (la Golf per esempio è copiatissima). Domanda dal pubblico: Secondo me sono convinti di non copiare. SP: Sì, posso confermarlo. Avevo organizzato un viaggio con l'obiettivo di visitare dei produttori che clonavano alcuni nostri prodotti. Ho visitato l'azienda il cui titolare era l'ingegner Ding, nella zona del Fuan, e mi sono subito reso conto che lui stesso era all'oscuro del reato che commetteva. Infatti mi aveva chiesto se aveva copiato bene le pompe e se avevo dei suggerimenti da dargli per migliorarne le qualità. Un altro aspetto che il nostro Paese e i nostri imprenditori devono affrontare con la dovuta preparazione e per tempo è il cambio generazionale. Ho due figli, una laureata in Economia e Commercio, l'altro in Ingegneria Meccanica. Entrambi hanno fatto anche un Master di tre anni al Politecnico di Milano. PB: Questa è un'innovazione, fare un'azienda ad hoc per il figlio. Bisognerebbe fare qualche corso ai padri per spiegarlo. Non credo siano tanti i genitori disposti a creare un'aziendina per i figli perché si misurino, perché la mentalità è un'altra. Ti mettono in azienda, magari sotto un impiegato bravo, di cui si fidano per vedere se hai delle attitudini. Questa tua idea è davvero interessante per responsabilizzare. SP: Responsabilizzare le persone fa crescere l'azienda. La mia azienda è composto da più business unit ed ognuna ha un responsabile, con mansioni di imprenditore. Io controllo, ma soprattutto stimolo e non dico mai di no alle proposte. Questo ha fatto sì che si creasse un circolo virtuoso straordinario che alimenta un flusso di innovazione continua. Domanda dal pubblico: Un neo laureato, che non abbia un'esperienza come la sua nell'officina di suo padre, non ha grandi competenze da portare in azienda. SP: Al contrario, oggi siete molto più preparati! Domanda dal pubblico: Ma abbiamo solo la teoria. SP: Abbiamo fatto una ricerca con la Confindustria: un neo laureato non rimane in azienda più di due - tre anni, poi cambia lavoro. All'inizio consiglio di volare un po' bassi, anche se le aspirazioni sono alte, perché non dimenticate che l'esperienza è l'altra parte che manca per essere completi. PB: Se uno ha maturato un'esperienza intellettuale maggiore, con la stessa quantità di pratica, impara più rapidamente. SP: E' vero. Un laureato, nei primi anni può trovare anche alcune difficoltà, anche perché le aspettative sono alte. Bisogna pazientare perché occorre tempo per acquisire la dovuta esperienza. Comunque la preparazione avuta vi porterà ad acquisire una rapidità maggiore nell'analisi dei problemi e nell'applicazione delle relative soluzioni. Quindi arriveranno anche le soddisfazioni. Alessandro Sinatra: Infatti il tentativo che si fa in università è quello di insegnare a imparare. La testimonianza che oggi ci ha dato Silvano Pedrollo è quella di una volontà inossidabile di imparare e investire sulla persona. Domanda dal pubblico: Secondo me, la nascita di un imprenditore è qualcosa che viene anche dal tecnico, perché dopo che uno ha un'idea deve anche saperla mettere in pratica ed è più facile che ce l'abbia una persona che abbia un background di esperienza pratica. PB: C'è stato qui Missoni che non aveva nessuna competenza a fare le tute. E' giusto quello che tu dici, ma ci sono anche delle differenze, dipende dal tipo di innovazione, dal tipo di sfida che uno raccoglie. Quello che maggiormente caratterizza gli imprenditori di successo è la grinta del volere fare le cose. Nell'imprenditore c'è formazione, pratica e grinta. SP: Le idee imprenditoriali possono nascere da chiunque. Per esempio Giovanni Rana non si era mai occupato di tortellini, poi con il figlio ha avuto questa idea imprenditoriale, supportata da una forte campagna di immagine e oggi è il re dei tortellini. L'idea imprenditoriale non è sempre tecnica, come nel mio caso, ma può essere di qualunque tipo, commerciale, finanziaria... Domanda dal pubblico: Molte aziende sfruttano la responsabilità sociale come nuovo business. Perché lei non lo ha fatto? O se lo ha fatto, non si vede. SP: Non lo abbiamo fatto per strombazzarlo a destra e sinistra, lo abbiamo fatto per coscienza e per un dovere cristiano. Alessandro Sinatra: Nei nostri corsi parliamo spesso dell'importanza dei valori come patrimonio dell'impresa, come