Sole 24 Ore (Nòva), 6 aprile 2006
Genio e misuratezza
di Guido Romeo
------------------------------------

Il progresso scientifico è un'alternanza di rompicapi risolti e di 
scoperte rivoluzionarie che spesso prendono in contropiede gli stessi 
ricercatori. Cosa direste, ad esempio, se vi spiegassero che 
l'Universo non è fatto di punti, ma di minutissime stringhe che 
vibrano come le corde di un violino, che lo spazio non ha tre 
dimensioni ma dieci, e che il tempo è cominciato molto prima del Big 
Bang?
Non si tratta di fantasie, ma della teoria delle stringhe proposta 
alla fine degli anni Sessanta dall'italiano Gabriele Veneziano. 
Sembrava un'eresia, ma per molti oggi è la base di una seconda 
rivoluzione copernicana in grado di disegnare un nuovo modello del 
Cosmo.
«Nel 1968 l'idea di un Universo fatto di stringhe non fu accolta 
esattamente a braccia aperte - spiega Veneziano, docente presso il 
Collège de France a Parigi e ricercatore al Cern di Ginevra -, ma la 
reincarnazione attuale della teoria, le superstringhe, cerca di 
riconciliare la nostra descrizione del mondo microscopico tramite la 
teoria dei quanti con quella dell'intero Universo secondo la teoria 
di Einstein, per spiegare, in un sol colpo, le regole che governano 
sia il mondo microscopico che quello macroscopico».
È ciò che molti chiamano la "teoria deI tutto", un pezzo di fisica del 
XXI secolo precipitato nel XX e che continua a produrre innovazioni. 
«Le ricadute più rilevanti - spiega Veneziano - risiedono nel campo 
della matematica, dalla topologia alla geometria, ma anche nel 
progettare nuovi esperimenti come quelli che inizieranno tra 18 mesi 
nell'acceleratore Lhc del Cern, e che potrebbero portare a scoperte 
sensazionali come l'esistenza di dimensioni supplementari dello 
spazio».
Scoperte e invenzioni rivoluzionarie, in grado di spostare radicalmente 
i paradigmni delle nostre conoscenze, avvengono più spesso nella 
ricerca di base, ma non solo. NeI 1996, per spiegare la propagazione 
del morbo della mucca pazza che aveva messo in ginocchio l'industria 
zootecnica, Stanley Prusiner, neurologo dell'Università della 
California a San Francisco, suggerì che la malattia non fosse 
provocata da un virus, ma da un fenomeno allora contrario a tutti i 
postulati della biologia: proteine che alteravano altre proteine. 
L'intuizione si dimostrò corretta e gli studi dello scienziato 
americano, Nobel per la medicina nel 1997, hanno permesso di mettere a 
punto nuovi test diagnostici per gli animali e per l'uomo.
Le idee innovative non portano però sempre riconoscimenti, almeno non 
immediatamente. Nel 1921 Albert Einstein, ad esempio, ricevette il Nobel 
non per la teoria della relatività che ha cambiato la fisica moderna, ma 
per i suoi lavori sull'effetto fotoelettrico. Più recentemente, 
all'inizio degli anni 90, l'americano Craig Venter propose agli altri 
ricercatori dell'Istituto superiore della sanità statunitense (Nih) , 
dove lavorava, di dimezzare i tempi di sequenziamento del genoma umano 
con la sua metodologia di "shotgun-sequencing" letteralmente 
"sequenziamento a fucilate"), ma James Watson, Nobel per la scoperta 
della doppia elica nel 1954, liquidò il progetto come «degno di un 
branco di scimmie».
Venter, però, non si diede per vinto. Si lanciò nella corsa al genoma 
come unico privato, in aperta concorrenza con le centinaia di laboratori 
finanziati dai governi di tutto il mondo. Nel 2001 scrisse il suo nome 
accanto a quello di Francis Collins, direttore del progetto di 
sequenziamento pubblico, per firmare, con 14 anni di anticipo sui tempi 
previsti, il primo grande risultato deI millennio: il completamento della 
sequenza  del genoma umano.	
Un'intuizione di business non solo scientifica: le azioni della CeIera 
Genomics di Venter moltiplicarono per 20 il loro valore, permettendogli 
di finanziare le sue nuove ricerche sui microrganismi che vivono in 
ambienti estremi, dalle profondità oceaniche alle caldere dei vulcani, a 
caccia di molecole che potrebbero produrre nuovi farmaci.
Questi "spostamenti di paradigma" che l'epistemologo Thomas Kuhn ipotizzò 
alla base di ogni rivoluzione scientifi­ca, non sono però validi per 
sempre ­la scienza è dinamica - né assimilati immediatamente da tutti.
Ecco perché l'attività di misurare i risultati della scienza va 
considerata a sua volta come una scienza. È necessaria: per esempio per 
valutare dove concentrare i finanziamenti alla ricerca o per conoscere 
quali sono gli scienziati più credibili. Ma è anche pericolosa: perché 
qualunque criterio di valutazione rischia di diventare un criterio 
omologante. Impedendo di riconoscere e sostenere i filoni di ricerca 
più innovativi.