Sole 23 Ore (Nòva), 6 aprile 2006 Come smascherare le bufale e farle fruttare di la.ri --------------------------------------------- Come valutare le nuove teorie rivoluzionarie? Fisici, matematici, ricercatori d'ogni genere, redattori di riviste specializzate e persino di riviste generaliste sono spesso contattati da persone che dichiarano di avere elaborato la dimostrazione di un grande problema irrisolto, o una teoria straordinariamente nuova, in grado di far vacillare le precedenti, o di spiegare fenomeni ancora misteriosi, un'idea così nuova. e destabilizzante che nessuno l'accetta. Teorie unificanti, teorie universali, teorie testa d'ariete, la fantasia non ha limiti, e nel giro di pochi secondi - ancor prima di poter elaborare una strategia di difesa - ci si trova in mano un enorme malloppo di pagine e sulla coscienza un peso ancora più grande: prendere seriamente in considerazione il genio sedicente, con tutta la fatica e la perdita di tempo che comporta, o lasciarsi alle spalle un possibile genio incompreso. Così c'è chi ha cercato di difendersi con una strategia preventiva, e chi invece della ricerche strampalate ha creato un business. Navigando sul sito dell'Università di Bologna, ad esempio, si può trovare una pagina curiosa (www.dm.unibo.it/-ferri/hm/dilettanti.htm) che inizia con: "Matematici dilettanti, per favore leggete qui". Dopo questa preghiera, Massimo Ferri, professore nel medesimo ateneo, fra ironia e cortesia, fa l'identikit del matematico dilettante (dove dilettante non vuole avere un'accezione negativa, il grande Fermat - dice - era un magistrato): "Normalmente si presenta in tono dimesso, dichiarandosi interessato a sapere dove si annidi l'immancabile errore del suo argomento". E, sottolinea Ferri, finora nella sua esperienza l'errore è stato proprio immancabile. Segue una descrizione degli errori più frequenti e della reazione tipica del matematico dilettante: "Dopo molto tempo e fatica individuo l'errore. A questo punto normalmente il tono dimesso lascia il posto all'indignazione, al disprezzo per la ristrettezza mentale dell'accademia, alla sufficienza del genio incompreso, se non addirittura al sospetto del tentato furto di idee". Dopo questo sfogo Ferri spiega la prassi corretta: rivolgersi a una rivista specializzata. Così, almeno lui, è salvo. John Baez, invece, è un fisico matematico dell'Università della California, cugino della più nota Joan Baez, cantautrice americana. Pure lui ha acquisito una certa popolarità, non solo per i suoi studi sulla gravità quantistica ma, tra i goliardi frequentatori del web, anche per aver sviluppato il Crackpot Index (http://math.ucr.edu/home/baez/crackpot.html), che può essere tradotto come indice delle assurdità. Trattasi di un semplice metodo di valutazione per classificare i potenziali contributi rivoluzionari alla fisica. Eccone un breve estratto: si parte con cinque punti di cortesia, bisogna aggiungere due punti per ogni considerazione chiaramente vacua e tre per quelle logicamente inconsistenti. Cinque se vengono utilizzati esperimenti complessi che contraddicono i risultati di esperimenti oramai largamente accettati. Altri cinque punti per ogni citazione di Einstein, Hawkins e Feynmann e per ogni parola scritta maiuscola. Dieci punti per ogni nuovo termine che viene inventato, senza che sia data un'adeguata definizione, altrettanti se si inizia la descrizione della teoria spiegando per quanto tempo ci si è lavorato sopra, e per chi dice che una teoria ben accettata è dopotutto "solo una teoria", come se questo fosse un punto a suo sfavore. O, ancora, per chi dice che la teoria corrente che si vuole scardinare è in grado di predire correttamente i fenomeni, ma non spiega perché questi accadano, o quale sia il loro meccanismo. Dieci punti se si dice che il proprio lavoro è l'inizio di un nuovo paradigma, e dieci punti se ci si paragona a Einstein. Venti se ci si paragona a Newton o se si pensa di meritare il Nobel. Trenta se si sostiene che Einstein. alla fine della sua carriera stava proprio giungendo a conclusioni simili. Galileo, e il riferimento a una sorta di inquisizione contemporanea vale 40 punti. Cinquanta, infine, per chi assicura di avere una teoria rivoluzionaria, ma non dà alcuna concreta previsione che è possibile sperimentare. C'è poi chi delle idee strampalate ha fatto un business, dai celebri "Annali della ricerca improbabile" (www.improb.org), che ogni anno generano gli esilaranti premi igNobel e che oramai producono libri, magazine, newsletter e spettacoli, a più caserecci diari online, come quello tenuto dall'astronomo Philip Plait (www.badastronomy.com) che assicura: "Con i guadagni della pubblicità sul mio blog ho quasi un doppio stipendio". Del business fa parte anche chi per lavoro smaschera bufale. E' il caso del comitato scientifico Usa per lo studio delle affermazioni del paranormale (www.csicop.org) e dell'equivalente italiano Cicap (www.cicap.org).