strumento di sviluppo. Io sono particolarmente grato a Silvano Pedrollo per questa testimonianza vera, viva e vivace di questa situazione che è difficile spiegare in astratto. La lettura di questa testimonianza è sistematicamente ricca di questi valori, non solo nel sociale, ma nel credere alla possibilità di crescita delle persone, andare in giro e acquisire le persone qualitativamente migliori, voler controbattere alla concorrenza cinese sul piano del contenuto che vuol dire avere una struttura solidissima. PB: Pedrollo ha vinto il premio imprenditore dell'anno in Italia, poi è andato al premio mondiale e se non fosse stato che l'anno prima aveva vinto un italiano, avrebbe vinto. Noi abbiamo voluto portare qui alcune testimonianze che hanno caratteristiche di eccezionalità, però l'eccezionalità serve per capire la strada che si può percorrere. Il nostro Paese deve conservare la capacità di innovare attraverso gli imprenditori e per questo mi rivolgo a voi giovani. SP: Io ho sempre pensato di avere delle gambe lunghe per camminare e tanta volontà. Le cose nascono da sé, basta avere buona volontà e grande costanza. |
29.12.05 |
L'azienda secondo Silvano Pedrollo: la persona al centro | |
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La mia storia di imprenditore è iniziata nella piccola officina di riparazioni elettromeccaniche di mio padre. Per farmi guadagnare qualcosa mio padre mi affidava qualche riparazione. |
21.12.05 |
Silvano Pedrollo: rassegna stampa | |
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![]() Fondata nel 1974, Pedrollo SpA, è oggi azienda di riferimento a livello mondiale nel settore delle macchine per la movimentazione dell'acqua. L'Arena 25 novembre 2005 14 settembre 2005 Febbraio 2005 Dicembre 2004 Financial Express InfoManager L'Arena Verona Manager - Economia & Società 8 novembre 2001 |
20.12.05 |
Silvio Scaglia: con passione e impegno si realizza l'improbabile | |
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![]() Piero Bassetti: Rispetto alle lezioni precedenti, oggi c'è stato un cambiamento. Silvio Scaglia ha incarnato, nel suo discorso, i quattro tipi di innovazione da lui elencati. La sua vicenda, innanzi tutto, è densa dell'innovazione del primo tipo, l'innovazione incrementale: infatti ha raccontato di diversi problemi che si sono presentati, e quindi dei modi attraverso i quali i problemi sono stati affrontati, in vista di un miglioramento. Poi è stata affrontata l'innovazione scientifica, che per noi diventa innovazione soltanto quando la scoperta, il brevetto, hanno un'applicazione concreta. Poi abbiamo sentito l'innovazione imprenditoriale, cioè la scelta di fare un business di una certa idea: l'introduzione della business idea nel contesto storico in cui ci si trova. Domanda: In che momento di questo processo avete capito qual era la tipologia di customer care che dovevate realizzare, per cambiare il sistema che non dava buoni risultati? Quand'è che siete passati al customer care personalizzato di Fastweb? Silvio Scaglia: Era il 2003. Perché proprio in quel momento? Perché a quella data avevamo risolto dei problemi molto più impellenti. Il customer care è importantissimo, però se non funziona il servizio, oppure se non si riesce a scavare per portare il servizio, il cavo, fino al cliente, il problema del customer care non emerge, nel senso che rimane sepolto sotto problemi più grossi, dal product care, dal far funzionare la baracca. Ci abbiamo messo mano nel 2003, poi ci è voluto un anno per farlo funzionare, e ha cominciato a essere a posto dalla seconda metà del 2004. PB: Gismondi, la settimana scorsa, ci parlava del suo atteggiamento come della filosofia dell'I care. Oggi si parla di customer care. A volte, quindi, l'innovazione si basa sul care dell'imprenditore. Missoni e Gismondi per metà realizzavano loro stessi quell'innovazione che noi definiamo poiesis intensive. Invece qui, oggi, si sente il protagonismo del consumatore. In altre parole, non basta realizzare un bel sistema-luce che piace all'ingegnere che l'ha progettato e che riesce a trasmettere come in fondo Picasso riesce, con fatica, a trasmettere la propria poesia, anche se a volte a prima vista questa non viene colta. Qui c'è la necessità di leggere nel consumatore quelle che sono le