il Riformista 11 settembre 2006

L'Europa punta sulle nanotecnologie, ma non trascura il controllo etico 
di Alessia Vincioni

Creare sinergie tra esponenti  del mondo scientifico per contribuire allo
sviluppo delle nanobiotecnologie in Europa. E' questo l'obiettivo principale 
di Nano2Life, la prima Rete di eccellenza europea nata grazie al sostegno 
della Commissione nell'ambito del Sesto programma quadro. Istituita nel 2004 
con un finanziamento di oltre 13 miliardi di euro, Nano2Life conta al suo 
interno 23 protagonisti europei del settore nano e biotecnologico e 31 membri 
associati provenienti anche da Paesi extra-europei quali America 
settentrionale, Australia, Corea del sud e Giappone, con un numero 
complessivo di circa 700 scienziati.
Come spiega in una recente intervista Patrick Boisseau, coordinatore del 
progetto, la nanobiotecnologia è un'area interdisciplinare che coinvolge 
materie molto diverse tra loro: dalla biochimica alla fisica, dalla medicina 
all'informatica. Non esiste un luogo o un centro abbastanza grande al mondo 
- continua Boisseau - in grado di raccogliere tutte queste discipline in un 
unico posto. La grande sfida di Nano2Life consiste nell'offrire a un ampio 
gruppo di scienziati la possibilità di lavorare insieme, dialogare, 
confrontarsi e comprendersi reciprocamente per creare le condizioni necessarie 
allo sviluppo delle nanobiotecnologie, superando il problema della 
frammentazione degli operatori europei del settore, evitando la duplicazione 
dei lavori e migliorando il trasferimento tecnologico alle industrie.
Tra i partner sono presenti alcune grandi aziende e tre strutture ospedaliere 
ma Nano2life è composta, soprattutto, da piccole e medie imprese. Insieme 
hanno concordato un Programma congiunto di lavoro, che focalizza l'attenzione 
su tre attività centrali: l'incubazione di progetti comuni di ricerca, ad 
esempio incontri di brainstorming e appoggio finanziario a miniprogetti; la 
creazione di una rete di risorse intellettuali e tecniche, con la mappatura 
delle strutture tecniche e delle conoscenze (know-how) presenti in Nano2Life; 
l'istruzione e la formazione del pubblico, dei politici e degli scienziati 
attraverso la preparazione di un curriculum di studi nanobiotecnologico, oltre 
che di programmi di addestramento tecnico e d'insegnamento elettronico.
Nano2Life intende realizzare un'integrazione duratura tra tutti i partner che 
consenta di gettare le basi per un Istituto europeo di biotecnologia, un 
centro di eccellenza scientifica orientato alla comprensione dei processi 
esistenti su scala nanometrica e all'applicazione di queste nuove tecnologie 
nel trattamento di malattie, nella salvaguardia dell'ambiente, nella sicurezza 
alimentare.
L'impatto di tali applicazioni può far emergere questioni di carattere etico. 
Per questa ragione, Nano2Life ha istituito, al suo interno, un Comitato etico 
composto da esperti provenienti da diversi settori - biotecnologico, chimico, 
umanistico, antropologico, sociologico, legale, religioso, - che ha 
l'obiettivo principale di stabilire un dialogo con gli scienziati e di 
informarli sulle possibili implicazioni etiche e sociali legate al lavoro che 
svolgono e su quelle che potrebbero nascere in futuro. Nano2Life è l'unica 
rete ad avere questo tipo di comitato etico che tiene sotto controllo le 
applicazioni sconosciute e cerca di monitorare, fin dalle prime fasi di 
sviluppo, i progetti che coinvolgono direttamente pazienti o implicano 
l'impiego di materiale umano come tessuti, cellule o Dna. Il Comitato, tra 
l'altro, ha ottenuto anche il riconoscimento da parte del Gruppo europeo 
sull'etica nella scienza e nelle nuove tecnologie, formato da esperti nominati 
dalla Commissione Europea.
La sua presenza è un segno tangibile della volontà di Nano2Life di tenere in 
considerazione i timori che possono nascere nell'opinione pubblica in merito 
alle nuove tecnologie e prevenire una eventuale resistenza prodotta dalla 
violazione di standard etici e sociali. Gli scienziati, infatti, soprattutto 
quelli che sviluppano nuove tecniche, spesso non si rendono conto di quali 
potrebbero essere le reazioni all'applicazione della loro tecnologia.
Da quando è stato istituito, il Comitato definisce le tematiche etiche 
legate alla nanobiotecnologia, educa i ricercatori all'etica e cerca di 
accrescere la consapevolezza dell'opinione pubblica su tematiche etiche 
riferite al settore. A questo proposito, Patrick Boisseau ha dichiarato che 
per non creare gli stessi scenari emersi con lo sviluppo degli organismi 
geneticamente modificati ed evitare la nascita di timori infondati, è 
fondamentale informare il pubblico sui rischi e i benefici delle nuove 
tecnologie.