sue vere preferenze, di prendersi cura del consumatore. Prof. Alessandro Sinatra: Innanzi tutto mi unisco ai ringraziamenti per questa testimonianza straordinaria. Silvio Scaglia: Non posso risponderle: "Con tanta fortuna"!? PB: Con quest'ultimo discorso hai toccato un discorso che noi, come Fondazione Bassetti, abbiamo difficoltà ad affrontare. L'idea, cioè, che l'innovazione non è la trouvaille, la scoperta, ma è quel misto di volontà e passione (tu stesso hai usato la parola "passione") che secondo me è la parte di "divino", per così dire, che c'è nell'innovazione. E' un tema totalmente inedito. Si tratta della presa di coscienza del fatto che l'innovazione non è soltanto "più sapere", e nemmeno "più potere", ma al limite è "più volere", in un atteggiamento di volontà acritico. E qui sta il grande fascino del mestiere di imprenditore. Domanda: Quando avrà identificato un nuovo progetto imprenditoriale, porterà con sé gli ingeneri con i quali ha creato Fastweb, svuotando questa azienda? Silvio Scaglia: Assolutamente no. Quando siamo partiti con Fastweb, alcune delle persone che lavoravano in Omnitel con me mi hanno accompagnato. Ma, in modo molto conscio, non ho preso le persone chiave. Vittorio Colao, che era direttore generale quando io ero amministratore delegato di Omnitel, sarebbe stata una persona che io avrei sognato di avere con me in Fastweb. Non gli ho proposto di venire con me in Fastweb perché c'era bisogno di lui in Omnitel. Come lui, tante altre persone. Ricordo ancora esplicitamente Paolo Galli, che poi divenne direttore generale di Omnitel. L'ultima cosa che si vuole è vedere andare male un'azienda che si ha contribuito a far nascere. Domanda: Dal punto di vista del capitale azionario, non ha paura che la sua uscita possa avere effetti negativi? Silvio Scaglia: Ci sono, naturalmente, dei pro e dei contro. Io ho annunciato in anticipo la mia intenzione di uscire proprio per dare tempo. L'azionariato di Fastweb è fatto prevalentemente da fondi, oggi soprattutto fondi anglosassoni. Ci sono fondi più adatti a situazioni imprenditoriali e altri più adatti a situazioni più stabilizzate di private company. In questo tempo dobbiamo gestire un cambiamento di azionariato, meno fund, più fondi pensione, un azionariato più in linea con la nuova fase, rispetto alla prima fase molto imprenditoriale. Cerchiamo di farlo bene, accompagnando questa transizione. Io ho preso l'impegno di non toccare nessuna delle mie azioni prima che questo processo sia definito. Riconosco che il problema che la domanda ha posto esiste, ma va gestito, e metto il mio portafoglio insieme a quello degli altri azionisti fino a quando non è gestito. Se si gestisce bene il problema, si crea maggior valore rispetto a prima. PB: Anche i manager sono uomini liberi. Questo è uno dei drammi di cui dovete avere consapevolezza ed è uno dei problemi del capitalismo moderno. Se andate a Silicon Valley lo vedete drammaticamente. Del resto, è il problema della scienza. Presto o tardi ci pentiremo di aver incentivato la trasformazione degli scienziati in imprenditori. Qualche volta, infatti, si perde un buon scienziato e si acquista un cattivo imprenditore. |
19.12.05 |
Silvano Pedrollo: il re dell'acqua |
![]() Innovazione, tecnologia e sensibilità per il sociale. Sono le parole chiave dell'imprenditorialità responsabile di Silvano Pedrollo, Presidente della Pedrollo SpA, che lunedì 19 dicembre 2005 sarà ospite all'Università Carlo Cattaneo-LIUC dalle 11.30 in aula C1.12. SILVANO PEDROLLO 1945 1970 1974 Oggi Silvano Pedrollo è Amministratore unico della Pedrollo SpA, con sede a San Bonifacio (VR), azienda leader mondiale della produzione di elettropompe per uso agricolo, civile ed industriale. I prodotti Pedrollo raggiungono 160 Paesi in tutto il mondo, con un export dell'80%. Silvano Pedrollo è anche titolare della Citypumps, azienda produttrice di elettropompe in acciaio inox (export 80%) e Amministratore unico della Linz Elèctric, azienda produttrice di generatori di corrente elettrica (export 50%). 1992 1995 2000 Silvano Pedrollo è inoltre stato Ambasciatore del Sovrano Militare Ordine di Malta nella Repubblica di Guyana (America del Sud) dal 2000 al 2003. Dal 2004 è Ambasciatore del Sovrano Militare Ordine di Malta nella Repubblica di Malta.
1990 1991 1993 1994 1995 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005
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18.12.05 |
Qualche domanda a Rosario Messina | |
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![]() Piero Bassetti: Quello che vogliamo far capire è che il problema dell'innovazione è estremamente complesso, è molto legato al ruolo dell'imprenditore e per questo è importante ascoltare le esperienze esistenziali e personali dei testimonials che abbiamo invitato qui alla LIUC. Come avete sentito da Rosario Messina, se c'è già uno schema, difficilmente c'è l'invenzione. Domanda: Dove producete i vostri prodotti? Rosario Messina: Il prodotto di qualità, prodotto con mano esperta difficilmente viene costruito fuori. Noi abbiamo una fabbrica in Canada e una in Giappone, ma non per risparmio di manodopera, ma perché la gente vuole le tre-quattro settimane di consegna e quindi è meglio produrre lì. Altre aziende producono in Cina perché vendono in Cina e vogliono essere competitivi con quel mercato. Domanda: Qual è il vostro target? RM: Il nostro target è trasversale. Noi ci siamo specializzati solo in un prodotto, il letto, quindi dobbiamo produrlo diversificandolo per le diverse esigenze. Non ne facciamo un problema solo di marketing di nicchia. Domanda: L'IKEA è un concorrente temibile? RM: L'IKEA esiste e va benissimo, ha una sua clientela, c'è una copia del nostro Nathalie a circa 500 euro, ma faccio tanti auguri a quelli che sono disponibili a dormire su una doga di legno larga 35 e con quei tessuti!
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16.12.05 |
Rosario Messina: innovare vuol dire usare il cervello e guardarsi intorno | |
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Venire qui per me è sempre un piacere, anche perché a stare con voi c'è sempre da imparare. Io ho incominciato a lavorare a 15 anni e mi sono diplomato a 24 mentre lavoravo, quindi non essendo riuscito nella vita a stare seduto nei banchi universitari, questo un po' mi manca. Oggi parliamo di innovazione: di grandi invenzioni ce ne sono solo due o tre in un secolo. Innovare o inventare vuol dire anche cambiare le cose che abbiamo ritenuto vecchie. Oggi ho il grande piacere di sedere accanto a Piero Bassetti: la Flou è nata in Bassetti. Quando Piero Bassetti disse che era meglio diversificare i canali distributivi, andando anche nel canale dei mobilieri, io stavo entrando in Bassetti dopo anni di esperienza maturati in B&B Divani, Rex Zanussi e Rinascente. Le più grandi innovazioni, secondo me, nascono guardando come ci comportiamo noi stessi. Ogni tanto porto con me oggetti che hanno una storia: oggi ho portato un nastro della Chanel. Quindici anni fa, la figlia di un manager che lavorava alla Superga Scarpe casualmente, vedendo il nastro che usavano alla Chanel per confezionare i pacchi, ne chiese alla commessa qualche metro. Due settimane dopo al negozio Chanel hanno dovuto togliere il nastro dalle confezioni perché la ragazzina, che andava in uno dei più importanti licei di Milano, lo aveva usato al posto delle stringhe bianche e tutti i ragazzini erano andati al negozio a chiedere il raso dei pacchetti per farsi le stringhe delle scarpe. Innovare vuol dire semplicemente usare il cervello e guardarsi intorno, osservando come ci comportiamo noi stessi, notando le esigenze che hanno le persone, anche perché l'innovazione, la ricerca, l'inventiva servono fondamentalmente a migliorare la qualità della vita. Se una cosa non ha qualche funzionalità aggiunta rispetto a quella che uso già, non ho motivo di comprarne un'altra. Inoltre bisogna presentare la cosa giusta al momento giusto. Bisogna conciliare funzionale e emozionale: per questo mi sembrava indispensabile il design per inventare il letto per il piumone, quindi chiamai Vico Magistretti. Come succede, le cose geniali nascono in mezz'ora: lui mi chiese che ci fossero solo un letto, un materasso e un pezzo di legno che facesse da testata, un paio di piumoni e lenzuola. Arrivati nella fabbrica di Meda, lui fece una manovra molto semplice: mise un piumone sul letto e un altro a cavallo della testata, così che la testata fosse la continuazione del piumone. Pensando che il guanciale rimanesse alla polvere, si è poi trovato il modo di metterlo sotto, nascosto. Oggi è un momento in cui l'offerta supera la domanda, quindi bisogna fermarsi a pensare. Abbiamo la fortuna di essere in Italia, il Paese più creativo al mondo, una creatività che non è riproducibile perché ce l'abbiamo nel DNA. Quando è stato creato il mondo ad alcuni è stato dato l'uranio, ad altri il petrolio, all'Italia la creatività! Quello che noi abbiamo in Italia è la ricchezza data dalle nostre aziende con il nostro marchio e la potenzialità di poter sviluppare il marchio. E questo è un patrimonio impressionante che non è dato solo dallo stato patrimoniale, dagli utili, ma dall'importanza del marchio. Oggi mancano i manager preparati, anche perché siamo stati troppo ben abituati. Per vent'anni, anche nella mia azienda, con l'incremento del 30-40% l'anno, che strategie bisognava fare? L'unica strategia era raccogliere gli ordini, produrre e consegnare. Ecco perché magari oggi sono più bravi di noi i cinesi o gli indiani: la necessità aguzza l'ingegno. Dietro l'angolo c'è un'opportunità sconvolgente di lavorare, ma bisogna avere anche un po' di voglia! Gli ultimi venti, trent'anni ci hanno abituato al benessere, ma oggi la manna non cade più dal cielo! Nella mia azienda cerco di creare un ambiente piacevole che sia di per sé fonte di creatività, facendo vivere i dipendenti in un bell'ambiente di lavoro. Avere un atteggiamento positivo favorisce la creatività nel costruire e nel presentare i prodotti. Si è sempre fatta la differenza tra il design industriale e quello filosofico: io, essendo un commerciante, mangio solo design industriale e quindi se di un pezzo non ne faccio almeno mille copie vado in fallimento. Altre aziende invece se ne fanno più di cento esemplari si sentono svilite. E questo perché il design è stato sempre visto come qualche cosa di esclusivo, per l'élite. La soluzione che ha datola Swatch , per esempio, non è legata solo all'orologio, ma anche al design venduto a 30 euro, così il design diventa alla portata di chiunque, è trasversale. La genialità di un'innovazione è data anche dal saperla comunicare. Oggi noi abbiamo un grosso dramma a livello della distribuzione: i commessi parlano poco, non dicono niente ai clienti, si presentano senza un dépliant in mano, quando il cliente va via non lasciano neanche un biglietto da visita. Sono stati abituati male dal fatto che fino a sette-otto anni fa il cliente arrivava in negozio quasi pregando di avere un letto, perché la domanda superava l'offerta. Oggi il problema si è ribaltato. L'Italia e l'Europa non potevano comprare mobili per cent'anni, è dal 1940 che si vendono mobili. Oggi si vende all'estero, in Giappone, America, Cina, Russia, Sud Africa, Brasile, Venezuela. Questi per noi sono i Paesi emergenti. In realtà, l'innovazione non è neanche inventare sempre qualcosa di nuovo: il nostro letto Nathalie nel 1978 era unico, oggi nel listino presentiamo venti modelli, varianti diversi di Nathalie. L'innovazione deve anche arrivare al momento giusto nel posto giusto: la Flou è nata in Bassetti, quindi c'era già cosa mettere sopra i nostri letti imbottiti, era la biancheria Bassetti. E' importante anche l'incontro tra varie esperienze, varie persone come è successo nel nostro caso. Inoltre non bisogna solo guardare il proprio settore, ma capire le esigenze di un mercato più vasto, vendendo non solo il prodotto, ma anche il servizio. |
14.12.05 |
Silvio Scaglia: FASTWEB, innovazione del quarto tipo |
I quattro modi di innovare Quando penso all'innovazione, ne vedo quattro grandi categorie. L'altro tipo di innovazione che è molto semplice da classificare è quella che si fa nelle università, nei laboratori, che poi produce in genere i brevetti dai quali eventualmente possono nascere prodotti o aziende. Questi laboratori possono essere all'interno delle università oppure all'interno delle aziende: è il budget di ricerca delle aziende. E' ciò che si dice che in Italia manchi molto. E' un'innovazione particolarmente difficile da gestire; lavora su tassi di successo molto bassi. I due livelli intermedi di innovazione sono più a portata di mano. Il primo è l'innovazione di business-system: si lavora in un mercato esistente, con prodotti e tecnologie esistenti, ma si innova il modo di gestire un'impresa all'interno di questi prodotti e mercati. C'è un quarto tipo di innovazione, che è quello che ci ha dato modo di far partire FASTWEB. E' un tipo di innovazione più tecnico, meno scientifico, che parte a valle del laboratorio perché si basa su prodotti che incominciano ad esserci, nell'ambito di una transizione tecnologica che ha una sua precisa collocazione temporale, in una finestra precisa: fatta troppo presto, o troppo tardi, non sarebbe stata possibile. L'innovazione di FASTWEB Nel caso di FASTWEB, la transizione tecnologica è stata quella delle reti IP, le reti Internet-Protocol dei router. Oggi Fasweb può fornire in real time bandwith on-demand a un'azienda, a un computer che lo richiede, fino a Giga-bit al secondo, in tempo reale. Dieci anni fa, per dare un termine di paragone, le linee di connessione tra i maggiori operatori al mondo erano di 155 mega bit al secondo. Nel 1999 alcuni servizi, tra cui la telefonia, potevano ormai essere gestiti con logiche di mercato, e non più secondo la logica dello Stato-imprenditore, una logica ormai superata. In un clima di "corsa all'oro", dopo la liberalizzazione del mercato, ma prima dello sbum della bolla, quella di FASTWEB era la 315a richiesta di licenza per telecomunicazioni di rete fissa. C'erano quindi le condizioni favorevoli del mercato, ma c'era soprattutto quella finestra "fatata" rispetto alla maturazione della tecnologia. Il 2001 e il 2002 furono anni molto difficili perché riuscimmo a far funzionare questa tecnologia, ma le difficoltà tecniche erano frequenti, il sistema era giovane e scricchiolava parecchio. I problemi erano dovuti per la maggior parte a problemi di inter-operatività tra i router, i cui software non erano progettati dalla Cisco tenendo conto delle necessità di una rete di questa complessità. L'altro grande problema sono stati gli scavi nelle strade, necessari per collegare tutti gli edifici. Una sfida alla quale inizialmente non avevamo pensato è che una azienda che offre servizi di questa complessità, che offre telefono, connessione a banda larga, televisione... deve avere un customer care adeguato; non basato, come succede nel campo delle comunicazioni, sul minimizzare i costi della singola chiamata, ma sul minimizzare i costi di risoluzione del problema. Questo ci ha condotti a creare il nostro personale, selezionato con rigore e formato all'interno dell'azienda, in grado di rispondere efficacemente ai problemi dell'utenza. Diversamente dall'inizio, oggi il nostro customer care è un elemento di forza dell'azienda ed è coerente con la nostra offerta. Sono passati 6 anni dal momento in cui siamo partiti con FASTWEB. Il futuro di Silvio Scaglia e di FASTWEB Dal mio punto di vista, quindi, inizio a vedere FASTWEB come vedevo Omnitel nel 1999: da un punto di vista di business mi sembra che il business case sia dimostrato, che funzioni, da un punto di vista tecnologico funziona, è accettato, l'azienda è solida, ha un team di manager molto forte... sento quindi il bisogno di fare delle nuove cose. Ci sono tre alternative possibili, tra cui è necessario scegliere quella che crea maggior valore per l'azienda. La prima è che FASTWEB continui come azienda indipendente, come public company quotata in borsa, senza azionisti dominanti, basandosi come molte aziende nel mondo, e poche in Italia, sulla fiducia dei mercati finanziari. La seconda opzione è che subentri qualche altro socio di riferimento al mio posto. La terza opzione è che ci sia qualcuno che compri Fastweb nel suo complesso. |
13.12.05 |
Rosario Messina e Flou: rassegna stampa | |
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![]() Fin dalla sua costituzione Flou ha basato la propria strategia su un concetto innovativo: produrre letti di design con un ottimo rapporto prezzo-qualità, moderni, funzionali, capaci di trasformare la camera da luogo chiuso e quasi inaccessibile in un ambiente aperto e colorato, offrendo al consumatore il miglior modo di dormire, nella consapevolezza che dormire bene aiuta a vivere meglio. Ottobre 2005 Ottobre 2004 Settembre 2004 Settembre 2004 Aprile 2004 Ottobre 2003 Novembre 2002 |
11.12.05 |
Silvio Scaglia e Fastweb: rassegna stampa | |
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![]() A partire dal 1 dicembre 2004 FASTWEB è il nuovo nome di e.Biscom in seguito alla fusione con la controllata FastWeb, società operativa focalizzata sullo sviluppo e sulla fornitura di servizi di telecomunicazione a banda larga in Italia. La rassegna stampa qui proposta raccoglie alcuni articoli che ripercorrono, dal 1999 ad oggi, le tappe più significative della "scommessa innovativa" di Silvio Scaglia. Sette. Corriere della Sera Affari&Finanza Il Sole 24 ore Il Secolo XIX Time Corriere della Sera La Stampa Il Sole 24 Ore CorrierEconomia La Repubblica - Affari&Finanza Il Sole 24 Ore Giornale di Sicilia Corriere della Sera |
10.12.05 |
L'innovazione collettiva di Silvio Scaglia e la nuova cultura del dormire di Rosario Messina |
![]() Telefono, internet e televisone su 6 mega di banda larga: questa è la scommessa triple play di Silvio Scaglia che ha portato FASTWEB nelle case di 700 mila italiani. Una vera innovazione collettiva.
1958 1983 Silvio Scaglia inizia la sua carriera come consulente per McKinsey & Co e Bain per poi passare in Piaggio come Senior Vice President per le attività extra-europee. 1995-1999 1999 2003 2004 |
English version![]() Eleganza, raffinatezza, funzionalità e design: queste le parole chiave del successo di Flou, l'azienda fondata nel 1978 da Rosario Messina, che ha inventato una nuova "cultura del dormire", conquistando la leadership internazionale del settore.
1942 Primogenito di cinque fratelli, alla guida della famiglia dopo la prematura scomparsa del padre, prosegue gli studi per diplomarsi e contemporaneamente entra giovanissimo alla Rinascente di Catania, dove assume cariche di sempre maggior rilievo. Nei primi anni Settanta, dopo qualche anno trascorso a Catania come direttore della Filiale Zanussi, all'epoca la più importante azienda italiana di elettrodomestici, accetta l'invito di trasferirsi in Lombardia dove, in tempi diversi, assume la direzione commerciale di due tra le maggiori industrie del mobile. Le significative esperienze maturate nel settore gli permetteranno di manifestare appieno le sue non comuni doti imprenditoriali quando collaborerà con Bassetti allo sviluppo di un nuovo concetto di applicazione del tessile nell'arredamento. 1978 Premi e riconoscimenti: 1996 1997 2000 2002 2005 Particolarmente prestigioso è il ruolo che ricopre dal 1999 come Presidente del Cosmit, il comitato organizzatore del "Salone del Mobile di Milano", "Euroluce", "Eurocucina", "Eimu", "Sasmil", "Salone complemento", "SaloneSatellite". Nel giro di pochi anni Messina ha dato un importante contributo strategico alla visibilità e al prestigio delle più importanti fiere internazionali del sistema "Legno-Arredo", concentrato soprattutto sul Salone del Mobile, evento che in aprile attira a Milano oltre 180.000 addetti ai lavori e 3.000 giornalisti provenienti da tutto il mondo, consolidando il ruolo della città come "capitale del design". Il profilo professionale di Messina si avvale inoltre della partecipazione a convegni e conferenze in Atenei e Facoltà Universitarie, dove è spesso richiesto di presentare la "case history" Flou. |
07.12.05 |
L'antropologia della luce: the human light di Artemide | |
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![]() Piero Bassetti: Se è più immediato capire la bellezza di una lampada, che cosa fa invece la bellezza di un sistema di illuminazione? Come siete passati dalla lampada al sistema luce? Ernesto Gismondi: Per sistema luce intendiamo che ci sono delle situazioni di illuminazione che vanno oltre la lampada sul comodino. Quando si devono illuminare degli spazi pubblici, dove ci sono situazioni mutevoli e bisogna creare particolari effetti, dobbiamo offrire un progetto ben determinato. Il sistema nasce quando si va ad analizzare i bisogni, introducendo determinati parametri e stabilendo come si modifica la luce durante la giornata in un determinato spazio. PB: Chi è in grado di valutare con competenza il valore e l'efficacia di un sistema luce? EG: Ci sono i lighting consultant che hanno esperienza e possono fare queste valutazioni. Le nostre controparti per i sistemi luce sono gli architetti e i migliori sono quelli che fanno sia building sia interni, perché non puoi progettare prima i muri e poi riprogettare l'interno. PB: Il consumatore si accorge di queste nuove possibilità? EG: Anche all'interno di un'azienda, sia per questioni di normative, sia per richiesta dei dipendenti, c'è la richiesta di una luce giusta, che non sia stancante. E' stato dimostrato, e noi l'abbiamo studiato, che dopo una giornata di lavoro in uno di questi luoghi sigillati, in cui c'è solo luce artificiale, al momento del contatto con la luce naturale si hanno problemi alla vista per 20-30 minuti. Se c'è questo tipo di problema, noi dobbiamo cercare di risolverlo con un sistema che, magari, mezz'ora prima dell'uscita modifichi le luci per abituare l'occhio alla luce esterna. Noi abbiamo studiato a fondo il problema dell'illuminazione per l'uomo e in particolare l'illuminazione della casa. Oggi le necessità in una casa sono molto più grandi di una volta: abbiamo studiato, con gruppi di ricerca formati da medici e psicologi, quali erano le reciproche interazioni tra la luce, l'uomo, il suo modo di sentire e il colore. Quando prendi questi parametri e li metti insieme ti accorgi che devi regolare il tutto in maniera opportuna. Il nostro lavoro, la nostra innovazione, è questo: andare a scoprire i bisogni che in realtà le persone hanno già. Noi creiamo le macchine che rispondono a questi bisogni e le vendiamo benissimo! PB: Gismondi parla della luce in modo diverso da come potrebbe parlarne uno di noi, ma sentendo queste cose mi accorgo di quanto sono vere. Questa è l'innovazione: vai alla ricerca di un bisogno inespresso e gli corrispondi. Domanda: Artemide è presente nei paesi nordici, dato che là l'esigenza è forte, visto che vivono per molti mesi al buio? EG: Per noi è un grosso mercato, anche perché tengono la luce sempre accesa e perché hanno la necessità di non suicidarsi. Per questo noi progettiamo degli apparecchi appositi, che per noi sono abbastanza normali, che ha |